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Il sacrificio di Mauro Venegoni, l’organizzatore della Resistenza operaia nell’Alto Milanese

Cerimonia a ranghi ridotti per fare memoria del legnanese Venegoni, irriducibile antifascista ucciso nel 1944: era l'organizzatore della Resistenza operaia nell'Alto Milanese

Commemorazione  Mauro Venegoni 2020

Una cerimonia ridotta, vista l’emergenza Coronavirus ancora in corso, ma anche un impegno per la memoria confermato: nella mattina di domenica 25 ottobre i sindaci di Legnano, Busto Arsizio e Cassano Magnago hanno reso omaggio al sacrificio di Mauro Venegoni, antifascista, comunista in clandestinità, partigiano.

Il ricordo riunisce un po’ tutto quel territorio che – al di là della divisione tra provincia di Varese e provincia di Milano – si riconosceva allora, 1944, nella definizione di Alto Milanese. Terra industriale, dove la fiammella dell’opposizione al fascismo era stata tenuta viva proprio da alcuni irriducibili oppositori del fascismo.

Tra loro c’erano i fratelli Venegoni, quattro fratelli che insieme «fecero 23 anni di carcere», come ha ricordato Roberto Cenati, presidente provinciale di Anpi Milano. «I fratelli Venegoni hanno rappresentato una solida resistenza, prima ancora della Resistenza: erano punto di riferimento per l’antifascismo nell’Alto Milanese. Un questurino ricordava che “hanno attraversato il Novecento con la schiena dritta” e con grande dirittura morale».

Il ricordo unisce ogni anno tre Città: Legnano – luogo di origine dei Venegoni – e Cassano Magnago e Busto Arsizio, perché proprio sul confine tra i territori dei due Comuni fu abbandonato il corpo torturato e oltraggiato di Mauro Venegoni.

Il sindaco di Legnano Lorenzo Radice ha rimarcato la necessità di trasmettere i valori incarnati da Venegoni, che «ci ha dato la possibilità di essere qui, di confrontarci, di parlare liberamente»: Radice ha invitato a un piccolo gesto, «a tornare a casa e parlare a una persona dei valori che il sacrificio di Mauro Venegoni incarna, facciamolo ognuno di noi nel nostro piccolo».

Affiancato anche dal collega di Busto Arsizio Emanuele Antonelli, il sindaco di Cassano Nicola Poliseno ha voluto tributare un pensiero anche ad Amleto Noce, giovanissimo partigiano nel 1944-45, poi presidente per anni dell’Anpi Cassano, scomparso poche settimane fa.  «Lo ricordo come una persona estremamente schietta, capace di dire le cose come stavano, con lo spirito di costruire»

Poliseno ha poi invitato gli altri sindaci al cimitero cassanese, dove è stata apposta «una nuova targa per Mauro Venegoni» nell’area del sacrario dei Caduti.

«Siamo liberi se lottiamo per la libertà di tutti» ha ricordato ancora il presidente Anpi Milano Cenati, citando l’impegno di Venegoni. Che visse una vita di lotta, irriducibile, nel segno della giustizia sociale (rivoluzionario, antistalinista, in rottura con la linea del Pci).

Alla commemorazione, in forma ridotta, sono intervenuti anche rappresentanti delle Anpi di Cassano, Busto, Legnano, Cerro Maggiore, Varano Borghi. Oltre alla presidente provinciale Ester De Tomasi, che ha fatto anche un accenno alla realtà di oggi: «Non dobbiamo farci sopraffare dalla paura», in un momento in cui libertà, bene comune e destino collettivo sembrano nuovamente legate indissolubilmente.

 

 

Di seguito anche il discorso ufficiale del sindaco di Legnano, cui quest’anno spettava – nella rotazione triennale – l’orazione:

È con grande emozione che partecipo, per la prima volta da Sindaco, alla commemorazione del partigiano Mauro Venegoni. Una commemorazione che non ha nulla di scontato. Non è scontata perché la memoria è sempre più messa a repentaglio dalla comoda quanto pericolosa tentazione dell’oblio. Non è scontata perché i seguaci di subdoli pensieri revisionisti cercano in modo ricorrente di farsi largo nelle nostre comunità. Non è scontata perché le circostanze determinate dal Coronavirus rendono tutto più complicato.

