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Cenere e alberi segnati, il bosco di Crenna ferito dalle fiamme

Gli incendi delle ultime due settimane hanno lasciato il segno, lo scenario ha suscitato emozione in chi vive il bosco. Siamo andati a vedere da vicino

Bosco crenna gallarate

L’odore di bruciato, sottovento, anticipa di poco il cambio di colorazione: fatti pochi passi in più sulla strada poderale, il bosco di Crenna da verde si fa nero e marrone scuro.
Il bosco ferito dalle fiamme degli incendi più recenti. Prima l’incendio di giovedì 26 marzo, alimentato dal favonio, poi la ripresa di settimana scorsa.

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Il bosco di Crenna ferito dalle fiamme 4 di 19

L’estensione delle aree bruciate – tra Crenna, Moriggia e Arsago – è piuttosto ampia, anche se “a macchia di leopardo”, per così dire. Secondo alcuni sarebbe la prova che qualcuno ha appiccato il fuoco in punti diversi, ma potrebbe essere anche l’effetto del vento che portava lapilli incendiari che da una prima area ne intaccavano un’altra.

A salvare il bosco – va sottolineato – sono stati come sempre i volontari “Aib” (anti-incendio boschivo) del Parco del Ticino, che affiancano e poi rilevano i vigili del fuoco in questi casi, oltre a garantire il presidio in fase di “raffreddamento” del terreno dopo lo spegnimento, per evitare che dalle fumarole e dal fuoco che cova sotto la cenere scaturiscano nuove fiamme.

Per gli abitanti di Crenna – alcuni sono anche proprietari degli appezzamenti a bosco – quest’area ha un valore quasi intimo.
«Qui è la zona dove facevamo ciclocross da ragazzini, là era la zona detta “i tavolini”» ci racconta un crennese. “I tavolini” sono dei massi usati – appunto – per ritrovarsi, alcune incisioni nella pietra riportano all’uso cinquanta anni fa: intorno il terreno è arso, le fiamme hanno intaccato anche la parte bassa di qualche albero.

Lo scenario lasciato dalle fiamme ha suscitato emozione vera, specie in chi questi boschi li frequenta da decenni.
Ma è un paesaggio che anche ragazzi e giovani famiglie hanno imparato a conoscere, dai tempi del lockdown 2020-21 in cui molti venivano qui a camminare, per restare dentro i confini comunali. Scoprendo angoli insoliti, come l’area umida verso Moriggia che i crennesi di un tempo chiamavano la bunaga, una specie di palude dove prolifera oggi anche il raro pelobate fosco (oggi alcuni lo chiamano appunto “il laghetto dei rospi», dopo che il Parco ha messo un cartello). O ancora le giazere, fossi di raccolta delle acque dove un tempo – quando gli inverni erano rigidi – si venivano a tagliare lastre di ghiaccio da usare nelle ghiacciaie di macellerie e conserve del pesce di lago.

Bosco crenna gallarate

Le fiamme sono arrivate fino alle giazere, si trova la traccia della cenere fin sul bordo dei fossi. Forse qui è stata proprio questa labile barriera d’acqua a frenare il fuoco. Come in altre casi le strade poderali e le fasce di rispetto degli elettrodotti hanno probabilmente da “tagliafuoco” in un incendio che comunque aveva fiamme basse.

Bosco crenna gallarate

Il fuoco ha comunque intaccato diverse piante, alcune forse compromesse. Mentre qua e là si trovano bruciati i tronchi degli alberi che erano caduti a causa del vento, in parte da tempo. Insieme ai tagli autorizzati qua e là sulle diverse particelle, nel complesso il bosco si presenta ferito e più rado (c’è chi chiede una “moratoria” sui tagli futuri).

In primavera piena, con il sole e seppur in mancanza di pioggia, il bosco reagisce: qua e là sulle porzioni di terreno bruciato spuntano nuove piante e ci sono germogli. A ricordare come il bosco sia un elemento vivo e prezioso.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 10 Aprile 2026
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