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Finanziatore, consigliere e mediatore della ‘ndrangheta. Ecco perchè Casoppero è stato condannato

All'imprenditore lonatese di origini cirotane è stata inflitta una condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso. Nelle motivazioni della sentenza emerge una figura pervasiva

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Nel primo processo alla ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo, Cataldo Casoppero apparve quasi come una vittima, subito uscito di scena dopo l’arresto insieme a tutti gli altri. Questa volta ne esce da condannato a 14 anni di reclusione pur non avendo preso parte direttamente ad azioni violente riconducibili all’associazione mafiosa. Perchè l’imprenditore cirotano, titolare della Vale Scavi, stabilmente residente da molti anni a Lonate Pozzolo, è considerato un appartenente dell’associazione mafiosa dal tribunale di Busto Arsizio?

Lo spiegano nelle motivazioni della sentenza i giudici del processo di primo grado ad alcuni degli arrestati nell’ambito dell’operazione Krimisa. Cataldo Casoppero non è un elemento organico della ’ndrangheta, nel senso che non ha mai ricevuto alcuna carica formale all’interno di essa che sappiamo essere gerarchicamente strutturata con tanto di gradi dal picciotto al Vangelo (leggi qui), ma certamente Casoppero conosce uno per uno gli appartenenti al gruppo di Lonate Pozzolo, dai vertici agli sgherri, e con loro parla quotidianamente delle strategie che il gruppo adotta.

Secondo la giurisprudenza più recente la partecipazione all’associazione per delinquere è a forma libera e può realizzarsi in forme e contenuti diversi, indipendentemente dall’esistenza di un formale atto di inserimento nel sodalizio. Secondo la Cassazione, inoltre, è indizio di appartenenza anche l’essere posto a conoscenza dell’organigramma criminale, della struttura organizzativa, dell’identità dei loro capi e dei loro gregari, dei luoghi di riunione e l’essere ammesso a partecipare ad incontri.

Con tutte queste premesse Cataldo Casoppero – secondo i giudici di Busto Arsizio – può essere pacificamente essere considerato responsabile di associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis). Stabile il collegamento con Vincenzo Rispoli, Emanuele De Castro, Mario Filippelli (i tre principali esponenti della cosca a Legnano e Lonate Pozzolo). Non solo: Casoppero era anche a stretto contatto con Giuseppe Spagnolo, esponente di primo piano della cosca dei Farao Marincola di Cirò Marina, spesso in visita a Lonate Pozzolo per mettere un freno ai dissidi interni; in un caso sono stati individuati a bordo della stessa auto (e Spagnolo lo chiamava zio Catà). Spesso si sentono al telefono, partecipa ad alcuni incontri con  il boss presente, gli fa da autista, organizza una cena in un ristorante e paga il conto pur non partecipandovi se non alla fine.

L’affidabilità di Casoppero agli occhi degli altri associati, vertici compresi, risulta dalla partecipazione dello stesso ad altri incontri, tra cui uno in cui si ipotizzava una punizione nei confronti di altri soggetti della locale. Casoppero riferisce anche di aver partecipato ad un “tavolo formato” (riunione nella quale di solito vengono assegnate cariche ai nuovi affiliati) a Buccinasco con Rocco Barbaro (uno dei personaggi apicali della ‘ndrangheta lombarda).

Il suo non è un ruolo passivo di mero prestatore di soldi alla locale ma anche attivo e da un lato, in diverse conversazioni registrate, spende parole per mantenere la pace all’interno della locale lonatese, e dall’altro partecipa ad appostamenti per conto e con Mario Filippelli con l’intento di uccidere Emanuele De Castro (grande rivale di Filippelli).

L’imprenditore lonatese si pone anche come collegamento tra la cosca e le istituzioni, sostenendo prima la candidatura di Rivolta (che poi lo delude al punto da fargli meditare vendetta) e quella di Maria Ausilia Angelino, prospetta azioni violente contro Modesto Verderio che si era candidato sindaco contro la candidata su cui puntava la ‘ndrangheta.

Casoppero è pervasivo, ha contatto con un agente della Polizia Locale, con il consulente della Procura di Busto e investigatore privato Giovanni Vicenzino (ipotizzando anche la candidatura del figlio). Consigliere, finanziatore, mediatore, raccoglitore di informazioni della locale sono i ruoli che ha svolto in tutti questi anni. Di lui De Castro racconta le origini delle sue ricchezze, poi investite nell’edilizia, spiegando che provenivano da una precedente attività di spaccio di cocaina (informazioni ricevute da parte di Vincenzo Rispoli e Alfonso Murano).

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 09 Gennaio 2021
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