“In provincia nulla accade in un giorno”: Bais porta al Gagarin di Busto il suo Radical Pop
Alla vigilia della data al Circolo Gagarin di Busto Arsizio, Bais racconta il rapporto con Milano e la provincia, la collaborazione con Carlo Corbellini dei Post Nebbia e il percorso di Radical Pop, un disco che ha (ancora) molto da dire e da farsi scoprire
Il “Radical pop” di Bais (foto copertina di Claudia Cosi) è fatto di immagini, dettagli quotidiani e vite in continuo movimento. Un universo che prende forma tra la provincia veneta in cui è cresciuto, Bassano del Grappa, e la Milano in cui vive da anni, e che trova nel suo terzo LP (Sugar, 2025) il suo capitolo più compiuto e personale. Martedì 15 settembre il cantautore sarà al Circolo Gagarin di Busto Arsizio per una data speciale in versione solista, sul palco porterà un disco che continua a vivere e a trasformarsi anche mesi dopo la sua uscita. Alla vigilia del concerto abbiamo parlato con lui di provincia e metropoli, della collaborazione con Carlo Corbellini dei Post Nebbia, del rapporto con il tempo e della strana necessità di sentirsi sempre, in qualche modo, in transizione.
Ciao Luca, come stai? Come hai trascorso l’estate e le vacanze? Ti sei “ripreso” prima di rimetterti in marcia per le date autunnali, a partire da quella del 15 settembre al Gagarin di Busto Arsizio?
Ciao Marco, sto bene grazie. Ho passato Agosto scrivendo un po’ di musica nuova tra Bassano e un ritiro in montagna tra le Dolomiti.
Vieni da fuori, dal Veneto, ma ormai vivi a Milano da tempo, avevo letto che ti eri trasferito per l’università. Che rapporto hai oggi con la città? Ti senti un po’ milanese o mantieni lo sguardo esterno di chi la vive come un punto di transito?
Ho smesso di chiedermi che rapporto ho con Milano, alla fine è la città in cui vivo e ci sarà un motivo per cui non sono ancora scappato. Non credo mi sentirò mai milanese ma mi sento comunque parte di una comunità grazie agli amici e ai luoghi che frequento.
Mi immagino che Milano torni più volte nel vissuto e nelle immagini di Radical Pop, anche se non mi pare venga menzionata, se non in Calvin. Però è lì che mi immagino la “festa” di Parole Piccole o “la lingua del capitalismo”…
Si inevitabilmente la città in cui vivi influenza quello che racconti, magari non sempre esplicitamente ma Milano ha una presenza molto forte nelle mie canzoni.
(Allo shop del Gagarin c’è una maglietta realizzata con Familia Povera recante un ironica scritta Busto Arsizio makes me cry. Per una città così vicina alla “capitale” della musica… forse si soffre un po’ il rapporto provinciale con Milano. Quale è il tuo rapporto con la (tua di) provincia?
Io amo Bassano. All’infuori della bellezza della città e dei paesaggi che la circondano, pur essendo una realtà provinciale, ha sempre avuto un bel fermento culturale e musicale.
Mi piace molto la provincia, ti fa immaginare e desiderare le cose di più, nulla accade in un giorno come in una metropoli.
Ascoltando il disco, per lo meno da fuori, si percepisce come un punto di svolta rispetto alla tua discografia precedente, molto più simile a un disco fatto da/in band. Tu come posizioni Radical Pop nel tuo percorso rispetto a Diviso due e Disco 2?
È il disco di cui vado più fiero finora. Rispetto ai primi due credo che sia una maturazione soprattutto a livello di arrangiamenti e palette sonora.
In fase di produzione ho pensato parecchio a come arrangiare il disco in modo che fosse naturale poi suonarlo live senza stravolgerlo. Chiaramente servirebbe un altro membro della band per suonarlo a dovere ma per ora sono soddisfatto di come l’abbiamo riarrangiato con la mia band.
A proposito dell’essere un disco da band, come hai pensato di portarlo sul palco del Gagarin? A proposito, ho visto online materiale con una formazione classica a 4: è così che vi vedremo?
Purtroppo al Gagarin sarò in solo, chitarra piano e voce. Dico purtroppo perché preferisco sempre suonare con la band, però è divertente anche riarrangiare i pezzi in acustico e creare un’atmosfera più intima col pubblico.
