Lezioni di Fisica: la gallaratese Maria Rola a Rai Cultura

La professoressa di matematica e fisica Maria Rola racconta della sua esperienza di lezioni televisive per Rai Cultura e Rai Scuola

Maria Rola a rai cultura

Corrente alternata, la disputa tra Edison e Tesla e molte altre lezioni di fisica televisive su Rai Scuola e Rai Cultura sono tenute da una professoressa di Gallarate: Maria Rola, che insegna matematica e fisica al liceo scientifico e classico “Leonardo Da Vinci – Giovanni Pascoli” di viale dei Tigli.

«Dopo la laurea in Fisica all’Università degli Studi di Milano, sono insegnante da 32 anni. Ho incominciato la mia carriera come docente di matematica all’Istituto Professionale di Gallarate dove ho insegnato per 12 anni», si racconta Rola, «dove ho capito che l’insegnamento, se fatto bene, è davvero un lavoro vocazionale, che personalmente mi ha dato molte soddisfazioni. Poi ho ottenuto il trasferimento ai Licei di Viale dei Tigli, e da vent’anni insegno lì matematica e fisica, con una particolare passione per la didattica laboratoriale».

LA SCUOLA IN TV

Rola è tra i docenti di materie scientifiche degli istituti superiori italiani del gruppo coinvolti in molti progetti nazionali come Ppps per la fisica e la matematica (Problem posing & soling) e Lsosa  per la fisica e le scienze (Liceo scientifico opzione scienze applicate). La coordinatrice è Anna Brancaccio del Ministero dell’Istruzione: «L’obiettivo del gruppo è promuovere il problem solving, il metodo scientifico e il laboratorio soprattutto quello povero (che è interessante e riproducibile anche a casa) nella didattica di queste discipline», racconta l’insegnante.

Il Ministero ha un accordo con la Rai per sostenere le scuole e, dunque, i docenti e gli studenti nella didattica digitale integrata: da qui la proposta, durante il lockdown, di produrre brevi video su diversi argomenti scientifici che si affrontano nei programmi curricolari: «Rai Scuola ha arricchito la sua offerta didattica con le nuove lezioni di La Scuola in Tv, realizzate direttamente da docenti indicati dal Ministero dell’Istruzione. Sono lezioni di 30 minuti, precedute da una breve introduzione utile per individuare l’ambito scolastico e la collocazione nel programma di studio. Ogni lezione è composta da tre unità, accorpate insieme nella versione integrale (in onda sul canale tv di Rai Scuola e su Rai Play), ma disponibili singolarmente on line sui portali di Rai Scuola e Rai Cultura».

«L’esperienza è stata entusiasmante – commenta – perché ho dovuto progettare lezioni e mi sono dovuta mettere alla prova davanti alle telecamere e non è stato facile tenere i tempi ed essere chiari e concisi in modo da formulare una lezione breve ed efficace  che gli studenti potessero utilizzare».

Su quali argomenti di fisica ha deciso di concentrarsi per queste “lezioni televisive”? «Una prima lezione è stata sulla corrente alternata, in particolare sugli alternatori, sui trasformatori e i principi fisici del loro funzionamento, con anche una parte di laboratorio (i miei studenti hanno smontato un carica cellulare per vedere il suo funzionamento) e una parte di storia della fisica in cui ho raccontato la disputa tra Edison e Tesla detta “la guerra delle correnti: corrente continua vs alternata”. Una seconda lezione sarà trasmessa nel mese di novembre sulla fluidostatica».

CORONAVIRUS E LA DAD

Allargando il discorso a ciò che è successo al mondo dell’insegnamento in questo 2020, come è stato l’approccio alla didattica a distanza nei mesi della pandemia?

«La didattica a distanza è complessa e noi Docenti non eravamo preparati: è stata una vera rivoluzione. Abbiamo dovuto mettere in discussione le nostre metodologie didattiche a volte troppo tradizionali e dunque aggiornarci velocemente e attrezzarci dal punto di vista delle tecnologie».

Con il ritorno dei ragazzi e delle ragazze tra i banchi, la dirigente scolastica ha deciso di organizzare le attività «in modo che gli studenti delle classi prime potessero fare lezioni da scuola per quattro giorni alla settimana, mentre un giorno solo di didattica a distanza», continua. «Le altre classi hanno iniziato con tre giorni in presenza e tre in remoto. In questo modo a scuola ogni giorno si aveva la metà della popolazione scolastica che in totale sarebbe stata di circa 1500 persone, quasi un paese. Oltre a questo agli studenti e agli insegnanti viene misurata la temperatura all’ingresso e sono stati messi in atto tutti i protocolli per assicurare la sicurezza. Ad esempio, tutti indossiamo per tutto il tempo la mascherina».

Questi accorgimenti e disposizioni, però, fanno parte del recente passato: «Attualmente abbiamo ricominciato a fare la didattica da remoto come richiesto dal Dpcm; gli sguardi dei miei studenti mi sono mancati l’anno scorso e mi mancheranno ora: se la scuola fosse solo istruzione si potrebbe fare anche tutto in Dad, ma noi siamo anche educatori e la formazione dei ragazzi passa anche attraverso i momenti meno formali e strutturati, che con la Dad si perdono completamente», conclude.

di nicole.erbetti@gmail.com
Pubblicato il 26 Ottobre 2020
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