La Gallaratese compie 150 anni: dentro la palestra che racconta un secolo e mezzo di sport e storia della città
Fondata il 26 settembre 1876, la Società Ginnastica Gallaratese nasceva nella città industriale di fine Ottocento, con una sede di grande fascino. Le visite dei Giovani FAI del Seprio all''edificio negotico hanno riaperto le pagine di una storia fatta di ginnastica, atletica, ciclismo e calcio, tra atleti e grandi eventi sportivi
Centocinquant’anni di sport, ma anche centocinquant’anni di Gallarate. C’è un edificio, appena fuori dal centro storico, che racconta entrambe queste storie: è la sede della Società Ginnastica Gallaratese, lungo la via Ronchetti, con la sua inconfondibile facciata, le grandi finestre ogivali e la torretta che da oltre un secolo fanno parte del paesaggio cittadino.
Nel 2026 la Gallaratese celebra 150 anni dalla fondazione e l’anniversario è diventato anche un’occasione per riscoprire quanto si nasconde dietro quelle mura. A farlo sono stati, tra gli altri, i Giovani FAI della Delegazione Fai del Seprio, che hanno proposto quattro turni di visite guidate, accompagnando una cinquantina di persone alla scoperta della palestra e della società che la fece costruire.
Una storia che comincia esattamente il 26 settembre 1876, quando alcuni giovani gallaratesi costituirono il primo Circolo Ginnico. Erano gli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia e anche l’attività fisica veniva interpretata come strumento di educazione individuale e civile. Il motto scelto fu infatti “Tutto per la Patria” e tra gli obiettivi figuravano lo sviluppo fisico e lo “svago mentale”, attraverso esercizi ginnici e passeggiate periodiche.
Principale animatore fu Enrico Macchi, affiancato tra gli altri da Olinto Pasta, Paolo Fauser e Battista Aspesi. In poco tempo gli iscritti arrivarono a una quarantina. La preparazione aveva allora anche un’impronta militaresca: divise, disciplina, passeggiate ginniche di primavera e autunno accompagnate dalla fanfara e dalla bandiera sociale. Alla fine del primo anno il Circolo assunse definitivamente il nome di Società Ginnastica Gallaratese.

Prima in via Arnetta, poi la grande palestra
«La società aveva inizialmente sede in un edificio in via Arnetta, di fatto nell’attuale piazza Guenzati», spiega Riccardo Monti dei Giovani FAI del Seprio, del gruppo che ha curato le visite guidate.
Quella prima palestra civica però non bastò a lungo: la società cresceva e, insieme alla ginnastica, arrivavano nuove discipline. Alla fine dell’Ottocento si praticavano ginnastica artistica, pesistica, tiro alla fune e atletica leggera, alle quali si aggiunsero poi scherma, ciclismo e, nei primi anni del Novecento, calcio. Nel frattempo la Gallaratese aveva assunto anche un ruolo sociale, promuovendo iniziative di solidarietà per i poveri della città e per le popolazioni colpite dalle calamità.
Negli anni Novanta dell’Ottocento diventò dunque evidente la necessità di una nuova casa: si pensò a una palestra con velodromo e persino un eventuale impianto per il tiro a segno. Per finanziarla venne aumentata la quota mensile dei soci a una lira e cinquanta e fu aperto un prestito da 30mila lire.
Il progetto definitivo venne affidato all’architetto Attilio Puricelli, mentre i lavori furono eseguiti dall’impresa gallaratese Giovanni Bossi. Accanto sorse anche il velodromo: una pista di 333 metri, completata abbastanza rapidamente da poter ospitare già nell’ottobre 1894 una prima gara ciclistica.
La nuova palestra – dalle inconfondibili forme – venne inaugurata ufficialmente il 6 e 7 luglio 1895. Non fu una cerimonia riservata agli sportivi, ma una vera festa cittadina: società ginniche in corteo dal Broletto, banda musicale, autorità, dimostrazioni atletiche e, nella giornata successiva, gare di corpo libero, attrezzi, salto in alto e in lungo e ciclismo.
La posizione scelta racconta a sua volta un pezzo di storia urbanistica. Alla fine dell’Ottocento quella era ancora un’area periferica, appena oltre il centro storico, lungo l’asse che conduceva verso Varese. Gallarate stava però cambiando velocemente: l’industrializzazione attirava nuovi abitanti e fabbriche, case e servizi si espandevano oltre il vecchio nucleo urbano.

