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Angela Matera, le parole contro il tumore: «Scrivere è stata la mia terapia»

Nel nuovo libro “Dopo la notte infinite albe”, edito da Albaccara, l’autrice di Busto Arsizio affida alla memoria, agli affetti e alle parole il racconto di un tumore affrontato con pazienza, fiducia nella medicina e una nuova consapevolezza della vita

Busto Arsizio varie

«La scrittura è stata una vera terapia». Angela Matera lo dice con semplicità, ma in questa frase c’è il cuore di “Dopo la notte infinite albe”, il nuovo libro pubblicato dalla casa editrice Albaccara. Un’opera autobiografica che nasce da una frattura improvvisa, la scoperta di un nodulo al seno in una giornata d’estate, luminosa, con il cielo azzurro e l’aria leggera. «Mi è caduta una caldaia d’acqua bollente addosso», racconta l’autrice. In un attimo tutto cambia e la vita diventa più pesante.

LA NOTTE DELLA MALATTIA

Matera non vuole però consegnare al lettore un diario sul cancro. La malattia è il filo conduttore, l’evento che rompe la routine e costringe a guardare diversamente ciò che prima sembrava scontato. «Io non sono stata coraggiosa, sono stata solo paziente», precisa. Ha seguito le indicazioni dei medici, ha preso le medicine, si è affidata alle cure e alla ricerca, sostenuta anche dal ricordo della madre, vissuta fino a cento anni dopo un ictus grazie alle terapie. «E adesso sono viva qui con voi». Accanto alla medicina, però, c’è stata la scrittura. L’idea arriva anche dalla figlia. Perché non approfittare di quel tempo in cui il corpo è debole ma la mente resta vigile. Così Angela inizia un viaggio nel tempo. Comincia a tornare indietro e la pagina diventa il luogo in cui ricostruire la propria vita, dare voce alle persone care, alle relazioni, alle emozioni, alle sfide e alle conquiste. La memoria diventa un pozzo a cui attingere, una riserva capace di accompagnarla lungo un cammino doloroso durato circa un anno e mezzo.

LA SCRITTURA COME CURA

Per Angela scrivere significa allora sottrarre spazio alla malattia e restituirlo alla vita. Nel libro tornano l’amata terra, Miglionico, Matera, la Lucania dell’infanzia, la famiglia matriarcale, la nonna Bettina, i vicini di casa, le erbe selvatiche, le ricette, il dialetto. Il paese, visto dalla strada, le appare ancora come «un’acropoli fiabesca, abbagliata da una luce bianca, abitata da gente accogliente ed ospitale che ti illumina dentro». Ma nel suo cuore convivono anche la Lombardia e Busto Arszio, dove ha insegnato per una vita intera. Sente il soffio del vento d’autunno, il profumo del Natale e una cioccolata calda in piazza Santa Maria.
La malattia diventa soprattutto consapevolezza. La scrittrice racconta di aver imparato a vedere ciò che spesso si lascia ai margini. Un filo d’erba cresciuto in una fioriera secca, un caffè con le amiche, una passeggiata, un profumo. «La vita – dice – è come il vetro, fragilissima. Basta poco per incrinarla. Per questo bisogna imparare a riconoscere le piccole felicità.

GLI AFFETTI E LE RADICI

A sorreggerla sono stati anche gli affetti, le amiche, i familiari, i medici e gli infermieri. Matera esprime una gratitudine netta verso le strutture ospedaliere e ribadisce la fiducia nella ricerca, l’unica che può offrire nuove possibilità di cura. Il suo sguardo comprende anche chi non ce l’ha fatta. Non per mancanza di coraggio, sottolinea, ma perché la prevenzione può arrivare tardi o la ricerca non ha ancora trovato farmaci efficaci per alcune malattie.
E mentre affronta la notte, Angela torna alle radici. Ricorda la madre che custodiva nella tasca, fermandoli con una spilla di sicurezza, i soldi del presidio universitario. Ricorda l’infanzia, i sacrifici, una società contadina dove poco veniva sprecato. Sono dettagli minimi che nel libro acquistano peso, perché mostrano come la vita sia fatta di molti piccoli universi e di relazioni capaci di lasciare un segno.

DOPO LA NOTTE

Dopo la notte infinite albe” è così un libro sulla vita più che sulla malattia. Un racconto in cui le storie personali diventano parte di una narrazione più grande e possono essere tramandate alle generazioni future. Angela Matera lo fa scegliendo l’essenzialità delle parole e affidando alla scrittura ciò che la notte le ha insegnato: «La gioia non è una linea retta e, dopo il buio, resta il desiderio di essere spudoratamente felice».

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Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it
Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.
Pubblicato il 20 Agosto 2026
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