Il Ticino visto dal drone: al Panperduto si divide un fiume che non c’è. Siamo a metà del suo minimo storico
Le immagini dal drone dal lungofiume di Sesto Calende alle dighe del Panperduto. Il bollettino diffuso ieri dall'Autorità di bacino del Po conferma la severità idrica "alta" e certifica per il Lago Maggiore condizioni di "siccità estrema"
Dal lungofiume di Sesto Calende il Ticino sembra ancora un fiume. Poi il drone si alza, segue la corrente verso sud e il paesaggio cambia: ghiaioni scoperti, isolotti che non erano isolotti, rami secondari ridotti a pozze immobili. Fino ad arrivare al punto in cui, da centosessant’anni, si decide dove va l’acqua della Lombardia occidentale (Video dal drone: T. Massara).
Le dighe del Panperduto, in località Maddalena a Somma Lombardo, sono il terzo sbarramento artificiale sul Ticino a valle del Verbano. Dall’alto si vede tutto insieme: il bacino di calma, lo sfioratore, le bocche di presa. Da qui partono il canale Industriale, destinato alla produzione di energia, e il canale Villoresi, che irriga la pianura a nord di Milano per ottantatré chilometri fino all’Adda. Dallo stesso nodo si alimenta il sistema dei Navigli occidentali: Grande, Bereguardo, Pavese. Nel complesso, oltre centomila ettari di terreno irrigato.
Il paradosso di questa estate è tutto qui. Il Panperduto è nato per portare l’acqua dove non c’era. Oggi divide un flusso che non basta a nessuno dei suoi destinatari.
“Siccità estrema” sul Verbano e il Piemonte chiede lo stato di calamità
L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, coordinato dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, si è riunito ieri e ha diffuso il bollettino numero 7 del 2026. La severità idrica a scala distrettuale resta “alta” su tutto il bacino padano, con la sola eccezione delle Marche.
Il documento è netto sul punto che riguarda il nostro territorio: la situazione più problematica si registra ormai da diverse settimane proprio nel Lago Maggiore, dove l’altezza idrometrica e la portata erogata si attestano su valori prossimi ai rispettivi minimi storici. L’indice standardizzato dei volumi invasati, calcolato sui trenta giorni tra il 5 luglio e il 3 agosto, colloca il Verbano in condizioni di “siccità estrema”. E, per intenderci, la Regione Piemonte ha avviato le procedure per la richiesta dello stato di calamità naturale.
Come funziona la regolazione
Il fiume Ticino non ha un livello naturale: è un fiume governato tratto per tratto, e capire chi manovra cosa aiuta a leggere i numeri. La diga della Miorina è il rubinetto. Tre chilometri a valle di Sesto Calende una traversa mobile larga duecento metri, costituita da centoventi portine metalliche abbattibili manovrate dall’alto. Costruita tra il 1938 e il 1943, è gestita dal Consorzio del Ticino e decide quanta acqua esce dal Verbano. Le portine hanno quattro posizioni di ritenuta più una quinta, di totale abbattimento, che libera l’alveo e ricostituisce la condizione naturale del fiume.
La diga del Panperduto invece è lo smistatore. Inaugurato nel 1884 su progetto di Eugenio Villoresi, è di proprietà del Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi. Qui l’acqua si divide tra uso irriguo e uso idroelettrico. A valle, il canale Industriale arriva a Turbigo, alimenta la centrale e cede buona parte delle sue acque al Naviglio Grande; il resto rientra nel Ticino. Il Villoresi prosegue verso est. E dal fiume, sulla sponda piemontese, si stacca il canale Regina Elena che serve la risaia novarese e vercellese.

Chi decide
Il Consorzio del Ticino gestisce la Miorina e regola il lago: non è un ente pubblico, ma un consorzio fra soggetti privati, consorzi di agricoltori e concessionari idroelettrici, finanziato dai contributi dei consorziati. Il presidente è Paolo Seitone, nominato dal ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin. L’Est Ticino Villoresi è il consorzio di bonifica che possiede il Panperduto e distribuisce l’acqua agli agricoltori attraverso Villoresi e Navigli.
L’Autorità di bacino distrettuale del Po coordina l’Osservatorio che classifica la severità idrica e, con la Conferenza Istituzionale Permanente, fissa i livelli sperimentali di regolazione del lago. Regione Lombardia e Regione Piemonte sono le autorità concedenti: autorizzano le derivazioni e, nelle emergenze, le deroghe al deflusso ecologico. Completano il quadro il Parco lombardo della Valle del Ticino, i concessionari idroelettrici e, a monte, il Canton Ticino con l’Ufficio federale dell’ambiente.
L’acqua che non c’è
Il quadro sinottico allegato al bollettino, aggiornato al 4 agosto, permette di seguire l’acqua lungo tutto il percorso.