Forse sono proprio le difficoltà legate alla pandemia a certificare indirettamente l’importanza di questa ricorrenza. Dobbiamo prestare attenzione alle misure necessarie a limitare il contagio, stravolgiamo un cerimoniale ormai consolidato, manteniamo le distanze quando in realtà, in una giornata come questa, vorremmo tutti scambiarci una stretta di mano, una pacca sulla spalla, un abbraccio.

Non possiamo fare nulla di tutto questo, abbiamo il dovere di tutelare la nostra e l’altrui salute. Quella salute che la Costituzione, frutto bello e duraturo della lotta di Liberazione, all’articolo 32 tutela “come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Ebbene, nonostante tutto siamo comunque qui. Perché? Perché il ricordo solenne del partigiano Venegoni è irrinunciabile. Perché in lui, nella sua storia, nel suo esempio, riconosciamo valori, passioni, virtù fondamentali anche per l’oggi.

La prima parola che associamo alla sua figura è libertà. La libertà del suo pensiero lo portò a essere indipendente. La sua viva intelligenza era incompatibile con le gabbie imposte dal regime, con l’autoritarismo, con la dittatura, con le parole e le pratiche della sopraffazione. Prima che una scelta politica, la coraggiosa partecipazione alla Resistenza del partigiano Venegoni fu dettata da una scelta etica fondata sul valore irrinunciabile della libertà, diritto umano fondamentale mortificato ai tempi del fascismo come in molti casi lo è ancora oggi in varie parti del mondo.

Certo, si può essere liberi e indipendenti anche fuggendo, nascondendosi, ma non si è davvero liberi così. E infatti Venegoni non voltò lo sguardo dall’altra parte, non fuggì né si nascose: anche il suo soggiorno all’estero, a ben vedere, non fu che una preparazione a ciò che sarebbe avvenuto dopo.

Un’altra parola che evoca la figura di Mauro Venegoni, in effetti, è coraggio. Rischiò sapendo di rischiare. Continuò a rischiare nonostante i periodi di prigionia. Insieme ai suoi fratelli, insieme ai compagni di lotta, decise di affrontare il nemico accettando un confronto ad armi impari, sopperendo con straordinarie doti organizzative e determinazione all’evidente sproporzione delle forze in campo, alla inevitabile superiorità di mezzi a disposizione del nemico.

Provarono a piegarlo con la detenzione e infine con la tortura. Ciò che di peggio si può fare a un uomo – infliggere lucidamente sofferenze crudeli allo scopo di piegarne la volontà e polverizzarne la dignità – a Venegoni non fu risparmiato. Ma senza ottenere nulla. Chissà quante vite sono state risparmiate grazie al suo silenzio e al silenzio di quanti, come lui, riuscirono a resistere. Quante persone hanno potuto tornare a casa, riabbracciare i propri cari, mettersi al servizio della ricostruzione materiale e morale dell’Italia…

È evidente che il sacrificio di Mauro Venegoni è stato fertile. Ha consentito a tanti di proseguire la lotta, ha preservato esistenze ed energie di cui il Paese e il territorio avevano bisogno per arrivare fino in fondo e oltre. Per ripartire, per gettare le basi della democrazia e di un’Italia libera. Occorre inoltre ricordare come il coraggio e il sacrificio di Venegoni, e di tanti altri italiani che a vario titolo combatterono il regime e l’ingiustizia, ha prodotto seme buono per la nostra Italia. La Resistenza ha ridato dignità al nostro popolo, ha contribuito a gettare le basi per il ritorno alla democrazia, ha forgiato schiere di giovani, di donne e di uomini generosi e preparati che si sono poi spesi nei più svariati ambiti della vita professionale, sociale e civile.

Un’ultima nota. Siamo meno del solito, oggi. Il senso di responsabilità ce lo impone. E allora facciamoci un nodo al fazzoletto. Quando torniamo a casa ricordiamoci di parlare a qualcuno, un amico, un conoscente, un figlio, un nipote, di Mauro Venegoni e di tutti coloro che non si risparmiarono per darci ciò che oggi, forse, diamo superficialmente per scontato. Faremo un gesto prezioso per noi, per la nostra comunità, per il Paese. Grazie a voi. Grazie Mauro.

Lorenzo Radice, sindaco di Legnano

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 25 Ottobre 2020
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