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Alle Arti di Gallarate una stagione che va oltre il teatro: prosa, bambini, scuole, formazione e il festival Filosofarti

La presentazione delle attività del Centro Culturale diventa essa stessa un evento per la città. Dalla 58esima stagione di prosa agli spettacoli per famiglie, dai progetti con le scuole alla nuova formula di Filosofarti. E sul palco arriva anche il lavoro degli allievi del corso Brook

teatro delle arti gallarate

Non si dirà mai abbastanza della fortuna di avere, a Gallarate, un centro pulsante di cultura come è il Centro Culturale Teatro delle Arti, che – fondandosi prevalentemente sul volontariato, ma non solo – è in grado di offrire una serie di appuntamenti e percorsi così articolata.
Mercoledì sera il Centro Culturale ha presentato le attività della nuova stagione, componendo un mosaico che comprende la prosa, il teatro per bambini e famiglie, il rapporto con le scuole, la formazione teatrale e cinematografica e la ventitreesima edizione di Filosofarti.

La presentazione è stata guidata da Elena Balconi, presidente del centro culturale, e da monsignor Riccardo Festa, della parrocchia proprietaria del teatro. «Il Teatro delle Arti è una realtà storica e di grande qualità, che viene portata avanti con grande ricerca, passione e coraggio» ha detto l’assessora alla Cultura Claudia Mazzetti, ricordando anche che il Comune ha previsto la possibilità di specifico sostegno economico agli istituti comprensivi per attività culturali legate al teatro.

La presentazione stessa è ormai un vero e proprio evento per la città, occasione per ritrovare intorno allo storico teatro di via don Minzoni la comunità che negli anni ne ha accompagnato l’attività. E che anche quest’anno non si è esaurito nell’illustrazione dei programmi: alla presentazione è seguita infatti la rappresentazione di “Spettacolo non disponibile”, frutto del corso di teatro Brook.

La 58esima stagione e i grandi interpreti della prosa

Al centro resta la 58esima stagione di prosa, otto spettacoli che mettono insieme grandi interpreti, classici e scrittura contemporanea.

Si comincia il 28 ottobre con Ambra Angiolini in La misteriosa scomparsa di W di Stefano Benni, mentre il 2 dicembre arriverà Matthias Martelli con Lo santo jullare Francesco, omaggio a Dario Fo nell’anno del centenario della nascita.

L’11 novembre sarà in scena Speaking in tongues, testo di Andrew Bovell con traduzione Margherita, con le allieve e gli allievi del gruppo Bausch della Scuola di Teatro e la regia di Giulia Provasoli.

Il nuovo anno porterà alle Arti Lucia Mascino e Paolo Hendel con Terzo tempo, dal testo di Lidia Ravera, seguito da Ditegli sempre di sì di Eduardo De Filippo e da Erano tutti miei figli di Arthur Miller nella produzione del Teatro dell’Elfo.

Dopo la parentesi legata al periodo più intenso di Filosofarti, la stagione riprenderà in primavera con Amanda Sandrelli e Giulio Scarpati in Cari genitori, quindi Luca Bizzarri, Enzo Paci e Antonio Zavatteri con Le nostre donne. A chiudere, il 7 maggio, sarà Almeno tu nell’universo, dedicato a Mia Martini.

Sei sabati a teatro per bambini e famiglie

Accanto alla prosa c’è un secondo pubblico al quale le Arti dedicano da tempo un’attenzione particolare: bambini e famiglie. Sei gli appuntamenti della stagione pomeridiana, dal 14 novembre al 13 marzo, con una scelta che mette insieme compagnie affermate del teatro ragazzi e linguaggi molto diversi: dalla narrazione alle marionette, dal teatro d’ombra alla fiaba.

«Abbiamo scelto il teatro come strumento di espressione per la nostra vita artistica, ma anche quotidiana», spiega Giulia Provasoli, che cura la proposta per bambini e ragazzi. Una convinzione che orienta tanto la stagione pomeridiana quanto quella destinata alle scuole: «Vogliamo che bambini e ragazzi possano confrontarsi con il teatro professionista di oggi, con spettacoli che portino la platea alla scoperta di temi ed emozioni».