Nel Verbano entravano dai suoi immissari principali, Ticino svizzero e Toce, circa 82,6 metri cubi al secondo. Dalla Miorina ne uscivano 76. Sul Ticino sublacuale le portate concesse alle derivazioni ammontano complessivamente a 217,7 metri cubi al secondo: quel giorno ne venivano effettivamente derivati 79,9, cioè poco più di un terzo. Alla sezione di Pavia il fiume misurava 46 metri cubi al secondo. Il divario tra concesso e derivato è la fotografia più asciutta della crisi: le concessioni esistono, l’acqua per onorarle no.
Il contesto meteorologico dell’area lo spiega. Nel comparto idrografico “Lombardo Ticino sublacuale”, che è il nostro, a luglio sono caduti 21,7 millimetri di pioggia contro una media di 58,3: poco più di un terzo. Il minimo storico mensile per quell’area è di 12,5 millimetri, registrato nel 2007. La temperatura media di luglio è stata di 26,8 gradi contro una media di 24,5, a ridosso del massimo storico di 27,4 del 2015.
L’agricoltura, il riso, e perché la partita non è solo lombarda
Nel bollettino c’è un passaggio che spiega perché il Verbano venga guardato da mezzo Nord Italia. Il sistema Ticino-Lago Maggiore alimenta la più estesa area risicola d’Europa: Vercellese, Novarese e Lomellina. Il riso è attualmente in fioritura, una fase che richiede un fabbisogno irriguo elevato per almeno tre settimane, e l’Osservatorio avverte che un approvvigionamento insufficiente in questo momento può compromettere la quasi totalità del raccolto, o determinare danni qualitativi rilevanti se la carenza prosegue nelle fasi di formazione e maturazione della cariosside.

È il motivo per cui la richiesta di ridurre il deflusso ecologico del Ticino, il minimo vitale che deve restare nell’alveo a valle delle captazioni, è arrivata sul tavolo. Il valore ordinario è di 17 metri cubi al secondo; Lombardia e Piemonte hanno chiesto di scendere a 14. Nell’elenco delle deroghe allegato al bollettino l’istanza compare al numero 28: bacino Ticino, corso d’acqua Ticino, province di Novara e Varese, utilizzo irriguo, data 28 luglio 2026. La disciplina lombarda approvata a inizio luglio consente deroghe per un massimo di sessanta giorni, solo in condizioni di severità media o alta, e subordinatamente a un programma di monitoraggio ambientale.
Non sarebbe la prima volta: anche nel 2022 il rilascio nel Ticino fu portato da 17 a 14 metri cubi al secondo.
Gli aiuti che restano
Per sostenere le portate di valle, Autorità di bacino e Regioni hanno già chiesto ai gestori idroelettrici maggiori rilasci dai grandi invasi alpini. All’inizio di agosto arrivavano, a titolo indicativo, circa 7 metri cubi al secondo dalla Dora Riparia, 8 dall’Orco e 13 dal bacino del Toce. Ma i serbatoi sono ormai intorno al 38-40 per cento e il bollettino è esplicito: i margini di sostegno di origine nazionale risultano in larga parte esauriti.
Resta l’ipotesi svizzera, da valutare attraverso l’Organismo Bilaterale italo-svizzero e i canali diplomatici. Il bacino elvetico del Ticino-Lago Maggiore dispone di undici invasi principali per circa 440 milioni di metri cubi di capacità, oggi riempiti al 40 per cento su livelli comunque storicamente bassi. Anche a nord del confine, insomma, il margine è stretto.
Quanto alla neve, il bollettino alla voce “accumulo nevoso” riporta una riga sola: dato allo stato attuale non considerato. Non c’è più niente da misurare.
Cosa aspettarsi
Nei prossimi giorni sono attesi temporali anche intensi e un calo termico. Ma l’Osservatorio raffredda le speranze: al momento non si prevede un beneficio significativo e duraturo in termini di disponibilità idrica. Gli eventi di luglio, annota il bollettino, hanno quasi sempre avuto carattere temporalesco, con rovesci intensi ma localizzati e concentrati nel tempo, limitando in gran parte i benefici per la risorsa.
Sotto il drone, intanto, il Panperduto continua a fare quello per cui è stato costruito: dividere. Solo che l’acqua da dividere, quest’anno, è quella che non c’è.
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