Uto Ughi incanta Gallarate con un archetto che a tratti si fa bacchetta
Applausi scroscianti e standing ovation per il Maestro del violino di origine bustocca sul palco del Condominio domenica 25 ottobre assieme ai Virtuosi del Lemene
Il concerto di Uto Ughi al Teatro Condominio Vittorio Gassman di Gallarate, domenica 25 ottobre, è stato un regalo per il pubblico presente in sala e per tutta la città, dove il grande Maestro del violino si era già esibito un anno fa (il 14 ottobre 2025), promettendo un graditissimo e atteso ritorno.
Ad accompagnarlo nell’esibizione, su musiche di Antonio Vivaldi e Johann Sebastian Bach, l’orchestra Virtuosi del Lemene, composta da affermati musicisti e giovani talenti (il contrabbassista Michele Benzonelli, la violoncellista Veronica Nava e il violista Cesar Augusto Bracho Bracho) ,cui il grande Maestro del violino piace dedicare attenzione, incoraggiamento e fiducia. A guidare la formazione il primo violino Glauco Bertagnin assieme ai colleghi Giorgio Baldan, Mattia Tonon, Luca Marzolla e Nicola Mansutti, e poi la viola di David Briatore e il violoncello di Giordano Pegoraro.
Molto apprezzato durante “Il Cardellino”, il flauto solista di Walter Zampiron (direttore, curatore artistico e anima dei Virtuosi del Lemene), ma è poi la magia del violino di Uto Ughi a rapire il pubblico, su un repertorio di altissima qualità.
Quando non suona l’archetto del Maestro, al centro della scena, sembra quasi dirigere gli altri musicisti attorno a lui e poi, giocosamente, quasi bacchetta il pubblico nell’introdurre il primo dei due bis. Un brano di Gaetano Pugnani, grande musicista della scuola torinese, nella revisione di Fritz Kreisler. «Conoscete Kreisler?», chiede il Maestro. «Sì», risponde qualcuno dalla platea. «E allora raccontatemi di lui», risponde divertito Uto Ughi e spiega che era «uno dei violinisti con il suono più bello mai sentito, dotato di grande senso dell’umorismo perché si prendeva gioco dei critici proponendo brani da lui composti dicendo fossero manoscritti del seicento appena ritrovati».
Splendido nei suoi 82 anni compiuti, Uto Ughi concede al pubblico anche un secondo bis: un Capriccio di Paganini, «il più grande violinista di tutti i tempi – afferma – Bisognerebbe suonarlo in perfetta forma fisica, io però ho un fastidioso mal di schiena». Ma gli applausi lo incoraggiano e premiano la sua immensa maestria, la sensibilità artistica e il grande amore per la musica che ha ancora il piacere di condividere con il pubblico. Ancora grandi applausi e meritata standing ovation.

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