La nuova provincia di Varese, Mussolini e la noia
Nel 1927 la decisione sulla nuova provincia, che nasceva decurtando la provincia di Milano e quella di Como. Un modo per rendere più controllabile il territorio da parte del potere centrale a Roma. Ma Mussolini la spiegò in modo curioso
Nel gennaio del 1927 il fascismo crea 17 nuove provincie, tra cui quella di Varese.
Mussolini, in un discorso tenuto alla Camera il 26 maggio dello stesso anno così spiega l’iniziativa. «Perché ho creato 17 nuove Provincie? Per meglio ripartire la popolazione; perché questi centri provinciali abbandonati a se stessi producevano una umanità che finiva per annoiarsi e correva verso le grandi città dove ci sono tutte quelle cose piacevoli e stupide che incantano coloro che appaiono nuovi alla vita».
Dunque per combattere la noia che attanagliava i cittadini di una parte del paese Mussolini creò 17 nuovi centri amministrativi. Può darsi che luoghi come Matera, Ragusa, Nuoro, Enna, Aosta, per citarne alcuni, fossero scarsamente strutturati, privi di un associazionismo culturale all’altezza dei tempi. Ma così non era per Varese. Nel territorio della nuova Provincia c’erano cinque teatri con la loro stagione teatrale: Luino, Varese, Busto Arsizio, Gallarate e Saronno. I cinematografi avevano una discreta diffusione anche fuori da queste che erano le città più grandi. A Comerio il cinematografo funzionava dal 1914!
Per di più i cittadini del territorio varesino non avevano molto tempo per annoiarsi. Centomila di loro, su trecentosessantamila abitanti andavano in fabbrica tutti i giorni, sei giorni la settimana per dieci ore.
Altri luoghi, ora dimenticati, come il tiro a segno svolgevano una stagione di appuntamenti mondani, il CAI, il Club Alpino Italiano, svolgeva una intensa attività sia organizzando gite che conferenze sulla montagna.
L’università Popolare tra il 1920 e il 1928, anno della sua soppressione, organizzò a Varese oltre un centinaio di conferenze, un numero imprecisato di concerti e corsi di inglese e francese.
Probabilmente la Provincia di Varese non viene istituita per combattere la noia dei suoi abitanti.
Alcuni dei propugnatori del nuovo ente ne facevano risalire la necessità ad un rinnovato e più forte rapporto con la vicina Svizzera. In questo senso si esprimeva un documento sottoscritto da alcuni notabili di Varese città guidati da Bagaini, il fondatore della: ”Cronaca Prealpina”. Una istituzione come la provincia avrebbe aiutato a sviluppare i rapporti con il territorio elvetico e i commerci in quella direzione.
Mussolini e il fascismo non avevano questo orientamento. Pochi mesi dopo la nascita della Provincia di Varese la Ferrovia Valmorea che congiungeva Castellanza con Mendrisio veniva sbarrata al confine. Nel maggio del 1928 diventava una ferrovia monca. La Svizzera era un problema di ordine pubblico perché lì vivevano numerosi fuoriusciti che si erano organizzati in comitati antifascisti. Lungo il confine c’erano osterie che erano il luogo di riunione e di contatto con gli oppositori che vivevano in Italia. Nonostante i controlli lungo il confine passavano i pacchi della stampa clandestina. Per di più era da decenni terra di emigrazione e i migranti, terminata la stagione, tornando a casa raccontavano la vita che facevano all’estero, una vita senza i tanti divieti e controlli che c’erano in Italia. Non a caso il fascismo investì in uomini e risorse ,oltre che in spie, per controllare questa emigrazione. La Svizzera non era una opportunità ,era un grosso problema.
Anche la politica degli accorpamenti dei comuni per far crescere di dimensione le entità amministrative e la Provincia stessa non riscossero una grande consenso, neppure tra i fascisti. Per trasformare Varese da piccola cittadina a capoluogo della Provincia furono disciolti nove comuni. I podestà di quattro di questi. Masnago S, Ambrogio Olona, Bobbiate e Induno si opposero con mozioni scritte. I podestà furono sostituiti con persone più malleabili che inviarono pareri positivi.
Inoltre il territorio di Varese con i suoi 309 abitanti per Km2 era il quarto per densità media di abitanti. Dunque per la sua nascita non si poteva pensare ad un riequilibrio della popolazione.
Resta aperta la domanda perché è stata creata la Provincia di Varese.
Difficile parlare di una necessità di aggregazione. Più che altro potremmo avanzare l’ipotesi della necessità di una amputazione. Quella della Provincia di Milano. Nella visione centralistica e di assoluto controllo da parte del potere politico la riduzione del peso di Milano e la nascita di un nuovo organismo erano completamente funzionali.
Le svolte sancite dalla legislazione a partire dal 1923 in materia di distribuzione dei poteri facevano del prefetto l’uomo chiave del governo del territorio. Il prefetto di una provincia come Milano che racchiudeva il 50% della produzione industriale del paese era un uomo potentissimo. Una provincia di Milano amputata risolveva due problemi. Il potere di Milano si riduceva ed era possibile esercitare il controllo sul mondo industriale del varesotto che a più riprese aveva mostrato una certa freddezza nei confronti del fascismo.
Dobbiamo ricordare che l’opposizione di Busto Arsizio e far parte della nuova provincia veniva soprattutto dal mondo industriale.
Solo tre mesi dopo l’istituzione della provincia di Varese Busto e Castellanza verranno aggregate alla nuova istituzione con un apposito decreto di fine marzo 1927. Sarà la fine di un lungo momento di tensione. Tutto questo tarderà l’inizio della operatività degli uffici provinciali che avverrà un anno dopo.
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