La guerra tra Usa, Israele e Iran continua a pesare sui voli da Malpensa. Sulle rotte cargo contrazione a due cifre
A tre settimane dall'avvio della guerra le relazioni verso il Golfo Persico sono ridotte a un volo giornaliero solo sulle principali destinazioni. La riduzione pesa anche sulla manifattura, come mostra il caso Ferrari
La guerra che contrappone gli Usa e Israele all’Iran, arrivata al ventesimo giorno di ostilità, continua a pesare sui collegamenti aerei. Con due terzi circa dei voli verso l’area del Golfo cancellati da Malpensa, mentre a livello mondiale c’è una nuova contrazione da parte di molte compagnie.
Ma anche sulle rotte cargo c’è una contrazione significativa, con una riduzione a due cifre (a livello internazionale e a Malpensa) delle spedizioni sulle rotte verso il Golfo Persico (foto: spedizione di Ferrari da Malpensa per l’Arabia Saudita, 2021).
Il quadro complessivo sulle relazioni che riguardano Malpensa non è particolarmente cambiato nelle ultime due settimane, con le connessioni ridotte per lo più a un solo volo per le destinazioni principali.
Se prendiamo ad esempio i voli di venerdì 20 marzo sono stati cancellati due voli su Doha di Qatar, due su Abu Dhabi di Etihad, due su Dubai di Emirates, nonché il volo su Manama di Gulf Air e un volo per Salalah (Oman) via Muscat di Neos.
Tra quelli garantiti ci sono invece i voli su Jeddah di Saudi Arabian, un solo volo su Doha di Qatar, il New York-Malpensa-Dubai di Emirates. Regolarmente programmato anche il volo WizzAir su Larnaca, sull’isola di Cipro, che è stata colpita nei primi giorni di conflitto (s’intende l’isola dal punto di vista geografico: l’obbiettivo era infatti non il territorio della Repubblica di Cipro, ma una delle basi su territorio mantenuto dal Regno Unito).

Come si diceva a livello internazionale molte compagnie europee hanno prolungato nella giornata di giovedì la sospensione dei voli nell’area del Golfo, a causa della guerra: Klm Royal Dutch Airlines ha annunciato che non riprenderà i voli da e per Riyadh e Dammam (in Arabia Saudita) e da e per Dubai (Emirati Arabi Uniti) almeno fino al 17 maggio.
La compagnia francese Air France non opererà i voli per Dubai e Riyadh al 20 marzo compreso, e da e per Tel Aviv e Beirut al 21 marzo compreso.
La British Airways ha cancellato i voli da e per Doha (in Qatar) fino al 30 aprile, quelli da e per il Bahrein, Amman (Giordania), Dubai (Eau) e Tel Aviv (Israele) fino al 31 maggio compreso. I collegamenti da e per Abu Dhabi (Eau) sono stati invece cancellati “fino alla fine dell’anno”.
Le compagnie aeree del Gruppo Lufthansa (che comprende oltre anche Ita Airways, Swiss International Air Lines, Austrian Airlines, Brussels Airlines ed Eurowings) hanno sospeso i voli su Dubai, Abu Dhabi, Amman, Beirut (Libano) ed Erbil (Iraq del Nord, molto esposto ai contrattacchi iraniani) fino al 28 marzo; su Riyadh fino al 5 aprile e da e per Tel Aviv fino al 9 aprile. E ovviamente è scomparsa dalle destinazoni Teheran (Iran), per ora fino al 30 aprile.
Aegean Airlines ha cancellato i voli per Dubai e Riyadh fino al 19 aprile 2026; quelli da e per Beirut, Amman e Tel Aviv riprenderanno il 23 aprile 2026, mentre quelli da e per Erbil e Baghdad riprenderanno il 25 maggio.
L’impatto della guerra sul cargo
Paolo Dallanoce, cargo manager di Sea, gestore degli aeroporti di Milano, ha spiegato alla testata specializzata Air Cargo Italy che nei primi dieci giorni di marzo il 25% dei movimenti freighter programmati su Malpensa è stato infatti cancellato, mentre le merci trasportate tramite “belly cargo” (nella stiva degli aerei passeggeri) sono scese del 12%, per effetto delle cancellazioni dei voli di cui scriviamo da settimane.
A livello globale, secondo analisi di settore, già nella prima settimana si è registrata una riduzione della capacità cargo globale del 18%, con un impatto ancora più marcato – fino al 26% – sul corridoio Asia–Medio Oriente–Europa, cioè proprio quello che attraversa il Golfo Persico (TrasportoEuropa, 2026). Si tratta di una flessione particolarmente significativa se si considera che il mercato arrivava da una fase di crescita della domanda all’inizio dell’anno.
Secondo l’ultimo report di World Acd, nella settimana terminata il 10 marzo (la prima interamente interessatata dalla guerra), la capacità di stiva da e verso l’area del Golfo, il Levante (area con cui solitamente si intende quella che comprende Siria, Libano, Giordania, Israele e Territori Palestinesi e Iraq), e l’Asia meridionale “si era complessivamente quasi dimezzata rispetto ai sette giorni precedenti. I volumi in uscita dall’area del Golfo erano calati del 62% su base settimanale, a fronte di una riduzione di capacità del -70%. In particolare le spedizioni con origine da Dubai verso l’Europa erano scese del 38%, spingendo vettori e spedizionieri hanno attenuato la situazione ricorrendo a gateway alternativi nella regione, come l’Arabia Saudita”.
Dalla logistica alla manifattura: Ferrari sospende le spedizioni verso il Medio Oriente
La riduzione delle connessioni logistiche ha conseguenze anche immediate sulla manifattura.
Nella giornata di giovedì 19 marzo la Ferrari, il più famoso produttore italiano di auto di lusso, ha annunciato lo stop alle consgene in Medio Oriente, citando esplicitamente le difficoltà del trasporto aereo (sono molto aumentati i noli, vale a dire i costi di consegna).

Il mercato mediorientale vale poco meno del 5 per cento, pur in crescita ogni anno), ma con un valore alto a causa della personalizzazione “spinta”. L’azienda ha detto di non essere messa in crisi dalla temporanea chiusura di quello specifico segmento, ma le azioni di Ferrari nella giornata di giovedì hanno perso più del 5 per cento del valore.
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