Le canzoni di Radical Pop spesso non (sembrano a me) raccontano storie lineari, ma sono sequenze di immagini e contesti relazionali/amorosi legati a una vita in transizione, tipica della fine dei vent’anni (i late millennial). Che momento è della tua vita?
Per me è sempre un momento di transizione, riesco a riflettere sulla mia vita solo quando sono in movimento, in viaggio da un posto all’altro. Non saprei dirti che momento è della mia vita però, so che sto cercando di fare solo le cose che mi interessano e di cui sono appassionato.
Radical Pop è uscito nella prima metà del 2025, senti che siamo alla fine del ciclo del disco ora che è fuori da un po’?
A volte certi dischi hanno bisogno di più tempo di altri per venire scoperti, ascoltati e approfonditi. Per me non è finito il ciclo, finché non uscirà il prossimo disco spero di poter portare in giro Radical Pop e farlo scoprire a più persone possibili. Questa legge non detta che per suonare live devi per forza avere un’uscita discografica fresca fuori non ha senso, è controproducente sia per gli artisti che per gli ascoltatori.
In RP si sente abbastanza la mano di Corbellini dei Post Nebbia in questo mix originale tra melodie acustiche/catchy e un sound più elettrico e strumentale. Come vi siete conosciuti e com’è nata questa collaborazione? E’ stata in occasione di DNA?
Si mentre scrivevamo DNA abbiamo avuto modo di conoscerci meglio e siamo diventati amici. Poi dopo qualche anno ho chiesto a Carlo se voleva produrre il mio nuovo disco. È stata un’esperienza molto bella e intensa e sono felice di avere collaborato con un amico di cui sono peraltro anche un grande fan.
Radical ma anche pop… sono presenti reference nascoste e giochi di parole? Dai figli delle stelle in Serpenti a Vino Naturale dove canti “Alberto, sceglimi adesso”: è una citazione voluta a Scegli me dei Verdena di Alberto Ferrari o una coincidenza?
Diciamo che è nata come una coincidenza e un po’ per ridere, ma successivamente ho pensato che fosse una bel riferimento ad una canzone del mio gruppo italiano preferito.
Al “merch” ci sarà ancora il vinile? Mi era rimasta impressa la particolarità della versione fisica che conteneva una traccia in più, Ancora, pubblicata in streaming dopo rispetto al resto del disco. Un’idea tua? E’ il tuo primo vinile stampato? Io, che ammetto di averti conosciuto solo a metà del tuo percorso, di Disco 2 ho sempre e solo trovato il CD.
Ci saranno anche i vinili, certo! Quella di “Ancora” è stata una storia molto travagliata, la scelta di inserire il pezzo in esclusiva nel formato fisico è stato un po’ il classico “fare di necessità virtù”.
Sentiremo qualcosa di nuovo dal vivo? A volte si usano i live proprio come questo al Gagarin per testare i pezzi e avere i primi feedback sugli inediti.
Non credo ma mai dire mai, potrei accennare qualche nuovo pezzo se me la sento. In generale, non ho mai pensato che suonare pezzi nuovi inediti per avere feedback dal pubblico fosse una buona idea, piuttosto li proverei per capire se per me reggono dal vivo, se hanno il groove e la giusta energia.
… e una domanda bonus! Non pretendo una risposta, ma almeno un punto di vista: come mai secondo te oggi ci sono così tanti artisti solisti che in realtà avrebbero l’attitudine di una band (penso a te, a Rares, o prima di voi a Giorgio Poi o Motta, che veniva già da una band, ma anche al percorso dei Cani o dei Tame Impala che usano nomi d’arte collettivi)? È una conseguenza del fatto che negli ultimi dieci anni è diventato molto “più facile” prodursi le demo in autonomia? Tu ritieni che sia più facile?
Non lo so, forse perché da giovani è più facile trovarsi a suonare, c’è più tempo per sperimentare insieme, per perdere tempo anche. Sicuramente è molto più facile autoprodursi al giorno d’oggi, ma allo stesso tempo credo che sia molto importante avere dei limiti nella creatività, quando non hai tutti i mezzi a disposizione cerchi un modo originale per concretizzare le idee.
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