Ercole Ferrario, l’uomo che piantava gli alberi a Milano

Di famiglia originaria della zona di Gallarate, creò il Parco Nord, polmone verde tra la città e la fitta periferia intorno: un’intuizione che anticipò la sensibilità di oggi. E che pone domande anche nei tempi del Recovery Fund

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Come nel un celebre racconto-apologo dello scrittore Jean Giorno, si può parlare di Ercole Ferrario – medico, politico, ambientalista – come dell’uomo che piantava gli alberi. Un gesto vero, concreto, congelato anche in una fotografia: anni Ottanta, un alberello viene messo a terra nel mezzo di un campo di granoturco, «formenton», avranno detto allora. Nasceva allora il Parco Nord Milano, anche oggi uno dei più grandi parchi periurbani della metropoli, 640 ettari di cui metà sul territorio del Comune e metà su Comuni contermini.

Il Parco era nato sulla carta negli anni Settanta, ma fu proprio Ercole Ferrario a dargli concretezza. «Ereditava dalla precedente amministrazione molti progetti e molti studi, ma non un albero messo a dimora, non un cantiere aperto» spiega Francesco Borella, primo direttore del PNM, intervenuto nel corso del convegno che Parco Nord ha dedicato a Ferrario nel centenario della nascita.

«Quando c’era siccità d’estate, la sua preoccupazione era non far morire gli alberi: si dava da fare di persona per essere sicuro che venissero bagnati» ricorda Emilio Magni, ambientalista di lungo corso, fondatore del circolo Legambiente di Gallarate, nato nel 1986 e dedicato poi alla memoria proprio di Ferrario, scomparso nel 1990.

«Io lavoravo a Milano, lui era assessore all’ambiente in Comune: io frequentavo la sezione milanese del PCI, erano gli anni della diossina di Seveso, della battaglia contro i livelli di atrazina nell’acqua, quando avevano triplicato i valori di riferimento per far risultare pulita l’acqua. Lui avviò il primo monitoraggio delle acque a Milano». Magni condivideva con Ferrario (milanese di nascita e vita) anche un pezzo di storia personale: «Ero tra i pochi che sapeva che la sua famiglia era originaria di Samarate».

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Ercole Ferrario (a destra) negli anni Ottanta

Il nonno di Ferrario era omonimo, Ercole anche a lui, medico ottocentesco amatissimo nella plaga (allora si diceva così) del Gallaratese, patriota sulle barricate delle Cinque Giornate, poi sindaco di Samarate nell’Italia unita: quando morì nel 1897 Gallarate gli dedicò un tratto della strada di circonvallazione, Samarate diede il suo nome ad una via nel centro del paese.

Anche l’Ercole Ferrario novecentesco, nato nel 1920, divenne medico: era già iscritto all’università nel 1943, quando decise di salire in montagna e di diventare partigiano nella zona della Valgrande. «Si è sposato l’8 settembre 1943 e il 9 è partito per la montagna» ricorda la figlia Micaela. «Di tanto in tanto raggiungeva di nascosto, di notte, mia mamma, che era sfollata da Milano vicino a Gallarate», probabilmente proprio perché zona conosciuta dalla famiglia di origine di Ferrario (si sfollava da Milano per evitare i bombardamenti, soprattutto quelli inglesi che la notte colpivano a caso la città).

Fu forse sui monti della Valgrande e specchiandosi nelle acque del lago di Mergozzo che crebbe il suo amore per l’ambiente. Una «visione olistica», la definisce Carlo Casti, di Slow Food: un approccio che «sapeva leggere la complessità», a partire dal conflitto tra sviluppo, salute e ambiente. «L’ecologia era vista da sinistra come una cosa da piccolo borghesi: molta parte della sinistra era produttivistica, migliorista, per la crescita». Si creavano anche alleanze inedite: come quando quegli ambientalisti che venivano dal PCI, impegnati nella lotta per evitare miasmi dalla verniciatura dell’Alfa Romeo di Arese e per passare a vernici meno inquinanti, trovarono più appoggio nella Fim Cisl che non nella Fiom Cgil, come ha ricordato – con ironica chiarezza – anche Carlo Monguzzi.

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Il Parco Nord nel 1988, nella fase in cui i campi venivano trasformati in nuove aree piantumate e attrezzate per il passaggio dei cittadini. Ferrario lo pensò come spazio da vivere, ma senza cedimenti a infrastrutture incongrue

La dimensione politica era centrale per Ferrario, che nella vita divenne anche primario ospedaliero di medicina generale: fu anche consigliere al Comune di Milano dal 1970 e assessore all’Ecologia dal 1975 al 1981. Interprete di un ambientalismo che «non era solamente teoria e visione, ma anche concretezza ed azione», dice l’assessore di Milano Pierfrancesco Maran. Che sottolinea come eredità di quegli anni è ancora oggi l’idea di «un sano conflitto tra posizioni diverse» per arrivare a un compromesso. «Oggi nel cercare il compromesso più alto non si deve rinunciare ad elementi di conflitto e portarli anche nelle istituzioni», per arrivare a opere realmente necessarie e sostenibili. Un tema attualissimo anche in vista delle risorse del Recovery Fund: «C’è il rischio che così tante risorse disponibili tolgano dai cassetti opere non così urgenti. È più facile tirare fuori dai cassetti quelle opere che non interventi più ragionati, ad esempio l’acquisizione di aree da recuperare».

Il convegno:

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 11 Dicembre 2020
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