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Ottant’anni fa il primo voto alle donne in Italia. A marzo 1946 anche nel Varesotto

Tra fine inverno e primavera il ciclo di elezioni amministrative che veniva per la prima volta esteso davvero alle donne: grande la partecipazione anche nel Varesotto, con diverse candidate. Dieci furono le prime sindache in Italia

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Ottant’anni fa, nel 3 marzo 1946, anche nel Varesotto le donne entrarono per la prima volta nelle cabine elettorali. Non si trattò ancora del referendum del 2 giugno (quello per la scelta tra monarchia e repubblica), ma delle elezioni amministrative per sindaci e consigli comunali.
Una lunga tornata che, in provincia di Varese, si svolse tra il 17 marzo e il 7 aprile, all’interno di un calendario nazionale avviato a marzo e concluso a novembre (foto di apertura: 10 marzo 1946, a Roma votano la moglie e la figlia di Alcide De Gasperi, allora presidente del Consiglio del Regno d’Italia e ministro degli Esteri).

Fu un passaggio storico. Dopo oltre vent’anni di dittatura fascista, che aveva cancellato il voto libero e sostituito i sindaci con i podestà, il ritorno alle urne rappresentò un atto di ricostruzione democratica. L’affluenza fu altissima, con percentuali che in moltissimi comuni si aggirarono tra l’80 e il 90% degli aventi diritto, numeri oggi difficili da immaginare. In diversi casi la partecipazione femminile superò quella maschile, spesso di alcuni punti percentuali.

Un’affluenza straordinaria

La prima domenica di voto, il 17 marzo, coinvolse ventuno comuni: votarono 29.538 donne e 26.537 uomini; in tutti i paesi votarono più le donne che gli uomini, con l’unica eccezione della minuscola Marzio, dove gli uomini superarono di poco le elettrici (88 contro 84). Nel Saronnese si registrarono percentuali altissime: a Caronno Pertusella l’affluenza toccò il 93% per entrambi i sessi; a Cislago votarono il 91% delle donne contro il 90% degli uomini; a Saronno l’86% delle elettrici superò l’85% dei votanti maschi.

Il 24 marzo andarono alle urne altri 26 comuni: l’affluenza complessiva fu dell’87%. A Oggiona con Santo Stefano si raggiunse il 97% degli iscritti. A Gallarate votò il 90% delle donne e il 91% degli uomini; a Besnate le donne (92%) superarono gli uomini (91%); a Somma Lombardo entrambi si attestarono sull’88%. Sul Lago Maggiore, ad Angera votarono l’83% delle donne e l’89% degli uomini; a Ispra 86% contro 87%; a Taino 85% contro 89%.

Il 31 marzo, su 34 comuni, in molti centri il voto femminile risultò superiore. A Busto Arsizio si recò alle urne il 93% delle donne contro l’88% degli uomini. Nel Gallaratese le percentuali femminili superarono quasi ovunque quelle maschili: Albizzate (93% contro 92%), Cardano al Campo (94% contro 93%), Casorate Sempione (93% contro 90%), Ferno (90% contro 87%), Lonate Pozzolo (91% contro 90%), Solbiate Arno (97% contro 95%), Vergiate (89% contro 83%).
Non mancarono però dati più bassi, come a Luino (74% uomini, 68% donne) e a Maccagno (72% contro 62%).

Il 7 aprile, ultima domenica di voto per 35 comuni, si registrò una lieve flessione generale (83% di affluenza). A Varese partecipò l’80% delle donne e l’81% degli uomini. Nel Gallaratese si toccarono ancora percentuali altissime: a Samarate votò il 97% delle donne contro il 92% degli uomini; a Sesto Calende quasi parità (89% contro 88%); a Cassano Magnago e Gazzada perfetto equilibrio.

Donne candidate nei partiti della ricostruzione

Il 1946 non vide solo elettrici, ma anche candidate.
Nei principali schieramenti dell’epoca – socialcomunisti (Psi e Pc), Democrazia Cristiana, liste di indipendenti e di “Combattenti e reduci” – comparvero per la prima volta nomi femminili.

