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In consiglio comunale (continua) lo scontro sul progetto per piazza della stazione

Il cantiere è stato affidato il 30 novembre, nella sera di martedì il consiglio ha ratificato la decisione presa. In qualche modo costretto, secondo le opposizioni. "Tutto regolare, si va avanti", dice la maggioranza

Piazza stazione Gallarate

Alla fine, nel lunghissimo dibattito sulla variazione di bilancio a Gallarate, il tema politico è uno solo: lo stanziamento di risorse aggiuntive per realizzare il progetto di rinnovo della piazza della stazione. Che l’amministrazione comunale vuole varare nel 2021 e che invece le opposizioni contestano, nel merito ma soprattutto nel metodo, per la fretta che viene considerata frutto di strategia elettorale (per arrivare al cantiere in tempo per le elezioni, che siano in primavera o a fine estate 2021).

«La pietra dello scandalo» la definisce con ironia l’assessore al bilancio Stefano Robiati, quando – tra le diverse voci variate nella manovra di fine anno – si arriva appunto ad esaminare il capitolo del rinnovo di piazza Giovanni XXIII.

Al momento di affrontare la questione, si dibatte di questo: secondo l’opposizione la votazione è in qualche modo costretta dalla necessità di dare una legittimità al precedente passaggio tecnico e al voto di giunta che hanno già dato il via alla gara d’appalto per la piazza. La volontà non sarebbe libera, perché (dice il pare legale del segretario comunale) si ipotizza un danno erariale se non si arrivasse ad approvare in consiglio quel che già si è fatto con atto tecnico.

Per la maggioranza bisogna votare la variazione, senza emendamenti, ma il percorso precedente è tutto legittimo. A sostegno, appunto anche il parere legale del segretario comunale Vincenzo Marchianò, che rifacendosi a una sentenza della Corte dei Conti di Reggio Calabria sancisce la correttezza del voto del consiglio successivo all’atto tecnico e di giunta che già hanno prodotto effetti (una gara, l’apertura delle buste, l’affidamento a una ditta bergamasca).

Qui si è acceso uno scontro molto duro: «Se il consiglio non votasse questa sera, le “responsabilità erariali” a carico di chi sarebbero?» ha chiesto il consigliere Pd Giovanni Pignataro, dopo aver contestato appunto l’idea che il consiglio fosse in qualche modo costretto a votare a favore. «Non spetta a me dire di chi sia la responsabilità erariale, lo dirà eventualmente la Corte dei Conti» ha risposto il segretario (protagonista anche di uno scontro verbale successivo con i consiglieri di opposizione).

Ha rincarato la dose anche Luca Carabelli, consigliere di Libertà per Gallarate (all’opposizione) e presidente della commissione bilancio. «La responsabili di eventuali problematiche è di chi ha deliberato in giunta e ci costringe ad arrivare qui a votare, dopo il 30 di novembre». I tempi sono centrali, nella lettura delle opposizioni: perché il 30 mattina si fa la gara, il 30 pomeriggio si fa in extremis la delibera di giunta, per stare dentro alla norma che impone di varare le variazioni entro la fine di novembre.

«Non c’era tempo di portare in consiglio perché c’era già in corso la gara per la piazza. Siamo riusciti a sapere l’esito alle 14, abbiamo ottenuto il parere dei revisori dei conti in tempo record e siamo riusciti a riallineare» ha ricostruito il segretario comunale, ponendo l’accento sull’esame del provvedimento passato al vaglio dei tecnici.  Una volta fatta la gara, si è stabilita la cifra da votare: «La delibera di giunta si presentava come condizione per portarla in consiglio, ma la ratifica non aggiunge alcunché: gli effetti giuridici decorrono dal momento in cui vien approvata la delibera di giunta».

Insomma: la gara si è fatta, i lavori sono assegnati, il cantiere partirà e tutto è regolare. Sul concetto di «urgenza» di una delibera è poi tornato anche il sindaco Andrea Cassani, che è tornato a una variazione in giunta del 1° agosto 2013, giunta Guenzani. Che prevedeva l’inserimento di 50mila euro arrivati dal Ministero per gestire l’emergenza profughi (guerra in Libia) e «spostamenti in decine di altri capitoli». Variazioni poi passate anche in consiglio comunale: per il sindaco è la prova che il centrosinistra usa due pesi e due misure. L’allora assessore al bilancio Lovazzano parlava di «cifre modeste» delle variazioni fatte in giunta: «ma quale sarebbe il livello della modestia sotto il quale tutto sarebbe concesso?».

In ogni caso ora l’operazione-piazza qui è partita in tempi rapidissimi, almeno sulla carta (attendendo il cantiere operativo). Quanto al voto finale, l’opposizione ha deciso di uscire dall’aula. I punti all’esame sono stati approvati con 13 voti favorevoli.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 17 Dicembre 2020
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