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Ex-calzaturificio Borri, avanza il restauro mentre in città si discute il futuro

Un giornale locale torna a parlare del progetto di Acof di farne una scuola internazionale ma Cinzia Ghisellini taglia corto: "Progetto non più attuale". Una cittadina: "Non regaliamola ai privati"

Ex-calzaturificio Borri a Busto Arsizio, avanzano i lavori di restauro

Nei giorni scorsi è tornato a far discutere il futuro dell’ex-calzaturificio Borri di Busto Arsizio, sulla spinta dell’avanzamento dei lavori eseguiti nell’ambito della convenzione tra amministrazione comunale e Coop Lombardia. L’impresa Alfano ha già rifatto il tetto e si sta concentrando sulle facciate. Si tratta, comunque, di un intervento conservativo che non risolverà la grande questione che aleggia sull’area di proprietà comunale: cosa fare del Borri?

Sulla stampa locale si è tornato a parlare dell’idea di Acof che, quando ancora era sindaco Gigi Farioli, aveva presentato un progetto preliminare per poter trasformare l’ex-calzaturificio in una scuola. Il progetto ambizioso, lanciato da Cinzia e Mauro Ghisellini (tra i fondatori degli istituti scolastici Olga Fiorini), era calato nella realtà di allora con la possibilità di accedere a finanziamenti e la disponibilità dell’amministrazione di allora: «Non so perchè si continui a parlare di questo progetto che oggi non ha nessun aggancio con la realtà – spiega Cinzia Ghisellini – forse parlarne è funzionale ad altro ma al momento non esistono le condizioni che c’erano quando abbiamo avanzato la nostra proposta. Quel sogno è rimasto tale, bellissimo per noi perchè abbiamo avuto la possibilità di immaginarlo come lo volevamo, con una palestra di vetrate al centro».

È stato sufficiente un articolo, però, per accendere riflessioni, commenti, prese di posizione come quella di Margherita Della Bella, sostenitrice del progetto del Parco della Genesi (mai preso in considerazione dall’amministrazione comunale) che vi proponiamo di seguito.

Alcune domande circa le probabili decisioni sulla città che dovrebbero coinvolgerci! È possibile definire “sogno” una proposta che soddisfa solo bisogni privati e trasformerebbe in incubo le giornate di un vicinato che si vedrebbe catapultato in una realtà fatta sì di gridolini di bimbi e vociare di adolescenti, ma anche di traffico alimentato da bus, auto private, motorini e, sicuramente, più inquinamento acustico e ambientale?

Se vi sembra l’esagerazione di una mente che si oppone alle novità, al progresso e alla cultura, basta dare
un’occhiata al filmato che accompagna la notizia e forse comprenderete meglio le mie preoccupazioni.

Ma il “sogno” descritto è ambizioso e prospetta grandi vantaggi anche per la realtà economica cittadina tra i quali un futuro radioso per il commercio che langue e che potrebbe trarre profitto dall’incredibile numero di famiglie che, prima o dopo aver lasciato il pargoletto a scuola, si riverserebbero nei negozi cittadini riportando in auge il commercio bustocco.

Pazienza se una colata di cemento indispensabile per le nuove edificazioni cancellerebbe l’altro sogno, quello dei 2.745 cittadini –sempre loro- che hanno consapevolmente sottoscritto la Proposta di progettazione partecipata per la realizzazione di un parco che un altro gran sognatore ha suggerito di chiamare Parco della Genesi!.

Quindi ACOF, con “il sogno che parla inglese”, propone all’Amministrazione comunale e alla città un grande affare, il classico due piccioni con una fava; la prima si libererebbe di uno degli esempi più clamorosi dell’incapacità progettuale di soggetti che sbandierano l’attaccamento alle origini e alla tradizione, ma al momento giusto sanno adeguarsi a richieste che vanno in senso contrario; la seconda potenzierebbe il suo business dotandosi di un centro educativo privato di eccellenza, addirittura di una New Complex School anche se, scritto così ahimé! diventa “una scuola complessa”, come osserva qualcuno che di inglese ne sa!.

Bene, non so se Il sindaco Antonelli, tra le imprese che ogni giorno pubblicizza, vorrà dichiarare di accogliere questa proposta o saprà invece avvalersi del contributo di idee che numerosi professionisti sono forse disposti ancora a dare, nonostante la totale disattenzione con la quale queste sono state accolte nel passato, e praticherà la strada della partecipazione a bandi europei e non, per finanziare interventi sul nostro territorio.

Gli edifici dell’ex calzaturificio rimasti in piedi sono ora in fase di restauro di consolidamento; e, mentre Agesp annuncia incontri per raccogliere progetti, la cittadinanza aspetta che le vengano restituiti, con un grande spazio verde aperto al pubblico in una forma destinata ad accogliere spazi museali, sale per associazioni e convegni, o per quell’università della terza età che tanto successo sta avendo in località a pochissimi chilometri da noi.

Mi scuso e vi invito a prendere questo sfogo come quello di una cittadina comune che ancora “sogna” di vedere i segnali di una svolta, risultato di una gestione ragionata e progettata di tutto quanto riguarda la cosa pubblica!
Concludendo, uno degli articoli che illustra la proposta di ACOF esordisce con un “Adesso o mai più”, io
invece concluderei con un lapidario “mai”!

Cordialmente
Margherita Della Bella

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 14 Dicembre 2020
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