Intelligenza artificiale, deterrenza, cybersorveglianza: da Vizzola Ticino la nuova mappa delle minacce globali
In occasione dei 30 anni di Area Spa esperti e istituzioni a confronto: "La risposta non è fermare la tecnologia, ma governarla"
Più il mondo diventa digitale, più la capacità di difenderlo diventa essenziale. È la convinzione che ha attraversato la sessione di apertura, dedicata a geopolitica e sicurezza internazionale, del convegno organizzato a Vizzola Ticino dall’azienda di cyber intelligence Area Spa. Un confronto che ha messo a fuoco una tesi tanto semplice quanto impegnativa: la sicurezza digitale è ormai un bene pubblico primario, non diverso dalla protezione del territorio fisico, e nel conflitto moderno ogni infrastruttura civile, telecamere del traffico, reti di comunicazione, sistemi energetici, può trasformarsi in un vettore d’attacco. La guerra ibrida non distingue più tra militare e civile, tra pubblico e privato.
L’intelligenza artificiale, arma a doppio taglio
Il primo grande tema è l’intelligenza artificiale, che ha riscritto le regole del gioco. Come ha spiegato il viceministro alle Imprese e al Made in Italy Valentino Valentini, ciò che prima richiedeva competenze, tempo e risorse ingenti oggi può essere automatizzato, scalato e replicato a costi minimi: gli agenti di IA sono in grado di pianificare ed eseguire attacchi in modo autonomo, adattandosi in tempo reale alle difese, mentre il phishing è diventato irriconoscibile, i deepfake vocali e video ingannano dirigenti e apparati di Stato e il malware si riscrive da solo per eludere i sistemi di rilevamento. La stessa tecnologia, però, è anche lo strumento più potente a disposizione di chi difende: per analizzare gli eventi in tempo reale, anticipare le minacce, proteggere le infrastrutture critiche e supportare le forze dell’ordine nelle attività investigative.

Che i modelli più avanzati siano ormai considerati veri e propri asset strategici lo dimostra, ha osservato Valentini, la recente decisione del governo statunitense di ordinare ad Anthropic la sospensione dell’accesso ai propri modelli più potenti per i cittadini stranieri, dentro e fuori dagli USA, per ragioni di sicurezza nazionale legate al rischio di manipolazione. Una mossa che però non risolve il problema, perché modelli equivalenti circolano comunque: la risposta, è il ragionamento, non è fermare la tecnologia ma sviluppare la capacità di governarla, tracciarla e, dove necessario, contrastarla. Di qui il richiamo alla sovranità tecnologica, con i 25 miliardi di euro di investimenti annunciati in infrastrutture digitali tra il 2026 e il 2028, e alla prossima frontiera delle tecnologie quantistiche, capaci un domani di violare gli attuali sistemi di cifratura su cui poggiano comunicazioni, transazioni finanziarie e infrastrutture critiche.
Una sicurezza “in senso lato”: spazio, cavi, capitale umano
Il secondo filone allarga il concetto stesso di difesa. Secondo il senatore Alessandro Alfieri (Commissione Affari Esteri e Difesa) occorre superare una visione «retrò», fatta solo di carri armati, per ragionare di sicurezza in senso lato: energetica, alimentare, degli approvvigionamenti. Una sicurezza che passa per lo spazio dual use — i satelliti, una filiera europea, Galileo come alternativa al GPS americano — e per la protezione dei cavi sottomarini, divenuti bersaglio della cosiddetta shadow fleet russa. Le due partite decisive, ha sottolineato, sono l’investimento in capitale umano, con la necessità di costruire una “forza armata cyber” competitiva con il privato, e la costruzione di un perimetro di sicurezza efficace, puntando su strumenti europei come SAFE ed EDIP a fronte del disimpegno statunitense.
