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Il fotografo Piero d’Orto a Busto Arsizio per i suoi “Ritratti d’autore”

L’artista è stato in città lo scorso fine settimana e bisserà anche il 18, 19 e 20 dicembre

piero d'orto busto arsizio

Uno scatto d’autore, immortalato in un ritratto in bianco e nero, stampato in fine art che l’artista consegnerà direttamente a casa. È questa l’idea del fotografo di Castano Primo Piero D’Orto, che lo scorso weekend e il prossimo (venerdì 18 e sabato 19 dicembre dalle 16 alle 19 e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19), si metterà a disposizione dei passanti per uno scatto da ricordare.

L’appuntamento sarà in centro a Busto Arsizio, in via Milano tra Caffè Colombo e Boragno.

Queste le parole dell’artista:

L’idea nasce in tempo di lockdown, dovrei essere in giro per il mondo ma non si può e dunque è la mente che viaggia. Ed inevitabilmente torna a tutte quelle facce incontrate e spesso fotografate proprio per strada, nelle strade, a volte fredde e pulite, altre, più spesso, sporche e polverose ma brulicanti di vita. La vita dentro ad ognuna di quelle facce, dietro agli sguardi a volte celati, altre sfrontatamente esibiti. In viaggio si dimentica la comodità dello studio con luci ed accessori a portata di mano, si “porta a casa” la foto con quello che c’è, con chi c’è. E c’è il mondo. Ci sono storie ed infiniti racconti svelati dalle rughe di un’anziana signora o dalla disperazione di un uomo vestito di stracci ma ci sono anche allegria ed aspettative per un futuro ancora distante negli occhi di giovani ragazze del nord o gioia pura e semplice regalata solo da un sorriso ingenuo dei bambini che giocano in strada o, ancora, curiosità nello sguardo di piccoli monaci che osservano cercando di non farsi vedere.

piero d'orto busto arsizio

Ma le strade sono dappertutto e quando non siamo liberi di scoprirle ci sembra quasi strano quanto siano invece essenziali. Ci sembra quasi strano, nel deserto provocato dalla pandemia, che anche le strade di casa, quelle di tutti i giorni, vissute quasi con indifferenza siano invece tanto fondamentali. Manca il brulichio di vita che c’è anche sotto casa, anche senza dover attraversare i continenti più remoti, quella vita che popola le strade delle nostre città, dei nostri paesi, borghi. E rifletto quindi su quella che è la mia professione oltre che la mia passione incondizionata, rifletto sulle origini di questo che è il lavoro più bello del mondo, vado col pensiero agli albori di questa arte/mestiere, quando gli antenati colleghi, affardellati da pesanti ed ingombranti attrezzature offrivano il proprio servizio alla gente per le strade, quella figura sicuramente (ed ovviamente) si è persa, il telo scuro a coprire testa e spalle, il treppiedi ingombrante e la fotocamera complicata nell’utilizzo, il flash tenuto a mano che letteralmente esplodeva nel momento dello scatto. Si è persa quella figura ma è storia e la storia, almeno quella degli ultimi 150 anni è stata raccontata dai fotografi e dalle fotografie, si è persa quella figura e sommersi dai selfie e da immagini che durano il tempo di un soffio il rischio è quello di perdere non solo i fotografi ma soprattutto le fotografie. Ecco, non voglio che si perda la figura del fotografo ma, soprattutto, non voglio che si perdano le fotografie, la storia, la nostra storia, non solo quella dei potenti del mondo, dei personaggi famosi e del gossip ma la storia di ognuno di noi che è legata ai ricordi e quindi indissolubilmente alle fotografie. E l’unico modo è continuare a fotografare ed a stampare le fotografie , è quello che voglio fare, a maggior ragione oggi che è sempre più difficile. Giorni fa un’amica si è gentilmente rifiutata di farsi fotografare perché, asserisce, ha il naso importante, le ho risposto che il suo ritratto non deve necessariamente piacerle, il risultato nel lungo termine si potrà apprezzare quando la sua fotografia sarà nelle mani dei suoi figli che, ormai anziani, si emozioneranno ma avranno la possibilità di guardarla, di apprezzarne lo sguardo, il sorriso, le rughe, si apprezzerà quando i suoi figli ormai anziani avranno ancora qualcosa di palpabile della loro mamma.

E’ questo che voglio fare, è questo che mi piace fare, provare a raccontare la gente, la gente cosiddetta comune, quella che passeggia per le strade o che le percorre indaffarata di corsa, lo faccio in giro per il mondo e adesso che non possiamo viaggiare e forse proprio per questo, mi accorgo che è ora che io lo faccia anche nelle nostre strade. Ecco l’idea dei ritratti d’autore in strada, autore semplicemente perché ne sono l’esecutore, senza volermi elevare a chissà quale ruolo, il mio ruolo è quello di ritrarre persone. Ecco l’idea dei ritratti in strada, sì proprio ora che è più difficile. Mi piazzerò in strada e come agli albori di questo mestiere, realizzerò il vostro ritratto e ne farò una stampa fine art. Perché il tempo della fotografia non si esaurisca nell’arco di un distratto sguardo. Un rivoluzionario ritorno alle origini. Perché non si perda il senso della vera fotografia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 Dicembre 2020
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