Scioperi spontanei nelle metalmeccaniche della provincia di Milano

Molti lavoratori hanno incrociato le braccia. Roberta Turi (Fiom): «Ci auguriamo nell'incontro tra Governo e sindacati si prendano decisioni che tutelino i lavoratori».

apertura fabbrica

I sindacati dei metalmeccanici, Fiom, Fim e Uilm, proprio ieri avevano chiesto a gran voce di sospendere le attività produttive fino al 22 marzo. Ieri e oggi in alcune fabbriche di Milano e provincia  i lavoratori hanno proclamato scioperi spontanei. Si contesta il doppio binario usato dal governo: da una parte si impone ai cittadini di rimanere a casa per evitare il contagio, dall’altra gli operai, quelli che per mansioni non possono fare smart working, sono obbligati a recarsi e restare in azienda, spesso in assenza delle condizioni di sicurezza previste dai decreti.

Hanno già scioperato alla  Scotsman Ice di Pogliano Milanese (che produce macchinari per la refrigerazione) e alla Bitron di Cormano (componenti per auto). In sciopero i lavoratori della Electrolux di Solaro (700, in maggioranza donne, e con lavoro alla catena), quelli della Lobo di Cornaredo (fabbrica che produce bulloni) e della Tecnomagnete di Lainate. Lunedì incroceranno le braccia i lavoratori della Lear Corporation di Pozzo d’Adda (che producono sedili per auto di lusso)

«Ci auguriamo – commenta Roberta Turi, segretaria generale della Fiom Cgil di Milano – che nell’incontro di oggi tra Governo e sindacati si prendano decisioni che tutelino le lavoratrici e i lavoratori. Non permettiamo a nessuno – tanto meno a chi, come i dirigenti delle associazioni datoriali sta asserragliato in ufficio e invia proclami in teleconferenza – di spiegarci che in questo momento la priorità è produrre lavatrici, bulloni o sedili per la Ferrari e la Lamborghini».

Anche il sindacato regionale confederale aveva ribadito nei giorni scorsi che la priorità era la salute dei lavoratori. «Faremo di tutto perché sia garantita, non solo in questo tempo d’emergenza ma anche quando questa drammatica fase finirà – conclude Turi – . Questa situazione, infatti potrebbe essere un’occasione per ridiscutere del cosa e come produrre in un’ottica diversa da quella del profitto e rispettando le lavoratrici e i lavoratori».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 13 Marzo 2020
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