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Indagine Mensa dei Poveri, i 5 Stelle chiedono le dimissioni del sindaco di Busto Arsizio

La consigliere Claudia Cerini attacca Emanuele Antonelli: "Tre persone da lui scelte per incarichi importanti sono indagate. Erano manovrate da altri e lui non ha fatto nulla"

claudia cerini

All’inizio fu Carmine Gorrasi, consigliere comunale di Forza Italia costretto alle dimissioni perchè indagato nell’inchiesta Mensa dei Poveri per una presunta tangente transitata sui conti della società sportiva che dirigeva, poi fu Laura Bordonaro (in lista con Forza Italia alle elezioni comunali) anche lei indagata e costretta a dimettersi da presidente di Accam (focolaio della corruzione che aveva come promotore Gioacchino Caianiello) e infine Michela Brambilla, funzionaria del Comune di Busto Arsizio che il sindaco aveva portato anche in Provincia (ruolo dal quale ha rassegnato le dimissioni nei giorni scorsi) e finita nell’inchiesta con l’accusa di essersi messa a disposizione di Caianiello e Bilardo nella vicenda della variante del Pgt di Gallarate.

Tre nomi che hanno in comune l’aver fatto parte (chi più, chi meno) della cerchia del mullah Caianiello e di aver ricoperto ruoli importanti nell’amministrazione guidata da Emanuele Antonelli.

Una volta reso noto l’avviso di conclusione indagini che sta alla base delle richieste di rinvio a giudizio nel secondo troncone dell’indagine “Mensa dei Poveri”, il Movimento 5 Stelle, attraverso le parole della consigliera comunale Claudia Cerini, chiede le dimissioni del primo cittadino: «Antonelli non ha mai preso le distanze e non ha mai destituito persone coinvolte nell’indagine Mensa dei Poveri. Sono tutte persone di sua nomina e degli anni in cui ha amministrato. Sta mettendo la città al centro di un’inchiesta senza curarsi del fatto che si tratta di persone manovrate da altri. Crediamo sia il momento di rassegnare le dimissioni».

La consigliera pentastellata proverà a presentare una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco ma per farlo dovrà essere motivata e sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri assegnati, senza computare a tal fine il sindaco e viene messa in discussione non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla sua presentazione. Se la mozione viene approvata, si procede allo scioglimento del consiglio ed alla nomina di un commissario ai sensi delle leggi vigenti: «Ci proveremo – conclude Cerini – ma non vediamo grandi possibilità di successo. Il sindaco dovrebbe prenderne atto da solo».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 04 Giugno 2020
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