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Processo “Hydra”, condannato il sistema mafioso lombardo: 62 sentenze fino a 16 anni

Il Gup di Milano ha riconosciuto l'alleanza tra Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra che operava nella regione. Riconosciuta l'accusa di associazione mafiosa unitaria

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È arrivata nella serata di oggi la sentenza del Gup di Milano, Emanuele Mancini, per il maxi-procedimento scaturito dall’inchiesta “Hydra”. Nell’aula bunker del carcere di Opera, il giudice ha condannato con rito abbreviato 62 imputati, infliggendo pene che raggiungono i 16 anni di reclusione, confermando l’esistenza di un vero e proprio “sistema mafioso lombardo”.

L’inchiesta della Dda di Milano aveva portato alla luce una presunta “alleanza” orizzontale tra esponenti di spicco delle tre principali organizzazioni criminali – Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra – che avrebbero messo da parte le rivalità per gestire affari comuni sul territorio regionale.
La conferma dell’impianto accusatorio

Il giudice ha riconosciuto la contestazione principale mossa dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane: l’esistenza di un’associazione mafiosa costituita da appartenenti a gruppi diversi. Si tratta di un passaggio giuridico fondamentale che convalida la tesi della Procura diretta da Marcello Viola sulla capacità delle mafie di mutare e cooperare nel tessuto economico lombardo.

La pena più severa, 16 anni di carcere, è stata inflitta a Massimo Rosi, indicato dagli inquirenti come elemento di vertice della ‘ndrangheta. Per quanto riguarda gli altri imputati che hanno scelto il rito abbreviato: 18 sono stati assolti; 9 hanno patteggiato la pena; 45 persone sono state rinviate a giudizio e dovranno affrontare il processo ordinario.

Un iter travagliato

Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo, avevano subito un iniziale rallentamento nell’ottobre 2023, quando il gip aveva rigettato la quasi totalità delle richieste di custodia cautelare. Successivamente, però, le decisioni del Tribunale del Riesame e della Cassazione avevano ribaltato quella lettura, confermando la solidità dell’inchiesta, arricchita anche dalle recenti dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Undici imputati sono stati invece prosciolti durante l’udienza preliminare. Per la maggior parte dei condannati odierni rimane confermata la custodia in carcere.

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Pubblicato il 12 Gennaio 2026
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