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Gli agricoltori protestano a Strasburgo, Coldiretti: “Più controlli e stop a import sleale”

Presente anche una delegazione di agricoltori varesini e lombardi al Parlamento Europeo per chiedere reciprocità e trasparenza.

Protesta agricoltori strasburgo

Il confine tra la tutela del mercato interno e l’ingresso di merci da paesi terzi diventa un “fronte” a Strasburgo, dove oltre mille agricoltori hanno sfilato fino alla sede del Parlamento Europeo. Tra i partecipanti si è distinta una delegazione composta da produttori del Varesotto e della Lombardia, giunti per sostenere la linea di Coldiretti contro quella che viene definita «una deriva ideologica della Commissione». Questa la posizione di Coldiretti: le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere.

La presenza del territorio è stata ribadita dal presidente di Coldiretti Varese, Pietro Luca Colombo, che ha sottolineato come la protesta miri a un cambio di passo immediato. “Agli agricoltori europei si chiede giustamente di produrre cibo di qualità che salvaguardi la salute dei consumatori e l’ambiente: chiediamo quindi che ci sia reciprocità rispetto ai prodotti che entrano nell’Unione Europea, affinché rispettino le nostre stesse regole”, ha dichiarato l’esponente varesino durante il corteo tenutosi martedì 20 gennaio.

Al centro della contestazione c’è l’accordo commerciale con il Mercosur, considerato l’emblema di una politica che spalanca le porte a prodotti coltivati con sostanze bandite in Europa da decenni. Secondo l’associazione di categoria, la gestione di Ursula Von der Leyen sta trasformando il settore in un laboratorio gestito da tecnocrati, scaricando costi e burocrazia sulle aziende italiane. Si stima che gli obblighi inutili sottraggano circa 100 giorni di lavoro ogni anno a chi opera nei campi, mentre il codice doganale permetterebbe ancora l’inganno dell’ultima trasformazione per nascondere l’origine dei prodotti.

Il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, presente alla manifestazione insieme al segretario generale Vincenzo Gesmundo e ai vertici lombardi Gianfranco Comincioli e Giovanni Benedetti, ha confermato che la mobilitazione non si fermerà. “Vogliamo dare garanzie sulla qualità dei prodotti e assicurare che i cibi importati rispettino esattamente le stesse regole e gli stessi standard ai quali sono sottoposte le nostre imprese”, ha ribadito Prandini, evidenziando la necessità di tutela per il lavoro agricolo e per la salute dei cittadini.

L’affondo di Vincenzo Gesmundo si è concentrato sulla sicurezza dei porti, citando l’esempio di Rotterdam come punto d’ingresso per merci non tracciate: «Siamo qui per denunciare la necessità che, partendo proprio dal Mercosur, tutti i prodotti che importiamo in Europa e soprattutto in Italia siano pienamente tracciabili – dichiara il segretario generale di Coldiretti -. Noi abbiamo fotografato nel porto di Rotterdam quella che possiamo definire la porta degli inferi: le cose più schifose che arrivano in Italia. È quindi necessario che partendo da questa grande capacità di mobilitazione popolare, si possa arrivare non solo al concetto di reciprocità, ma a un controllo che riguardi tutte le merci che importiamo, sia dal punto di vista della qualità sia, soprattutto, da quello della salubrità. I Paesi dai quali importiamo prodotti e derrate alimentari utilizzano ancora fitofarmaci e veleni che in Europa sono stati banditi da oltre quarant’anni. Questo non è pensabile né auspicabile: non possiamo continuare in questa direzione».

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Pubblicato il 20 Gennaio 2026
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