Cavalletti e colori alla Cascina dei Poveri, a Busto Arsizio la prima giornata di pittura en plein air
L'iniziativa dell'Associazione Riabitare, con il patrocinio del Comune, apre la strada al sesto centenario della Beata Giuliana Puricelli. Tre categorie, una giuria e una mostra finale allo Spazio Arte Farioli
Portare tela e cavalletto davanti a una cascina del Quattrocento e provare a fermarla con i colori, mentre attorno il paesaggio si prepara a cambiare per sempre. È la proposta dell’Associazione Riabitare, che domenica 20 settembre organizza a Busto Arsizio una giornata di pittura en plein air alla Cascina dei Poveri, con il patrocinio del Comune.
L’appuntamento è dalle 9 alle 19 e resta aperto a chiunque: studenti, giovani, adulti. Ognuno porta il proprio materiale, cavalletto, colori e tela, e sceglie il soggetto tra la cascina, il suo paesaggio e l’ambiente circostante. In caso di maltempo tutto slitta alla domenica successiva, il 27 settembre. Per informazioni e iscrizioni si scrive ad associazioneriabitare@gmail.com.
Al termine una commissione di esperti premierà i primi classificati di tre categorie, bambini e ragazzi, giovani e adulti, con materiali messi a disposizione da Rebesco. Le opere migliori verranno poi selezionate per una mostra di tre giorni allo Spazio Arte Farioli.
L’iniziativa guarda già al 2027. Il 27 aprile di quell’anno ricorrono infatti i seicento anni della Beata Giuliana Puricelli, nata secondo la tradizione proprio alla Cascina dei Poveri nel 1427 e poi diventata, insieme alla Beata Caterina da Pallanza, cofondatrice del monastero da cui è nato il Sacro Monte di Varese. Riabitare prova ad arrivarci con un percorso di avvicinamento.
Ma dietro l’invito a dipingere c’è anche una tesi. «Portare su tela i colori della terra, degli alberi, dei mattoni della Cascina dei poveri significa ridare voce a chi nei secoli ha vissuto in quel luogo», scrive l’associazione, «perché la terra senza la sua gente perde significato, ma anche il contrario». E ancora: non si può «recidere con un colpo di falce il passato, legami, memorie, ricordi in nome di un futuro che dimentica di armonizzarsi con il territorio mentre progetta se stesso tra analisi del territorio e carotaggi».
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