Amazon va a Brescia Montichiari e lascia senza lavoro a Malpensa duecento operai. “Non possono pagare solo i lavoratori”
Il trasferimento a 154 km di distanza scatterà ai primi di settembre, in mezzo c'è il mese di agosto senza possibilità di scioperi. "Per dieci anni abbiamo assicurato la commessa, ora lasciati a casa"
Amazon se ne va a Montichiari e da un giorno all’altro a Malpensa sono in bilico quasi duecento posti di lavoro, tra determinati e indeterminati. «Loro decidono da un giorno all’altro», si lascia sfuggire un lavoratore. Ed è così: il gigante Usa da un momento all’altro ha spostato le sue operazioni dall’Ovest all’Est di Lombardia, a 154 km di distanza.
Tecnicamente Amazon cambia sito e fornitore, lasciando Mle (Malpensa Logistica Europea), uno degli operatori di trattamento delle merci a Malpensa.
Il risultato per i lavoratori e le lavoratrici coinvolte non cambia: il posto di lavoro se ne va a 154 km da Malpensa, in provincia di Brescia.
Per questo mercoledì mattina erano in presidio davanti ai magazzini Amazon al terminal 2 dell’aeroporto, insieme a Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ugl-Ta e Uiltrasporti. Sanno anche di avere le armi spuntate: «La comunicazione arriva al 24 luglio, diventerà operativa all’8 settembre. E in mezzo c’è il mese di agosto, in cui non è possibile scioperare», dice un altro lavoratore.
Una decisione presa senza considerare «l’impatto che può generare su Malpensa e questo magazzino», «stiamo parlando di 196 esuberi», quantifica Pino Pizzo, della segreteria confederale della Cgil di Varese, competente per territorio sull’aeroporto milanese. «Quello che chiediamo l’attenzione e il rispetto delle persone, chiediamo l’assorbimento per evitare che rimangano senza un posto di lavoro».
La decisione di spostare a Brescia le attività è probabilmente legata a motivazioni economiche: Montichiari (scalo che non ha grandi volumi) potrebbe aver garantito una ulteriore compressione del costo dei servizi di terra. In provincia di Brescia viene trattato come un grande successo, a Malpensa resta la patata bollente, per dirla in termini franchi: duecento lavoratori da ricollocare, visto che difficilmente ci sarà chi può pensare di trasferirsi a Brescia.
“La significativa distanza tra Malpensa e Brescia – dicono le sigle sindacali – rende difficilmente praticabile un semplice trasferimento del personale presso il nuovo sito operativo. Il rischio concreto è che una scelta organizzativa e commerciale assunta dal committente produca conseguenze dirette sul futuro occupazionale delle persone che, per anni, hanno garantito lo svolgimento della commessa. Per questo motivo, la responsabilità di quanto sta accadendo non può ricadere esclusivamente sui lavoratori di Mle” continuano le sigle dei trasporti dei sindacati confederali. “Amazon non può limitarsi a decidere dove svolgere la propria attività e lasciare che le ricadute occupazionali vengano scaricate esclusivamente sul fornitore e sui lavoratori”.
I sindacati chiedono “quali saranno le conseguenze concrete del trasferimento delle attività; quale sarà il futuro occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori oggi impegnati nella
commessa Amazon a Malpensa; quali soluzioni concrete verranno individuate per garantire la continuità occupazionale; quali garanzie saranno assicurate per la tutela dei posti di lavoro, dei diritti e delle condizioni economiche e normative delle persone coinvolte; quale sarà il ruolo di Amazon nella gestione delle ricadute occupazionali derivanti dalla propria decisione”.
Nella giornata di giovedì è previsto un incontro a Roma, venerdì invece l’incontro territoriale tra azienda e sindacati.
Nel mentre ci sono facce preoccupate, tra lavoratori e lavoratrici in gilet giallo antinfortunistico, sul piazzale di carico dove alle 10 del mattino ci sono già 30 gradi.
I muletti vanno avanti e indietro, perché Amazon non si ferma mai. Dietro le consegne veloci e le offerte imperdibili però c’è questo: i lavoratori trattati come un costo da tagliare, da un giorno all’altro. Anzi da un mese all’altro, agosto di mezzo.
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