Dopo il video c’è una denuncia sul caso del giovane ammanettato a Gallarate

Il punto contestato è cosa abbia provocato l'intervento della Locale: una persona denuncia atti osceni, un gruppo di testimoni invece dice che è stato un attacco gratuito al giovane. L'avvocato Romano assiste le testimoni

Dopo il video e le versioni contrapposte dell’episodio, ora c’è anche una denuncia formalizzata, sul caso del giovane fermato e ammanettato dalla Polizia Locale di Gallarate.

La denuncia arriva dall’autrice del video, dipendente di una società che ha sede di fronte al luogo dove sono avvenuti i fatti, il marciapiedi davanti a “Casa di Francesco”, struttura di accoglienza per persone in difficoltà gestita dalla Caritas.

La donna ha voluto denunciare «quello che è sembrato un abuso inaccettabile da parte degli agenti intervenuti» dice l’avvocato Pietro Romano che nella serata di mercoledì ha assistito le persone che hanno fatto denuncia (all’autrice del video si aggiunge la testimonianza di altre due donne). L’avvocato Romano si è messo a disposizione del giovane – cittadino marocchino  -quale difensore pro bono, vale a dire senza compenso.

Nel verbale di denuncia querela si ripropone la versione già raccontata mercoledì anche a VareseNews: la donna dice che il giovane è stato aggredito con epiteti razzisti da un’altra persona che abita in zona e che fin dall’inizio era all’esterno, sul marciapiedi. Viene sottolineato che i cittadino marocchino non ha reagito agi insulti e non si è allontanato dal luogo, evidentemente convinto di non aver nulla da nascondere. Le donne che hanno testimoniato dicono anche che prima dell’arrivo della Polizia Locale il giovane era stato difeso verbalmente anche da alcuni ragazzini italiani che passavano in bici e da un anziano (ospite di Casa di Francesco) che era presente.

Dopo l’arrivo della Polizia il giovane avrebbe reagito al controllo ed è scattato appunto il fermo (per resistenza a pubblico ufficiale), con le difficoltà di contenerlo che ha portato poi i quattro agenti della polizia locale a ricorrere alle cure ospedaliere con prognosi di 4-7 giorni per ognuno.

Più che l’intervento di contenimento del giovane, il punto contestato resta quanto accaduto prima dell’arrivo degli agenti e quindi le ragioni del fermo: la persona che ha telefonato alle forze dell’ordine ha detto che il giovane avrebbe urinato, poi che ha mostrato le parti intime. «E all’anziano intervenuto in difesa del ragazzo ha infine detto che si stava abbassando la cerniera». E in ogni caso il disturbo causato è la versione a cui si è attenuto il Comando della Polizia Locale.

Il giovane marocchino e l’anziano invece dicono che non è successo nulla di tutto questo e lo stesso dicono anche le donne che hanno presentato a denuncia, che appunto sostengono che il ragazzo sia stato vittima prima di razzismo da parte di chi segnalava e poi di un intervento troppo duro della Polizia Locale.

Dalla parte degli agenti si è invece subito schierata l’amministrazione comunale, con il sindaco Andrea Cassani e l’assessore alla sicurezza Francesca Caruso, intervenuti anche sui social a ribadire le ragioni “ufficiali” del primo intervento e confermando la correttezza del successivo fermo. Cassani ha lasciato intendere di essere pronto a denunciare a sua volta: «Qualora, come presumo dalle informazioni sommarie che ho avuto finora, verrà confermata la versione fornita dalla Polizia Locale credo che occorrerà tutelare l’immagine dei nostri Agenti che quotidianamente con professionalità e correttezza rischiano la propria vita per occuparsi di criminali tutelati, più di quanto non lo siano gli stessi agenti, dallo Stato» ha scritto il sindaco sui social.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 08 Luglio 2020
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