La palestra finì così per anticipare lo sviluppo della città. Poco dopo, proprio davanti all’impianto sportivo, sarebbe sorto il cotonificio Maino e intorno si sarebbe sviluppato il quartiere della Cascinetta, con abitazioni operaie, villini e nuovi servizi, su una trama di vie ortogonali tipicamente tardoottocentesca. Quella che nel 1895 appariva una scelta quasi periferica si ritrovò in pochi anni al centro di un quartiere in piena espansione.
Un edificio tra neogotico e Rinascimento lombardo
Ed è proprio l’edificio uno dei protagonisti delle visite FAI. Pur essendo stato talvolta definito Liberty, il libretto preparato per le visite invita a leggerlo piuttosto come un esempio di architettura eclettica, «con reminiscenze neogotiche e neorinascimentali lombarde». Il progetto di Puricelli combina infatti le grandi finestre ogivali e gli elementi verticali di ispirazione gotica con laterizio, bifore, oculi e richiami ai palazzi lombardi del Quattrocento.
Sul fronte principale spiccano ancora oggi le tre grandi finestre ogivali, incorniciate da elementi chiari che contrastano con il laterizio. La torretta, invece, contribuisce a dare slancio alla facciata e rende la palestra immediatamente riconoscibile. Diversa era la facciata interna, concepita con terrazze e gradoni che permettevano al pubblico di assistere alle competizioni sul campo e nel velodromo. Anche parte dell’attuale palestra era originariamente un portico aperto destinato agli spettatori.

L’affresco perduto di Carlo Stragliati
Ma la sorpresa più affascinante era all’interno.
La palestra originaria era costituita da un unico grande salone a tutta altezza. Al primo piano correva una balconata dalla quale il pubblico poteva assistere agli esercizi e alle competizioni, mentre la luce entrava dalle tre grandi finestre ogivali.
Sul soffitto si trovava un grande affresco di Carlo Stragliati, pittore milanese di nascita ma gallaratese d’adozione, dedicato alle glorie dello sport.
Durante le visite la figura dell’artista e l’opera sono state raccontate anche con il contributo di Matteo Scaltritti, della Società Gallaratese degli Studi Patri. Dell’affresco, purtroppo, non rimane traccia: è andato perduto nel corso del Novecento, forse coperto già negli anni della Seconda guerra mondiale. La documentazione raccolta per il centocinquantesimo ne conserva però una rara immagine in una cartolina commemorativa del venticinquesimo anniversario della società.
Dal ciclismo al calcio: gli anni d’oro della Gallaratese
La palestra divenne presto uno dei luoghi dello sport cittadino. Il velodromo contribuì alla diffusione del ciclismo a Gallarate e nei dintorni e nel 1906 furono organizzate anche gare di cross-country nella brughiera.
Nel 1907 entrò ufficialmente nella società anche il calcio. Gli anni precedenti alla Prima guerra mondiale furono tra i più floridi: la Gallaratese arrivò a contare oltre mille soci ed era considerata una delle società sportive più prestigiose della Lombardia.
La guerra interruppe bruscamente quella crescita. Molti giovani furono chiamati alle armi e parte della palestra venne requisita. Al termine del conflitto l’edificio fu utilizzato anche come magazzino dall’armata cecoslovacca e tornò alla società soltanto nel 1919.
Olinto Pasta, Alessandro Maino e la tribuna del 1926
Tra le figure che attraversano la storia della società c’è Olinto Pasta, protagonista fin dagli anni della fondazione e per decenni alla guida del sodalizio. Dopo la Prima guerra mondiale divenne invece presidente onorario Alessandro Maino, uno dei maggiori industriali tessili gallaratesi, il cui cotonificio si trovava proprio davanti alla palestra. Maino sostenne economicamente la società in diversi momenti di difficoltà.
Il suo nome è legato soprattutto al 1926, anno del cinquantesimo anniversario. Per l’occasione venne realizzata la nuova tribuna del campo sportivo: un intervento da 79mila lire, finanziato in larga parte proprio da Maino. L’impianto sportivo gallaratese porta ancora oggi il suo nome.

