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In arrivo i manifesti pro vita contro la pillola abortiva a Gallarate, Busto e Legnano

A Gallarate, Busto e Legnano i manifesti e camion pro vita, il cui slogan è "Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva", dopo le varie polemiche in molte città italiane

manifesto pro life

Una Biancaneve moderna ferita a morte da una mela rossa e lo slogan antiabortista “Prenderesti mai del veleno?”: sono in arrivo i manifesti pro vita e i camion vela anche nelle città di provincia come Gallarate, Legnano e Busto Arsizio dopo che, nelle scorse settimane, sono apparse a Milano, Genova, Roma e Verona, scatenando non poche polemiche dato che paragonavano l’aborto farmacologico all’assunzione di un veleno.

Giovedì 17 dicembre, il camion vela sarà al centro commerciale Malpensa Uno di Gallarate, ore 12.15.

La pillola Ru486

La onlus Pro vita e Famiglia, con la sua campagna contro la pillola abortiva Ru486, asserisce di stare «dalla parte delle donne», dopo l‘annuncio, lo scorso agosto, da parte del ministro della Salute Roberto Speranza, della possibilità di effettuare l’aborto farmacologico in day hospital fino alla nona settimana di gravidanza (e non più fino alla settima).

Le nuove linee guida prevedono, infatti, che le donne possano assumere il farmaco in ambulatorio o in consultorio, dove viene loro spiegato tutto il procedimento necessario, senza il ricevere di tre giorni.

«Per quanto riguarda i criteri di ammissione, il Consiglio superiore di sanità consiglia di non somministrare il farmaco alle pazienti che soffrono di ansia, che hanno una soglia del dolore molto bassa e che vivono in condizioni igieniche precarie (in questi casi resta consigliato l’aborto chirurgico con sedazione, in ospedale). Dopo due settimane è prevista una visita di controllo, durante la quale verrà “offerta una consulenza per la contraccezione”», si legge sempre su Il Post.

La sicurezza della Ru486 è confermata nel 96,9% dei casi in Italia, senza che si registrassero delle complicazioni: non richiede l’ospedalizzazione, l’utilizzo di anestesia, non comporta complicazioni quali emorragie o altre complicazioni che possono manifestarsi nel corso dell’aborto chirurgico.

“Farmaco dolorosissimo”, l’accusa

Le motivazioni della onlus vertono sul fatto che sia «dolorosissimo», in grado di causare – a detto loro – «emorragie, gravidanze extra uterine, infezioni, setticemie, distruzione del sistema immunitario, depressione e anche la morte». «Assumere la pillola Ru486 è dolorosissimo: sai quando inizi ma non sai quando finirà, possono passare tantissime ore, anche giornate intere, prima che inizi il travaglio che provoca l’espulsione del bambino. Il 56% delle donne riconosce poi il figlio innegabilmente formato sulla propria mano o nel wc. E allora sì che il dolore è atroce, si è da sole, in bagno, con la più grande bugia. È per questo che vogliamo risvegliare la conoscenza e le coscienze delle persone, perché non vengano raccontate falsità su questo farmaco tanto dannoso per le donne», sostiene il presidente, Toni Brandi.

Un’altra preoccupazione è quella del rischio dell’aumento – o addirittura dell’abuso – di «aborto fai da te».

In realtà, le linee guida per la somministrazione della pillola sono abbastanza chiare: prima dell’assunzione ci si bisogna assicurare della tenuta psicologica della donna, del fatto che non soffra d’ansia e della possibilità che non si trovi ad affrontare l’aborto da sola.

di nicole.erbetti@gmail.com
Pubblicato il 16 Dicembre 2020
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