Le coltellate a Cuirone, il viaggio verso casa da Varese ad Avezzano, e la confessione: “L’ho ammazzata”
La relazione iniziata mesi fa, le urla che qualcuno avrebbe sentito nella pkccola corte della frazione di Vergiate, e la scoperta del corpo nella casa al pianterreno. Marco Panichi ha confessato in Abruzzo l’omicidio della compagna
Erano arrivati in provincia di Varese dal Centro Italia. Una coppia che si conosceva da pochi mesi: lui, 53 anni, con una piccola ditta individuale che aveva trovato lavori da eseguire nel Sud del Varesotto.
Lei, la compagna molto più giovane, entrambi con figli da precedenti relazioni. Avevano trovato casa in affitto in un appartamento nella zona semicentrale della minuscola Curione, a Vergiate. Un’abitazione al pianterreno, con ingresso e affaccio su quella che a tutti gli effetti è una corte interna, in un complesso edilizio ristrutturato e ricavato da vecchie case rurali. In tutto ci vivono tre o quattro famiglie.
Forse qualcuno, giovedì mattina, ha sentito delle grida provenire dal civico 12B. Una finestra con rinforzi antintrusione in metallo, una porta a vetri che è stata aperta dai vigili del fuoco dopo la confessione resa da Marco Panichi, tecnico specializzato accusato di omicidio volontario aggravato. È lui ad aver ammesso di aver ucciso a coltellate la compagna, Grey Noralba Sanmartin Villalba, 36 anni, di origini colombiane, trovata senza vita a terra al pianterreno dell’immobile nella tarda serata di giovedì.
I vicini hanno notato il viavai di mezzi con i lampeggianti e sentito le sirene dei vigili del fuoco, intervenuti a notte fonda – le prime ore di venerdì – per aprire l’appartamento e fare la macabra scoperta. A circa 700 chilometri di distanza, intanto, Panichi aveva già raccontato ai carabinieri di Avezzano, davanti al pubblico ministero Maurizio Maria Cerrato, la propria versione dei fatti.
Un racconto che la difesa dell’uomo ha sintetizzato come una reazione a un’aggressione da parte della compagna, descritta come particolarmente gelosa. Secondo questa ricostruzione, la vittima avrebbe trovato nel secondo cellulare del compagno alcune fotografie di precedenti relazioni, riferite a donne conosciute prima che i due si incontrassero nelle Marche, ad Ancona, nella primavera scorsa, quando sarebbe iniziata la loro relazione.
Da qui sarebbe scaturito un litigio breve, ma intenso. Una vicina riferisce, per averlo appreso da un’altra residente, che giovedì mattina sarebbero state udite urla forti, seguite poi dal silenzio. Panichi avrebbe riportato ferite in alcune zone del corpo, che la difesa riconduce a un tentativo di difendersi dall’aggressione. La sua reazione avrebbe poi raggiunto la donna con diversi fendenti, alcuni dei quali in zone vitali. Dopo averla colpita, l’uomo avrebbe lasciato il corpo nell’appartamento e si sarebbe allontanato.
Sono elementi che dovranno essere confrontati con i rilievi dei militari del Nucleo investigativo della Compagnia dei carabinieri di Gallarate, impegnati nei sopralluoghi nell’abitazione. La Procura ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima e non si escludono ulteriori accertamenti sulle ferite riportate dall’indagato, che, secondo quanto riferito dal suo legale, sarebbero già state suturate.
La relazione fra i due, stando a quanto emerso nelle ore successive alla diffusione della notizia, era dunque recente, ma non recentissima, partita circa un anno e mezzo fa da una frequentazione social. Sarebbe iniziata dopo che Marco Panichi aveva lasciato la precedente residenza di Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, per trasferirsi al Nord, nella corte di via De Amicis a Curione, nel territorio di Vergiate.
Una coppia quasi «fantasma», almeno agli occhi dei vicini. In pochi ricordano di averli visti insieme: lui con gli occhiali dalla montatura bianca, lei, più giovane, sudamericana. «Sì, abbiamo visto qualche volta la macchina dei carabinieri arrivare nel cortile», racconta una residente. Al momento, tuttavia, non risulterebbero denunce a carico di Panichi.
L’uomo si trova ora in carcere in Abruzzo, nella sua terra d’origine, che avrebbe raggiunto autonomamente, forse per incontrare alcuni parenti, prima di presentarsi ai carabinieri e ammettere le proprie responsabilità con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: «L’ho ammazzata», tra le lacrime, andate avanti tutta la notte come riposta il suo legale Leonardo Casciere che lo assisterà anche di fronte al giudice per le indagini preliminari di Avezzano di fronte al quale il sospettato comparirà lunedì per la convalida del fermo.
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