All’ospedale di Gallarate attiva la degenza ad alta rotazione: sei nuovi posti letto per ricoveri brevi
Entrata in funzione la nuova area collegata alla Medicina Interna del Sant’Antonio Abate. Obiettivo: velocizzare ricoveri, dimissioni e accertamenti per pazienti che necessitano di cure ospedaliere di breve durata, alleggerendo Pronto Soccorso e reparti
La degenza ad alta rotazione dell’ospedale di Gallarate è entrata in funzione all’inizio della scorsa settimana: i primi ricoveri sono stati effettuati martedì 5 maggio sotto la guida del Direttore della S.C. Medicina dottor Paolo Ghiringhelli.
Sei posti letto in più oltre ai 26 già attivi nel reparto di Medicina Interna. L’obiettivo del nuovo reparto è quello di migliorare la gestione dei pazienti che necessitano di cure ospedaliere per periodi brevi, ma che non presentano condizioni tali da richiedere lunghe degenze.
«La struttura accoglierà principalmente pazienti provenienti dal Pronto Soccorso oppure ricoveri programmati di persone che necessitano di monitoraggio clinico, terapie endovenose, osservazione o accertamenti diagnostici rapidi. Il modello organizzativo è pensato per favorire dimissioni tempestive e appropriate, riducendo i tempi di permanenza in ospedale», spiega il dottor Ghiringhelli.
«L’introduzione della degenza ad alta rotazione consentirà di aumentare il turnover dei posti letto e quindi di ricoverare un numero maggiore di pazienti in tempi più rapidi. Questo dovrebbe tradursi in una riduzione delle liste d’attesa e in un alleggerimento della pressione sui reparti di Pronto Soccorso e Medicina Interna», prosegue la dottoressa Barbara Calcaterra, responsabile della degenza ad alta rotazione.
«Anche dal punto di vista organizzativo i benefici sono rilevanti: una gestione più efficiente dei posti letto e del personale sanitario permetterà di concentrare maggiormente le risorse sui pazienti più complessi. Inoltre, degenze più brevi riducono il rischio di infezioni ospedaliere; si verifica quindi una minore esposizione a patogeni nosocomiali e un miglioramento della qualità percepita dell’assistenza, senza dimenticare che si consente ai pazienti clinicamente stabili di rientrare prima al proprio domicilio», conclude la dottoressa Calcaterra.
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