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Violenza sulle donne, il figlio di Laura Prati: “Gli uomini scelgano da che parte stare”

Massimo Poliseno ha pubblicato un post su Facebook per difendere le vittime di violenza, psicologica e fisica. Al centro gli ultimi episodi di cronaca

Violenza donne 2020 gallarate

Un post su Facebook per difendere le vittime di violenza, psicologica e fisica. Lo ha fatto questa mattina, nella giornata dedicata alle donne maltrattate, abusate, uccise, Massimo Poliseno, il figlio di Laura Prati. Un post che si rifà agli ultimi episodi di cronaca: quello della maestra d’asilo licenziata perché il suo ex ha condiviso immagini dei loro momenti di intimità e quello della ragazza violentata dall’imprenditore Alberto Genovese. Lo riproponiamo integralmente

Ricorre oggi la giornata contro la violenza di genere. Basta porre la mente ai fatti di cronaca delle ultime settimane per capire quanto purtroppo si sia ancora lontani dall’estirpare dalla nostra società un male troppo profondo e diffuso.
Nel sentire comune il concetto di violenza rimanda a qualcosa di necessariamente materiale, un atto diretto ad arrecare alla vittima un vero e proprio male fisico.
Ma violenza è anche altro.
Violenza è condividere su una chat whatsapp immagini della propria ex solo perché magari ha deciso di prendere un’altra strada da noi.
Violenza è anche quella di chi venuto a conoscenza di queste immagini, anziché condannare la meschinità di chi le ha divulgate, pensa bene di avanzare reclami al datore di lavoro della vittima chiedendone l’allontanamento dal posto di lavoro per il semplice fatto che ha osato amare, divertirsi e fidarsi di qualcuno.
Violenza è ciò che commette il datore di lavoro se dà ascolto a questa richiesta delirante e convince la vittima a lasciare il proprio posto.
Ma Violenza è anche chiamare ingenua la vittima di una stupro. Ancora peggio farlo dalle pagine di un quotidiano.
Continuare a dare contributi pubblici a quotidiani che pubblicano oscenità come questa, invece no, non è violenza. È girare la testa dall’altra parte e far finta di non aver visto. Ancora una volta.
Ma anzi, forse dopotutto a ben guardare è violenza pure questa.
Se violenza è anche tutto questo, allora occorre stare attenti perché può capitare a tutti di trovarsi al posto di quel datore di lavoro che riceve la pretesa di allontanare una dipendente solo per come ha deciso di vivere la sua vita privata ed intima, così come può capitare a chiunque di trovarsi nella posizione di quella persona che riceve immagini private divulgate senza il suo consenso.
Insomma può succedere a tutti, ma davvero a tutti, di trovarsi nella condizione di dover scegliere se stare dalla parte della vittima o trasformarsi a sua volta in carnefice.

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di roberta.bertolini@varesenews.it
Pubblicato il 25 Novembre 2020
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