L’idea, dunque, non è costruire un teatro “minore” riservato ai più piccoli, ma mettere bambini e ragazzi davanti a esperienze teatrali vere, capaci di utilizzare codici differenti e di affrontare anche argomenti non necessariamente semplici. Un’impostazione che ritorna anche nella presentazione della stagione scolastica, dove Provasoli definisce il Teatro delle Arti un «luogo d’incontro e scoperta per le nuove generazioni» e parla di una programmazione pensata per accompagnare il percorso educativo attraverso «la forza evocativa del linguaggio teatrale».

Si parte il 14 novembre con Atlantide della compagnia La Baracca di Bologna, un ritorno particolarmente significativo dopo il successo di Biancaneve della scorsa stagione, arrivato al tutto esaurito. Questa volta un misterioso pacco mette in moto il viaggio dei due protagonisti: un’immersione in una dimensione onirica nella quale riaffiorano memorie, ricordi dell’infanzia e desideri inespressi o dimenticati.

Il 5 dicembre sarà invece il momento di una storia che appartiene all’immaginario natalizio di generazioni diverse. Tornano alle Arti Carlo Colla & Figli con le loro marionette per raccontare Il Canto di Natale di Charles Dickens.

Particolarmente delicato è Il cielo degli orsi di Teatro Gioco Vita, in programma il 9 gennaio e rivolto ai bambini dai tre anni. Qui il linguaggio scelto è quello del teatro d’ombra. Lo spettacolo intreccia due storie: quella di un orso che, terminato il letargo, comincia a desiderare di diventare papà e quella di un orsetto che soffre per la morte del nonno e parte alla ricerca di quel “cielo degli orsi” nel quale la mamma gli ha detto che ora si trova. Due viaggi diversi che conducono entrambi a cercare lontano una risposta per poi scoprirla vicino a sé.

È anche un esempio della scelta delle Arti di non sottrarre necessariamente ai bambini i temi più complessi, ma di affidarsi al teatro per trovare le parole e le immagini con cui avvicinarli. Una linea che si ritrova nell’intera proposta per le nuove generazioni: nella stagione scolastica, per esempio, vengono esplicitamente indicati tra gli obiettivi la possibilità di riconoscere e nominare le emozioni e di accompagnare la crescita personale.

Il 30 gennaio arriva Il lungo giorno di Mastro Ezechiele di Controsenso Teatro. Mastro Ezechiele deve impartire un nuovo insegnamento all’apprendista Giacomo e per farlo sceglie proprio un linguaggio che gli adulti spesso finiscono per dimenticare: quello della fiaba, dove tutto può succedere e niente è necessariamente ciò che sembra.

Il 13 febbraio sarà invece la volta di Lumache del Teatro Città Murata, costruito intorno a due personaggi speculari. Luca è un ragazzino lento, tanto da essere soprannominato “la lumaca”, e vive in un mondo che vorrebbe continuamente accelerarlo. Sofia è invece una lumaca vera, ma tra le altre lumache è lei quella fuori posto: la sua mente corre veloce e vuole comprendere il significato della lentezza. Due storie che permettono di parlare ai bambini di differenze, aspettative e accettazione dei tempi di ciascuno.

A chiudere la stagione pomeridiana, il 13 marzo, sarà Alice Bossi con Il vestito nuovo dell’Imperatrice, che immagina una prosecuzione della celebre fiaba di Andersen. Protagonista è Caterina, figlia dell’imperatore, diventata imperatrice e costantemente accompagnata da uno specchio magico incaricato di controllare che rispetti le regole e sia sempre esteticamente impeccabile.

Sei spettacoli che, dietro la dimensione della fiaba e del gioco, affrontano così memoria, perdita, diversità, aspettative, regole e identità. E che danno concretezza all’idea indicata da Provasoli per il lavoro delle Arti con le nuove generazioni: fare del teatro un’esperienza collettiva nella quale incontrare storie ed emozioni, ma anche imparare progressivamente a leggere se stessi e ciò che accade intorno.

Gli spettacoli per le scuole

In questo percorso per le nuove generazioni s’inserisce anche la proposta dei matinée per le scuole

La proposta parte il 23 novembre con Il Paese senza parole di Rosso Teatro, spettacolo di narrazione e danza sull’importanza delle parole e sulla possibilità di raccontare anche attraverso il corpo.