Lo scenario globale: la fine di un mondo a guida unica
Il terzo tema è la cornice geopolitica. L’ambasciatore Aldo Amati, già in sede a Praga e Varsavia, ha letto la fase come uno spartiacque: la difficoltà di piegare militarmente l’Iran segna i limiti del solo intervento armato e manda un segnale di debolezza americana, tale da spingere alleati come Corea del Sud e Giappone a interrogarsi sulle proprie garanzie. Sullo sfondo, la fine dell’unipolarismo statunitense, l’ascesa cinese e il revisionismo russo, fino all’asse Cina-Russia-Iran.
Una lettura che lo storico Virgilio Ilari (Società Italiana di Storia Militare) ha inserito nel lungo periodo, descrivendo l’Italia come terra di frontiera tra potenze marittime e continentali e mettendo in guardia sull’erosione del concetto di deterrenza che aveva garantito i decenni più stabili del dopoguerra.
Sul piano operativo, il generale Leonardo Tricarico (Fondazione ICSA) ha rilanciato la sfida della difesa europea con una battuta efficace — «se mettiamo insieme i 27 eserciti dei 27 Paesi non ne esce uno intero» — denunciando le carenze in intelligence e capacità di comando e controllo, e il dominio digitale come grande assente da integrare in una nuova strategia.
Tecnologie a duplice uso: il confine sottile con i diritti
Proprio perché efficaci, le tecnologie di cybersorveglianza sono anche particolarmente sensibili. È l’avvertimento del consigliere Giovanni Brignone (Capo Divisione Materiali a Duplice Uso, UAMA/MAECI): gli stessi strumenti utili a contrastare terrorismo, criminalità organizzata e minacce ibride possono, se impiegati impropriamente, prestarsi alla sorveglianza arbitraria, alla repressione del dissenso e alla violazione dei diritti fondamentali. Da qui il valore dei controlli all’esportazione — con la clausola “catch all cyber” del regolamento UE 821/2021 — e di iniziative internazionali come il Pall Mall Process, ma anche della responsabilità delle imprese: compliance, due diligence lungo tutta la catena del valore, procedure di “know your customer” e di verifica dell’utilizzatore finale. Sicurezza e diritti umani, è la sintesi, non sono obiettivi alternativi ma complementari.
La minaccia più profonda: la polarizzazione

Per “pennellate” è intervenuto il sottosegretario di Regione Lombardia Raffaele Cattaneo, titolare della delega alle relazioni internazionali. Punto di partenza, una citazione di Papa Leone: sembra che «la forza del diritto» sia stata sostituita dal «diritto della forza». Ma funziona davvero? Secondo Cattaneo no: né militarmente, dallo stretto di Hormuz all’Ucraina, la forza nel breve periodo può sembrare efficace, nel lungo non lo è mai, né economicamente, visto che nonostante guerre e dazi l’economia mondiale è cresciuta del 3,4% e l’export della provincia di Varese verso gli Stati Uniti è salito del 47%. In questo quadro, ha aggiunto, il territorio torna a contare: di qui il peso crescente della “diplomazia subnazionale”, di cui Regione Lombardia è protagonista con una missione in partenza verso Stati Uniti e Messico.
Il passaggio più netto riguarda però il digitale. Richiamando il documentario The Social Dilemma, Cattaneo ha descritto piattaforme costruite per tenere gli utenti incollati allo schermo premiando i contenuti più polarizzanti, paura, indignazione, emozioni forti. Il risultato è una generazione abituata a pensare in modo estremo e a vivere in “camere dell’eco”, con effetti già visibili da Cambridge Analytica alle violenze contro i Rohingya in Myanmar. La domanda aperta è cosa accadrà sommando a questa logica la potenza dell’intelligenza artificiale: il rischio, ha avvertito evocando la Repubblica di Weimar, è l’indebolimento del capitale sociale e della fiducia nelle istituzioni democratiche. Forse, ha concluso, la vera minaccia alla sicurezza globale.
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