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La dichiarazione

di Angela Borghi

Il racconto della domenica

Il racconto della domenica  è a cura della scuola di scrittura creativa Edizioni del Cavedio coordinata da Fiorenzo Croci.
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Silvano fece il discorso più lungo della sua vita un martedì d’inverno, dopo il tramonto, mentre la luce viola trasformava il cielo. Aveva iniziato a parlare alla ragazza d’impulso, senza potersi trattenere. I suoi capelli erano così lucidi. Dovevano essere morbidissimi ma non aveva ancora osato toccarli.
Era un discorso d’amore, senza pudore né esitazioni, aldilà della timidezza che l’aveva sempre attanagliato davanti alle donne incontrate. Molte lo avevano colpito al cuore.
Qualcuna gli era piaciuta alla prima parola pronunciata dalle labbra rosse sfrontate o perché gli occhi sfuggivano all’incontro con i suoi, di una aveva amato il vederle compiere gesti banali, come salutare con la mano, per altre era stato un movimento con la testa, una risata squillante a conquistarlo. Ma non lo aveva mai detto, a loro.
Poche volte aveva pensato con speranza a un contatto, alla nascita di un amore. Era sempre scappato impaurito, talvolta senza neppure dire il suo nome.
Era giovane e non era brutto, ma per la gente era come se fosse senza età e peso, senza colori e presenza. Tutti lo sfioravano ma non si accorgevano di lui. E lui si teneva lontano dagli altri, preferiva il silenzio, la solitudine e il lavoro, il suo rifugio. In quel luogo prendeva vita e acquistava sicurezza, si muoveva disinvolto tra gli strumenti del mestiere, annusava con un brivido il profumo dei fiori e del legno. Compiva i gesti che servivano con competenza e precisione.
Quel martedì, finalmente, lì, aveva incontrato l’amore.
Una specie di euforia l’aveva colto appena aveva visto la ragazza e dopo qualche prima parola impacciata non si era più fermato. Le aveva raccontato mille cose, parlato dei suoi gusti, narrato le sue storie, i sogni, l’intera vita.
Senza che si accorgessero era sceso il crepuscolo ma erano rimasti uno di fronte all’altra. Lui non aveva neppure acceso la luce nella stanza. Lei aveva gli occhi come le acque di un lago, tranquilli e profondi, i lineamenti dolci, la pelle bianca e liscia. Le mani eleganti. Era vestita di seta. Sembrava venuta da un altro mondo, con il suo silenzio.
Era morta.
Quando finì la dichiarazione d’amore Silvano iniziò con dolcezza a massaggiarla con la cera modellante, poi passò un velo di crema per reidratarla, le pennellò il viso con il fondo tinta, le chiuse gli occhi e le diede un lieve bacio sulle labbra fredde.

Racconto di Angela Borghi, illustrazione di Marzia Nigro

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Pubblicato il 13 Settembre 2020
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