Seguono Circe della Compagnia Corrado d’Elia, Una festa bellissima della Compagnia Arione de Falco, Io come lei di ATIR, Giochiamo a fare il Mondo di pace e lasagne del Teatro Bandito e, a marzo, Il risveglio della Cicala, nato dal progetto RISALAT, una corrispondenza epistolare tra Palestina e Italia trasformata in materia teatrale.

Ne emerge un cartellone nel quale il teatro diventa strumento per affrontare temi anche complessi: la comunicazione, il pregiudizio, l’identità, la fine delle cose, la pace, il rapporto con l’altro e le urgenze della contemporaneità.

Filosofarti cambia passo: sei mesi per interrogarsi sull’Occidente

A rendere ancora più articolata la proposta è Filosofarti, che alla sua ventitreesima edizione cambia formula.
Il festival – elaborato dal gruppo di lavoro guidato da Cristina Boracchi – non sarà concentrato soltanto nelle tradizionali settimane di appuntamenti sul finire dell’inverno, ma si svilupperà da ottobre 2026 a marzo 2027, proponendosi come una rete culturale diffusa.

Il titolo scelto è “Occidente, valori e inquietudini”. Dieci le parole intorno alle quali ruoterà il percorso: solidarietà, fraternità, pace, misura, democrazia, felicità, libertà, equità, pianeta e talento. L’obiettivo dichiarato è interrogarsi sul significato che questi concetti conservano oggi, mettendo in dialogo grandi testimoni della contemporaneità ed esperienze nate sul territorio.

Il primo momento pubblico sarà il 17 ottobre al Museo Maga di Gallarate, con la presentazione del programma e Venanzio Postiglione, protagonista dell’incontro Le dieci parole tradite: l’Occidente fra valori e inquietudini.

Anche Filosofarti rafforza il rapporto con il mondo della scuola. Per il primo ciclo sono previsti percorsi di educazione cinematografica, per imparare a leggere immagini, montaggio e linguaggio audiovisivo e sviluppare una fruizione più consapevole dei contenuti digitali.

Con “Adotta uno scrittore”, Sara Magnoli lavorerà invece con gli studenti sulla scrittura e sul giallo, partendo anche dalla necessità di non fermarsi alle apparenze e di affrontare criticamente propaganda e fake news.

Odisseo, un antico eroe per parlare del presente

Tra le attività formative spicca infine il 72esimo corso di formazione “Itinerari di ricerca”, che quest’anno sarà dedicato a Odisseo, nostro contemporaneo.

L’appuntamento è il 27 novembre al Teatro delle Arti e parte dall’archetipo omerico per indagare temi come desiderio di conoscenza, curiosità, fragilità, crisi, resilienza, identità e ricerca di sé.

Sarà una giornata interdisciplinare: dall’Ulisse greco-romano a Dante e Levi, da Tennyson a Joyce e Giono, fino alla psicologia e al cinema. Nel pomeriggio è prevista anche la proiezione di Itaca. Il ritorno (The Return) di Uberto Pasolini.

Lo “Spettacolo non disponibile”

Frutto del corso di teatro Brook, è andato in scena nella sera della presentazione anche “Spettacolo non disponibile”.

Curato da Giulia Provasoli, porta sul palco il percorso di un gruppo di attori alle prese con i classici e con una questione che accompagna inevitabilmente chi decide di misurarsi oggi con quei testi: come farli vivere nel presente, senza trasformarli in reperti, e dunque come affrontare la necessità ineludibile di attualizzarli.

teatro delle arti gallarate

Un racconto, di fronte al pubblico della presentazione, del lavoro di ricerca – in sé stessi e nella storia del teatro – fatto dagli attori dei corsi curati da Provasoli, che con Lorenzo Leopoldo Egida cura una decina di gruppi.

Il potere e il conflitto: l’Antitempesta della Scuola di teatro delle Arti selezionata da Dacia Maraini per il festival di Arona

Un centro culturale prima ancora che un teatro

È proprio la molteplicità delle proposte a restituire il senso della nuova stagione delle Arti. Il teatro di via don Minzoni rimane il cuore fisico del progetto, ma intorno al palcoscenico si muove una struttura culturale molto più ampia: spettacolo professionale e formazione, bambini e adulti, cinema e filosofia, scuole e pubblico serale. Frutto di un lavoro non solo di oggi, ma radicato in una storia partita dall’impegno di don Alberto Dell’Orto, indimenticato primo, grande animatore di questa esperienza.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 17 Settembre 2026
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