Luna d’estate

di Olga Riva Rovaglio

Il racconto della domenica

Il commesso consegnò a Sara una busta, lei pagò e uscì. Le foto di quell’estate erano pronte e non appena salì in macchina aprì la confezione, piena di curiosità. Ed ecco l’immagine di Gabriele comparirle tra le mani: gli occhi vispi, i capelli attorcigliati, il fisico asciutto, era ritratto mentre lottava per gioco con un ragazzo, sulla sabbia.
Era stata la prima vacanza “da sola”, i genitori della migliore amica Christine l’avevano invitata in campeggio con loro in Versilia. Una sera erano andate ad assistere allo spettacolo teatrale allestito dall’animazione del posto e si erano sedute su una panchina a lato del palco. Alle loro spalle si udiva un gran baccano e, a un certo punto, Christine si sentì toccare la spalla da una ragazza che si presentò e la invitò a unirsi al gruppo. Dopo aver fatto la conoscenza di tutti, Sara si ritrovò accanto Gabriele che ostentò sicurezza con un sacco di domande, “da dove vieni, cosa studi, quanti anni hai”. Il suo accento toscano le faceva girare la testa e quando si alzarono per una passeggiata si sfiorarono le mani. Al momento di salutarsi, lui si curvò su di lei e raccolse un bacio dalle sue labbra.
SI diedero appuntamento per la mattina seguente all’ingresso del bagno Blue Beach, dove la compagnia era solita ritrovarsi. Il giorno dopo, però, la salutò con distacco e nel corso del pomeriggio le rivolse appena la parola, giocarono a palla in acqua, ad affogarsi e a schizzarsi, non cercò mai il suo sguardo.
Per la serata avevano organizzato un falò sulla spiaggia, si erano divisi i compiti, alcuni avevano preparato dei tramezzini, altri delle tartine, e avevano fatto incetta di ogni sorta di bevanda alcolica al minimarket del campeggio. Fu un successo, gli schiamazzi e le risate tennero svegli i cani del vicinato, che partecipavano al loro vociare con latrati e ululati. Poi una luce di ghiaccio sul pelo dell’acqua agguantò le onde con un mantello argentato. Sara osservò l’orizzonte e la luna levarsi, ma scorse anche due sagome abbracciate, sedute sul bagnasciuga. Una delle ombre aveva la testa sormontata da un ispido cespuglio e il corpo esile, non c’erano dubbi, era Gabriele. Non riconobbe invece la ragazza che gli stava appiccicata come una cozza. La vista di Sara si fece nebulosa, qualcosa le premeva le ciglia. La chitarra seduta di fronte a lei suonava la nuova canzone di Buscaglione, “guarda che luna, guarda che mare, da questa notte senza te dovrò restare, folle d’amore vorrei morire, mentre la luna di lassù mi sta a guardare”.
Intanto un altro amico si aggiunse alla festa, le dedicò una lunga occhiata e lei ricambiò, con un sorriso.

Racconto di Olga Riva Rovaglio, stampa fotografica su incisione calcografica di Silvia Gabardi

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Pubblicato il 16 Maggio 2021
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