A Gallarate va all’asta il palazzo sgomberato di via Torino
Lo stabile era rimasto vittima del fallimento di alcune immobiliari facenti capo alla stessa proprietà. Nuovo acquirente sarebbe il punto di partenza per risolvere la situazione
Dopo anni di degrado, battaglie legali, debiti vertiginosi e la drastica misura dello sgombero nel luglio 2024, per il condominio di via Torino 8 si apre finalmente uno spiraglio di futuro: l’immobile a sette piani situato a pochi passi dal centro cittadino di Gallarate e dal museo Maga, un tempo complesso residenziale di pregio fatto edificare alla fine degli anni Sessanta dal conte Agusta, finirà all’asta il 2 dicembre.
La base d’asta è stata fissata a 6,65 milioni di euro, con un’offerta minima presentabile pari a circa 4,9 milioni di euro e il termine per la presentazione delle offerte fissato per il giorno precedente la vendita.
La complessa parabola del Civico 8 rappresenta una delle vicende edilizie e sociali più tormentate della recente storia gallaratese. Il declino è precipitato quando la quasi totalità dei millesimi dello stabile è finita nella disponibilità di tre società fa capo al medesimo gruppo immobiliare.
Le società, successivamente travolte dal fallimento, hanno smesso di versare le quote condominiali accumulate, generando un buco da oltre 700mila euro tra spese generali e utenze di gas ed energia elettrica.
L’assenza prolungata di manutenzione ha trasformato gradualmente la struttura in un edificio invivibile e insicuro. Dal 2020 il palazzo era rimasto privo di riscaldamento centralizzato e di luce nelle parti comuni. A questo si è aggiunta poi una grave emergenza igienico-sanitaria legata alla rottura della rete fognaria e delle condotte delle acque nere, che hanno invaso i piani interrati e i locali commerciali abbandonati. A quel punto, i locali abbandonati erano diventati teatro di occupazioni abusive e di frequenti episodi di criminalità.
Di fronte al progressivo deterioramento della situazione, il Comune di Gallarate aveva emesso un’ordinanza di inagibilità e sgombero coatto per ragioni di sicurezza. Il tentativo delle società proprietarie di bloccare il provvedimento presentando ricorso si era infranto davanti al TAR della Lombardia, che aveva confermato la validità dello sgombero stabilendo la priorità della salute pubblica. Le operazioni di svuotamento definitivo si sono poi concluse con l’allontanamento di tutti gli occupanti.
L’asta giudiziaria promossa dai curatori fallimentari riguarda circa il novanta per cento dell’intero immobile e comprende quarantaquattro appartamenti, gran parte dei negozi al piano terra, quattro uffici, decine di box garage e cantine. Restano invece esclusi dalla vendita coatta gli appartamenti appartenenti alle otto famiglie di piccoli proprietari superstiti che possiedono i singoli alloggi.
A pagare il prezzo più alto di questa vicenda sono stati proprio i pochi, piccoli proprietari, in parte “storici”, in parte più recenti. Le famiglie che avevano acquistato la prima casa o investito i risparmi di una vita si sono ritrovate costrette ad abbandonare i propri appartamenti invivibili, dovendo spesso farsi carico contemporaneamente del mutuo della casa sgomberata e dell’affitto per una nuova sistemazione.
Per loro, l’asta rappresenta la speranza che un investitore rilevi la maggioranza della struttura per avviare una riqualificazione integrale del blocco e risanare anche l’area circostante.
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