In provincia di Varese – ha ricostruito una ricerca di Nicole Erbetti per Varesenews – vennero elette Jolanda Ermoli Arnaud a Sumirago per i socialcomunisti e Lucia Berarducci a Vizzola Ticino, anch’essa nella sinistra, a Saronno entrarono in consiglio Celeste Seriani e Giovanna Rozza; a Gemonio Linda Jemoli Cerruti per la Democrazia Cristiana; a Montegrino Valtravaglia Alice Tittoni; a Sesto Calende Ersilia Morosi per socialcomunisti e azionisti; a Lavena Ponte Tresa Luigia Fraschini per i socialcomunisti; a Valganna Anita Orelli per la lista “Combattenti e reduci”.

E ancora: a Casale Litta furono elette Luigia Sbordellati, nella maggioranza socialcomunista, e Maria Vanetti per la Dc; a Casorate Sempione entrò in consiglio Lina Camieri Parolo per la Democrazia Cristiana. Una presenza inizialmente numericamente limitata, ma significativa: ottennero fin da subito un ruolo attivo nei consigli comunali, segnando l’ingresso ufficiale delle donne nella vita amministrativa locale.

3 marzo 1946 elezioni
La prima pagina della Prealpina dopo la giornata elettorale del 7 aprile. In quel periodo la testata si chiamava “Corriere Prealpino”, per marcare la discontinuità con il periodo di dittatura, in cui il quotidiano era nelle mani dei fascisti

Le prime sindache d’Italia

Per la prima volta furono elette anche delle sindache, anche se allora non venivano elette direttamente dal popolo, ma dal consiglio comunale.
Rappresentavano tutte le culture politiche democratiche: così in Sardegna divennero sindache le democratiche-cristiane Margherita Sanna a Orune, in provincia di Nuoro (antifascista, soffrì anche il carcere) e Ninetta Bartoli a Borutta, in provincia di Sassari. Mentre comuniste erano Elena Tosetti a Fanano, in provincia di Modena, e Ada Natali a Massa Fermana, nelle Marche (cattolica praticante, sarà poi parlamentare); la socialista Anna Montiroli fu eletta l’8 aprile a Roccantica in provincia di Rieti.

E ancora Lydia Toraldo Serra a Tropea, in provincia di Vibo Valentia, dove la Dc prese il 70% dei voti (Toraldo Serra rimase prima cittadina per ben quindici anni). Sempre in Calabria Caterina Tufarelli Pisani fu eletta il 24 marzo del 1946 a San Sosti in provincia di Cosenza. Ottavia Fontana fu la prima (e ad oggi unica) sindaca di Veronella, in provincia di Verona, mentre  Alda Arisi il 7 divenne prima cittadina di Borgosatollo in provincia di Brescia. Infine Elsa Damiani Prampolini fu eletta dal consiglio comunale come sindaca di Spello.

Una conquista arrivata tardi

L’Italia giunse al suffragio femminile universale più tardi rispetto ad altri Paesi. Se il voto maschile era stato esteso nel 1912, quello femminile fu riconosciuto solo nel 1945, con il decreto approvato il 30 gennaio dal Consiglio dei ministri, grazie anche al lavoro dell’Unione Donne Italiane e del movimento femminista attivo sin dalla fine dell’Ottocento. Un precedente tentativo del 1925, limitato alle amministrative, era stato svuotato dalla successiva riforma fascista che abolì l’elezione dei sindaci.

donna ragazza della repubblica referendum
“La ragazza della Repubblica”, celebre scatto del fotografo Federico Patellani

Le amministrative del 1946 rappresentarono dunque la prima concreta occasione di esercitare quel diritto appena conquistato. Nel Varesotto, come nel resto del Paese, la partecipazione straordinaria e l’elezione delle prime consigliere comunali segnarono l’avvio di una nuova stagione.
Che ebbe poi il suo momento di passaggio definitivo al 2 giugno 1946, con il primo voto politico nazionale delle donne, al referendum tra monarchia e repubblica, che nel Varesotto vide prevalere nettamente la repubblica.

Referendum 2 giugno 1946: la mappa del voto in provincia di Varese

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 03 Marzo 2026
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