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Duemila alborelle allevate anche in acqua depurata tornano nel Ticino: il progetto di Alfa per salvare la specie

Sono il frutto di una sperimentazione - in collaborazione con Gruppo Cap, Politecnico e Spallanzani - che ha osservato la crescita di un gruppo allevato in acqua di falda e un altro in acqua depurata, con minime differenze. Mercoledì il rilascio nelle acque della Roggia Molinara che porta al "fiume azzurro"

Alfa, Lonate Pozzolo

L’acqua depurata può diventare una risorsa per la tutela della biodiversità. È questo il risultato della sperimentazione “alBIOrelle”, il progetto promosso da Alfa in collaborazione con Gruppo CAP, Politecnico di Milano e Istituto di Ricerca Spallanzani, nato con l’obiettivo di verificare la possibilità di allevare specie ittiche in acqua depurata per contribuire al ripopolamento di laghi e fiumi.

Protagonisti del progetto sono gli avannotti di alborella, piccolo pesce d’acqua dolce oggi considerato a rischio di estinzione in molti corsi d’acqua del Nord Italia. La sperimentazione, avviata nei primi mesi dell’anno al depuratore di Sant’Antonino Ticino (in territorio di Lonate Pozzolo), ha voluto dimostrare come l’acqua in uscita dagli impianti di depurazione possa trasformarsi da semplice refluo trattato a preziosa risorsa per l’ambiente.

Nell’impianto sono state predisposte due vasche di identiche dimensioni: la prima alimentata con acqua di pozzo, la seconda con acqua depurata. In entrambe sono stati introdotti lo stesso numero di avannotti, monitorandone costantemente crescita, sviluppo e condizioni di salute, così da confrontare i risultati ottenuti nei due diversi ambienti.

L’analisi dei dati ha evidenziato differenze marginali tra i due gruppi, confermando come l’acqua depurata possieda caratteristiche compatibili con l’acquacoltura e possa rappresentare un ambiente idoneo alla crescita degli avannotti.

A influire maggiormente sull’esito della sperimentazione sono stati invece i fattori climatici, in particolare le eccezionali ondate di calore registrate all’inizio dell’estate, che hanno reso più complesso il raggiungimento della fase adulta degli esemplari.

«Grazie al supporto del mondo accademico e della ricerca e alla collaborazione con il gestore idrico dell’Area Metropolitana milanese – dice Annalisa Berni, referente del progetto per Alfa – abbiamo sviluppato un modello replicabile, capace di coniugare innovazione tecnologica, efficienza industriale e tutela della biodiversità, dimostrando come un depuratore possa diventare un vero laboratorio di sostenibilità e generare valore ambientale per il territorio». 

Alfa, Lonate Pozzolo

Il ritorno nel loro habitat naturale

Nonostante le difficoltà legate alle condizioni climatiche, un significativo numero di alborelle ha raggiunto le dimensioni idonee per essere reintrodotto nell’ambiente naturale.

Mercoledì mattina, sulle rive del Fiume Azzurro, nel canale Roggia Molinara, in località Vizzola Ticino, i tecnici di Alfa, insieme ai ricercatori dell’Istituto di Ricerca Spallanzani e del Politecnico di Milano, alla Polizia Provinciale e all’Ente Parco Ticino, hanno provveduto al rilascio di circa duemila esemplari nelle acque del fiume, contribuendo concretamente al ripopolamento della specie.

Un progetto destinato a crescere

La sperimentazione non ha coinvolto soltanto il depuratore di Sant’Antonino Ticino. Un analogo sistema di acquacoltura è stato infatti realizzato anche presso l’impianto di Canegrate, gestito da Gruppo CAP, dove sono stati raccolti ulteriori dati scientifici utili alla validazione del modello.

L’obiettivo di “alBIOrelle” è mettere a punto un sistema replicabile in altri impianti di depurazione, trasformando queste infrastrutture in veri e propri presìdi di tutela della biodiversità e contribuendo alla salvaguardia delle specie ittiche autoctone attraverso un approccio innovativo di economia circolare.

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Pubblicato il 29 Luglio 2026
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