Albizzate approva il piano attuativo della Corte Bassani: via libera al “nuovo centro storico”
Il consiglio comunale ha approvato il progetto relativo ai comparti nord e sud. Ridotte le altezze degli edifici e introdotte modifiche per conservare alcuni elementi storici. Contraria la minoranza
Il consiglio comunale di Albizzate ha approvato a maggioranza, nella serata di martedì 28 luglio, il piano attuativo che interessa l’intero comparto della Corte Bassani, nel cuore del centro storico. L’ultimo passaggio urbanistico di una vicenda iniziata diversi anni fa, che nel tempo ha alimentato il confronto tra amministrazione comunale, opposizione, cittadini e proprietà private.
Il piano era stato adottato nel 2024, ma l’amministrazione aveva successivamente deciso di sospenderne l’approvazione, accogliendo le richieste di un maggiore confronto con le diverse sensibilità del territorio. Nel percorso sono state organizzate assemblee pubbliche ed è stato coinvolto anche il Politecnico di Milano, su proposta iniziale della minoranza.
Le osservazioni e gli spunti emersi durante il confronto sono stati quindi sottoposti ai progettisti e alla proprietà privata, portando alla revisione del progetto approvato dal consiglio comunale.
Edifici più bassi e divisi seguendo il terreno
Tra le modifiche principali vi è la riduzione dell’altezza massima degli edifici, passata da 12 metri a 10 metri e 50 centimetri. «La maggior parte dei fabbricati sarà comunque molto più bassa», spiega l’assessore ai Lavori pubblici Massimiliano Rizzi. Gli edifici sono stati inoltre suddivisi in più corpi, in modo da seguire maggiormente l’andamento del terreno, che presenta quote differenti. Una scelta pensata per ridurre l’impatto dei nuovi volumi e inserirli più armonicamente nella conformazione del comparto.
Il centro storico di Albizzate potrebbe cambiare e per qualcuno non se ne sta parlando abbastanza
Conservato il muro di via San Pietro
Il nuovo piano prevede anche il mantenimento del muro esistente lungo via San Pietro, considerato una testimonianza dell’impianto storico della zona. La sua conservazione consentirà di non modificare il calibro della strada e di realizzare un percorso pedonale tra via Cavour e via Magenta. Saranno mantenuti anche gli attuali accessi al comparto sud.
In corrispondenza dell’ingresso più a est verrà conservato, seppure ridotto in altezza, il fabbricato sul quale si trovava l’affresco di Sant’Anna.
Un’altra modifica riguarda la separazione delle due corti, che resteranno distinte per richiamare maggiormente l’organizzazione storica della Corte Bassani.
Un passaggio pubblico e una nuova area verde
Nella parte oggi di proprietà comunale sono state introdotte funzioni di carattere pubblico. Il progetto prevede il cosiddetto “cannocchiale”, vale a dire il passaggio pedonale che attraverserà il comparto collegando l’area di piazza Bruni e del Castello con il centro del paese, lungo la direttrice che conduce verso piazza Solferino.
È in oltre previsto uno spazio verde a uso pubblico, facilmente raggiungibile anche dall’asilo vicino. La presenza di un’area verde era stata suggerita in diversi elaborati presentati dagli studenti del Politecnico di Milano.
Cambiano i parcheggi di via Cavour
Il piano interviene anche sull’assetto di via Cavour. I parcheggi inizialmente previsti a spina di pesce saranno sostituiti da stalli in linea. L’obiettivo è riproporre il disegno già presente nel tratto che sale dalla piazza, mantenendo la successione tra strada, parcheggi e marciapiede e conservando una configurazione più coerente con il centro storico.
Non saranno invece conservati fisicamente gli archetti decorativi presenti sull’edificio comunale di via Cavour, perché il nuovo fabbricato potrà essere arretrato. Il piano impone però che gli archi vengano riproposti sulla nuova costruzione con lo stesso disegno di quelli attuali.

La minoranza vota contro
La minoranza di Noi Insieme ha riconosciuto i miglioramenti introdotti nel progetto dopo il confronto pubblico, dalla riduzione delle altezze alla revisione di alcuni allineamenti, fino al mantenimento di elementi storici e all’inserimento di nuovi spazi pubblici. «Il confronto, quando esiste, serve», ha osservato in consiglio comunale la consigliera Barbara Raimondi, sottolineando come le modifiche rappresentino anche un riconoscimento della fondatezza di alcune osservazioni presentate dall’opposizione.
Per il gruppo, tuttavia, il problema di fondo non è stato superato. «Il nostro dissenso non nasce da qualche metro di altezza in più o in meno, da un muro conservato o da qualche arco riproposto. Nasce da un’impostazione culturale del progetto», ha spiegato Raimondi. Secondo Noi Insieme, l’intervento continua infatti a configurarsi principalmente come un’operazione edilizia, mentre avrebbe dovuto assumere la forma di una più ampia rigenerazione urbana, capace di tutelare memoria, identità e rapporto con il Castello Visconteo. Da qui il voto contrario: «Non difendiamo il degrado, difendiamo il carattere storico del luogo».
L’amministrazione sottolinea invece di avere accolto quasi tutte le osservazioni di carattere architettonico presentate durante il confronto.
«Ci dispiace che, nonostante tutto il lavoro fatto, sia arrivato il voto contrario dell’opposizione – afferma Rizzi – ma dobbiamo anche ringraziarla per il contributo che ha dato, perché ha sicuramente migliorato il progetto e lo ha reso più condivisibile».
Cosa succede adesso
L’approvazione del piano attuativo non comporta l’apertura immediata del cantiere. Per il comparto privato, la proprietà avrà un anno di tempo per sottoscrivere davanti a un notaio la convenzione con il Comune. Successivamente dovranno essere depositate e presentate le pratiche edilizie necessarie.
Soltanto dopo questi passaggi l’operatore potrà avviare i lavori. I tempi effettivi dipenderanno quindi dalle decisioni della proprietà privata. Per quanto riguarda invece la porzione comunale, nei prossimi mesi l’amministrazione dovrà decidere se procedere o meno alla sua alienazione.
«La nostra soddisfazione è essere riusciti a portare all’approvazione un piano dopo aver ascoltato tutte le parti e avere dato una risposta al territorio – conclude l’assessore –. Non intervenire avrebbe significato rischiare di aspettare ancora decenni, lasciando il comparto immobilizzato e continuando a spendere risorse senza la possibilità di recuperarlo».
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