Le crisi, il calcio e la rinascita del dopoguerra
Non furono però centocinquant’anni senza difficoltà. Negli anni Venti la progressiva concentrazione delle attività sul calcio creò squilibri economici e alcune discipline, tra cui atletica e ginnastica, furono temporaneamente sacrificate.
La situazione diventò così difficile che la società lanciò attraverso La Prealpina una sottoscrizione tra i cittadini. Con la crisi economica internazionale il complesso immobiliare dovette infine essere ceduto al Comune, pur mantenendo il diritto di utilizzo. Solo dopo la Seconda guerra mondiale la Gallaratese riuscì a riacquistarlo, anche grazie all’intervento del sindaco Francesco Buffoni.
Nel dopoguerra tornarono ginnastica e atletica. Ed è qui che nella storia della Gallaratese compaiono nomi destinati a diventare celebri. Uno è Ottavio Missoni, protagonista dell’atletica italiana e olimpionico a Londra nel 1948, prima di diventare uno dei nomi più conosciuti della moda. Tra i protagonisti di quella stagione però non si può non citare anche l’atleta gallaratese Luigi “Gigi” Gnocchi.
E nella storia calcistica compare Rubens Fadini, giocatore-operaio che calcò il terreno della Gallaratese prima di passare al Torino e che, giovanissimo, fu tra le vittime della tragedia di Superga del 1949 (è ricordato da un busto a bassorilievo sul lato verso il campo da calcio, nella foto un particolare).

L’atletica, il calcio e la Stella d’oro del Coni
Per molti anni l’atletica rimase uno dei fiori all’occhiello della società.
Nel 1964 i risultati ottenuti nell’atletica valsero alla società un diploma del Coni e una targa di benemerenza. Anche il calcio regalò soddisfazioni: nel campionato 1967-68 la Gallaratese raggiunse la Serie C.
Nel 1976 arrivò quindi il primo grande anniversario: il centenario, celebrato il 26 settembre con manifestazioni e gare sportive. In quell’occasione il Coni assegnò alla Gallaratese la Stella d’oro al merito sportivo.
Centocinquant’anni dopo, costruire il futuro
Dagli anni Ottanta si aggiunsero le arti marziali, mentre con il passare del tempo il peso delle diverse discipline è cambiato. L’atletica, protagonista fino agli anni Novanta, ha progressivamente lasciato spazio ad altre attività.
«Con la palestra abbiamo sempre cercato di tenere aperto uno spiraglio, di dare continuità alla Gallaratese», racconta Patrizia Crespi, attuale vicepresidente, che in occasione dei 150 anni ha voluto ringraziare gli allenatori che hanno accompagnato generazioni di atleti, tra cui il professor Cappelletti e il professor Torno, intervenuti alla giornata Fai insieme ad alcuni ex giocatori della squadra di calcio degli anni tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta, nel periodo della presidenza di Ida Grandi Pastorelli.

Anche l’edificio si è adattato. Nel 2001 il grande salone originario è stato diviso all’altezza dell’antica balconata con la costruzione di un solaio, ottenendo due diverse sale ginniche. Oggi gli spazi comprendono le palestre, gli spogliatoi, i depositi e gli ambienti ricavati nell’ex casa del custode. La Gallaratese continua così ad accogliere attività che vanno dalla ginnastica alla ritmica, dalla danza alle arti marziali.
Mentre si celebrano i 150 anni di storia, resta la sfida di proseguire una avventura cominciata quando Gallarate aveva appena iniziato a trasformarsi nella città industriale moderna. «Con il presidente Gabriele Calò stiamo cercando di ricostruire un futuro per questa società», dice Patrizia Crespi.

Le visite dei Giovani FAI hanno permesso per qualche ora di guardare l’edificio con occhi diversi (quattro sono state le visite organizzate nella giornata del 27 settembre). Ci sono 150 anni di atleti, allenatori, dirigenti e spettatori, ma anche i cambiamenti di Gallarate, l’espansione fuori dal centro storico, l’industrializzazione, due guerre, periodi di gloria e momenti di crisi.
Una storia iniziata il 26 settembre 1876 da un gruppo di giovani gallaratesi e che, un secolo e mezzo dopo, continua ancora nello stesso luogo.
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