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Lettere minatorie e pressioni: in Comune la lotta per il nuovo Piano regolatore

Il "gruppo Caianiello" prese il controllo fin dalla prima fase, l'affidamento dell'incarico per disegnare il nuovo Piano di Governo del Territorio: il braccio destro di Caianiello Bilardo dice che il sindaco Cassani se ne accorse. Un passaggio centrale per gli affari del gruppo

Caianiello Bilardo Pedroni

Un sistema che ruotava intorno alle “decime” da versare a Nino Caianiello sugli incarichi ottenuti. Ma anche un sistema che si apprestava a ri-mettere le mani sul territorio di Gallarate, con il nuovo Pgt. La Variante al Pgt era un obbiettivo strategico che stava a cuore al “gruppo Caianiello”, che aveva bisogno di tenere sotto controllo l’intero procedimento, fin dalla selezione del professionista a cui affidare l’incarico. Un passaggio – ha detto Alberto Bilardo, braccio destro di Caianiello – che avvenne regolarmente e di cui era consapevole anche il sindaco Andrea Cassani.

Bilardo – assessore per Forza Italia per dieci anni a Cassano, poi a Somma Lombardo, consigliere d’amministrazione in Sogeiva e Accam – ha confermato alla Procura molti elementi del “sistema Caianiello”. La sua articolazione nelle società partecipate del Varesotto e dell’Alto Milanese, ma anche negli affari riguardanti l’urbanistica: «Cassani, subito dopo la nomina di Giuliani mi disse “sarete contenti ora”, riferendosi alla nomina di Giuliani e a noi di Forza Italia». Secondo il braccio destro di Caianiello ed ex segretario di Forza Italia il sindaco di Gallarate era dunque consapevole delle forti pressioni avviate dal “mullah” per condizionare l’affidamento dell’incarico sul Pgt. Perché da quel passaggio – e dalle nomine della commissione paesaggio, che stavano a cuore a Forza Italia – dipendevano tante altre operazioni che dovevano essere portate avanti, come quella di via Mazzini (che coinvolgeva molti altri indagati, ora avviati verso il patteggiamento).

«Lì ci devono essere i professionisti che mettiamo noi» diceva il 21 maggio Nino Caianiello al telefono con Petrone. Prima il “gruppo Caianiello” piazzò uomini e donne gradite a Caianiello nella commissione per la selezione, che la Procura definiva in ordinanza “compiacente” (in alcuni casi i nomi furono suggeriti direttamente dall’assessore Petrone, che doveva rimanere estraneo al passaggio di competenza del livello tecnico) . E qui appunto si arrivò alla designazione del professionista pavese Massimo Giuliani. «L’architetto Giuliani a noi piace», disse Petrone al momento dell’apertura delle buste.

Di certo Cassani allora era molto sotto pressione: nell’estate 2018 la sua famiglia ricevette anche una lettera di violente minacce rivolte alla moglie, che in quel periodo fu ricondotta al tema “caldo” del campo sinti. Nel corso delle indagini a un certo punto si è però ipotizzato che quell’atto minatorio fosse appunto legato alle manovre sull’urbanistica gallaratese: in alcune intercettazioni Caianiello sembra sollecitare Bilardo ad occuparsi di una «lettera anonima». Su questo, però, Bilardo (che ha cercato un completo accordo con la Procura, puntando al patteggiamento) si è schermito, negando che la lettera «sia opera di Caianiello». Però avvicinò il suocero di Cassani: «Ho chiesto a Bellora come aveva fatto a non mettere le mani addosso al genero Andrea Cassani per i pericoli che stava facendo correre a sua figlia sulla base della sua campagna politica contro i sinti».

Il riferimento “gallaratese” a Cassani fatto da Bilardo non è l’unico passaggio relativo alla Lega. Dettagliando le modalità operative attraverso cui il gruppo Caianiello si muoveva nelle partecipate e nei Comuni, Bilardo parla anche di incarichi legali affidati a esponenti leghisti. Anche quegli incarichi generavano tangenti? «Nella Lega non c’è una persona che prende soldi direttamente ma c’è una suddivisione degli incarichi», dice Bilardo. Incarichi agli amici del giro della politica, anche in Comune, ma senza la “decima” da versare.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 09 Ottobre 2019
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