Dalla cassa integrazione di Air Italy al volontariato a Malpensafiere, la storia di Rosita

Nella vita fa l'hostess di terra per Air Italy ma da oltre un anno è ferma: "Quando mi sono ammalata di covid ho sentito la solidarietà degli altri. Ora è il tempo di restituire e reagire al lavoro che non c'è"

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Quindici anni in Alitalia, poi il passaggio ad Air Italy, il sogno che si spezza nel giro di poco tempo e la cassa integrazione da più di un anno. Rosita Di Vito, 42 anni e tanta voglia di muoversi, nonostante la delusione non è finita ad ingrossare le fila di chi se la prende col mondo intero per le sventure che a volte si incontrano durante la vita e ha deciso di donare il suo tempo agli altri diventando volontaria all’hub vaccinale di Malpensafiere.

Da Malpensa a Malpensafiere, pochi km di differenza per chi ogni giorno è abituata a partire da Bolladello di Cairate per raggiungere il proprio posto di lavoro: «Sono single, ho avuto una soddisfacente carriera personale che ora ha avuto un brusco stop ma ho deciso di lanciarmi con tutta me stessa in questa avventura all’hub vaccinale dove ho scoperto un mondo di solidarietà che mi ha completamente travolta» – ci racconta dopo un mese passato nel fondamentale esercito di volontari che ogni giorno accolgono, assistono e coccolano le migliaia di persone che stanno andando a vaccinarsi contro il Sars-Cov2.

«Ho avuto il covid ad ottobre, sono stata tra i primi contagiati in paese e anche il sindaco mi ha scritto una lettera per farmi sapere che la comunità mi era vicina. Sono stata male ma non moltissimo anche se ho perso 8 kg, poi si sono ammalate altre persone intorno a me – prosegue nel racconto -. Da quel momento si è accesa una luce dentro e ho deciso che era venuto il momento di fare qualcosa per gli altri». Rosita si accorge di avere tutte le caratteristiche per aiutare i vaccinandi in quella situazione: «Sono empatica, ho feeling con le persone e ho pensato che queste caratteristiche potessero essere usate a servizio degli altri».

Se le chiedi cosa provoca in lei questo servizio, risponde: «Un mix di emozioni a livello sentimentale. Chi viene qui è agitato, nervoso, ansioso. Il nostro ruolo è anche quello di tranquillizzare e dare serenità a queste persone. Il cittadino viene accolto da subito e accompagnato fino alla fine. Trovare un sorriso, una gentilezza o una disponibilità crea una bella energia di cui tutti abbiamo bisogno in questo momento».

Ma c’è qualcosa di più: «Io sono venuta qui convinta di dare qualcosa, senza avere nulla in cambio e invece ti accorgi che far star bene gli altri ti restituisce molto di più. Non sprechi energia mai perchè ti torna indietro quando la vecchietta con gli occhi lucidi ti ringrazia e vuole stringerti la mano anche se non lo puoi ancora fare».

Un’esperienza come questa cambia la vita a chi non ha mai fatto volontariato? «Assolutamente sì. Ti accorgi di essere un piccolo ingranaggio che fa andare bene le cose durante una pandemia mondiale. Credo nel destino e quello che ci succede, accade per una ragione. L’amore genera amore e credo che continuerò a fare volontariato anche dopo».

A Malpensafiere Rosita ha trovato anche amicizie nuove tra i volontari e persone che conosceva tra i vaccinandi: «Dal vicino di casa dei miei genitori ad persone che lavorano in aeroporto, persone anche che non vedevo da tempo (perchè da febbraio 2020 è in cassa integrazione come tutti i suoi colleghi di Air Italy, ndr). Ho anche coinvolto due amiche colleghe in questa esperienza».

Tra gli episodi che più l’hanno colpita in queste settimane ce n’è uno che ha voluto raccontare:  «Settimana scorsa è capitato un momento di crisi al centro. Si era creato un forte ritardo e non facevano entrare gli accompagnatori per evitare assembramenti. Un signore di 75 anni che camminava male, arrabbiatissimo, urlava e sbraitava perchè non gli hanno fatto entrare la figlia. Sono andata ad aiutare la mia collega che aveva bisogno di una mano. Lo abbiamo fatto sedere, gli abbiamo chiesto qual è il problema. Non voleva neanche venire a vaccinarsi. Lo abbiamo calmato, abbiamo chiesto se voleva la sedia a rotelle.  Ci sono voluti 5 minuti per tranquillizzarlo. Lo abbiamo aiutato nell’anamnesi e abbiamo fatto in modo che la figlia potesse entrare per stargli vicino. Capire cosa ha una persona non è facile perchè non sai chi hai davanti, non conosci la sua storia e quindi bisogna avere la pazienza di ascoltare e lasciare che si sfoghi. Beh, alla fine ci ha ringraziato e se n’è andato col sorriso».

 

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 14 Maggio 2021
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