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Da Lonate Pozzolo a Gorla Maggiore, viaggio in provincia per ottenere un tampone

La disavventura accaduta ad una nostra lettrice mette in luce alcuni gravi disservizi: la difficoltà di prenotare un tampone e la scarsità dei centri per eseguire i test

tamponi antigenici farmacia

Cinque giorni in media per riuscire a fare un tampone: è quello che denuncia il consigliere provinciale del Pd Samuele Astuti. Tempi lunghi significano tracciamento dei contagi più complesso. Per questo il consigliere chiede che vengano riaperti i centri per eseguire tamponi rapidi, come quello delle Fontanelle. Il caso che ci racconta la nostra lettrice va proprio in questa direzione. Ecco che cosa le è accaduto.

Sp. Le Redazione, 

Vi scrivo per portare alla luce l’ennesimo esempio di cattiva gestione dei tamponi di controllo, per chi è risultato positivo al Covid-19 . Il 7 dicembre ho fatto un tampone rapido in una farmacia di Varese e sono risultata positiva, il farmacista mi ha così denunciata subito all’ Asst di Varese e ha prenotato un tampone molecolare per il 14 dicembre presso il centro di Lonate Pozzolo, adducendo questa scelta al fatto che non ci fosse disponibilità a Varese. Quindi mi armo di santa pazienza e il giorno prestabilito mi reco presso questo posto, grazie al fatto,  particolare non poco irrilevante, di possedere una macchina; in caso contrario avrei avuto serie difficoltà a spostarmi.

Dopo circa 45 minuti di strada, più o meno, arrivo al punto tamponi e lo trovo chiuso, solo un cartello a comunicare che dal 13 dicembre i tamponi sarebbero stati effettuati in un’altra località, presso Gorla Maggiore. Nella mia stessa situazione altre 3 persone. Presa dallo sconforto, ho cominciato a pensare che sarebbe stato meglio rinunciare, erano già le 14.30, e il centro avrebbe chiuso alle 15.30. Alla fine però mi sono rimessa in macchina e ho ripreso il mio pellegrinaggio, arrivata a Gorla Maggiore, comunico il mio nominativo e mi dicono che non sono inserita nella lista. A questo punto lo sconforto ha ceduto il passo alla rabbia, ho raccontato la mia disavventura e ho aggiunto anche che da lì non me ne sarei andata senza aver fatto il tampone. Riesco così, finalmente, ad effettuare il prelievo e a tornare a casa. Adesso però vorrei segnalare questo increscioso incidente, chissà quante altre persone si sono trovate o troveranno ancora nella mia stessa situazione. Le mie domande sono molto semplici: questa si può definire una procedura corretta o c’è qualcosa che va cambiato nella gestione e monitoraggio dei pazienti covid? Perché si è obbligati a girare la provincia per effettuare un’operazione di qualche secondo, invece, di prevedere un servizio a domicilio che azzeri il rischio di diffondere ulteriormente il virus? E infine, se si chiude un centro e se ne apre un altro, perché nessuno si prende la briga di avvisare l’utente?  

Se tutti facessimo la nostra parte, invece di continuare a lamentarci in maniera passiva, magari, un giorno, alcune situazioni critiche potrebbero essere migliorate.

Ai posteri l’ardua sentenza. 

Lettera siglata

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 Dicembre 2021
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