L’aeroporto di Malpensa non ha bisogno di ampliarsi, ma di recuperare aree dismesse

L'analisi dei sindaci sembra un paradosso, ma non lo è: chiedono di rigenerare le "aree delocalizzate" e non espandere l'area di sedime consumando suolo. Ecco l'analisi del Masterplan 2035

Cargo City espansione masterplan Malpensa

Otto pagine, un documento per ribadire le richieste dei Comuni della zona di Malpensa nel dialogo con l’aeroporto di Malpensa. È il “dossier” che i nove sindaci del Varesotto hanno inviato al ministro della Transizione Ecologica (ex MinAmbiente) Roberto Cingolani.

Il passaggio è legato alla presentazione del “Masterplan Malpensa 2035”, su cui i Comuni hanno rilevato molte criticità. «Il nostro parere non è favorevole» chiariscono i nove sindaci della zona di Malpensa, vale a dire Somma Lombardo, Arsago Seprio, Golasecca, Vizzola Ticino, Casorate Sempione, Cardano al Campo, Samarate, Lonate Pozzolo, Ferno). Ma attenzione: la critica è focalizzata su alcuni aspetti, non su tutto ciò che c’è nel documento.

«Avremmo voluto avere il tempo necessario per poter esprimere nostri formali pareri ed osservazioni su un progetto che impatterà in modo significativo sulla vita dei nostri concittadini, ma gli stringenti termini per le loro presentazioni non ce lo consentono» proseguono i sindaci, che già nei giorni scorsi avevano messo in luce le difficoltà di analizzare 8mila pagine di documenti aggiuntivi.

I sindaci di Malpensa: “No all’espansione dell’aeroporto fuori dai confini attuali”

I sindaci dicono no all’espansione del sedime, che il Masterplan propone nella zona Sud, verso l’area del Gaggio a Lonate Pozzolo, a servizio del cargo: «Riteniamo opportuno che ogni nuova attività a supporto dell’aeroporto sia realizzata all’interno del sedime aeroportuale o nelle aree delocalizzate o in quelle già individuate dalla programmazione urbanistica dei comuni. Non è a nostro avviso necessario espandere l’attuale area di sedime aeroportuale».

Cargo City espansione masterplan Malpensa
L’area di espansione verso Sud, destinata a nuovi magazzini cargo, su zone di bosco. L’intervento prevederebbe anche lo spostamento di una strada priovinciale

«Infine chiediamo la rapida attuazione di tutte quelle opere di mitigazione e compensazione ambientale previste nell’allegato A1 del cosiddetto “Piano d’area Malpensa”».

Il riuso delle “aree delocalizzate” e gli elementi positivi

Tra i punti positivi del Masterplan i sindaci riconoscono tra l’altro la rinuncia a una terza pista, la «volontà di differenziare le tariffe al fine di favorire il rinnovamento delle flotte di aeromobili», la previsione di una Valutazione d’Impatto Sanitario «che si affianchi alla VIA», ma anche «la disponibilità a valutare investimenti nelle aree delocalizzate».

E proprio guardando alle aree delocalizzate tra i sindaci era emersa la preoccupazione per «la previsione di una “Airport City”» che oggi viene segnalata al ministro come elemento negativo. Si tratta del progetto di nuovi edifici terziari all’interno del sedime (al posto degli attuali parcheggi di fronte al T1) da destinare a uffici e altre sedi.

Malpensa Generiche
La “Airport city” prevista di fronte al Terminal 1

La preoccupazione – anche se non è nero su bianco in questo documento – è che questa grande operazione immobiliare finisca per vanificare il recupero delle aree esterne, dove ci sono molti edifici dismessi e da riqualificare (senza consumo di suolo) nei Comuni di Ferno, Lonate e Somma Lombardo.

aree delocalizzate 2015 case abbattute

Le rotte di decollo e la tutela ambientale intorno a Malpensa

Tra i punti proposti dal Cuv (il consorzio dei Comuni di Malpensa, ora presieduto dal sindaco di Cardano Maurizio Colombo) c’è prima di tutto la richiesta di «definire con chiarezza qual è il numero massimo di movimenti (passeggeri e cargo) che il territorio è in grado di sopportare, con le attuali due piste (siamo contrari ad ogni ipotesi di realizzazione di una terza pista)». E questo si può fare solo con una «Valutazione (ambientale, sanitaria, infrastrutturale) che consideri a 360° gli effetti sul territorio di un incremento delle attività aeroportuali».

Tra le richieste che riguardano non l’infrastruttura ma la gestione operativa, i sindaci chiedono il rispetto delle rotte di decollo predefinite, la «limitazione dei voli cargo durante le ore notturne» e  «il decollo da fondo pista per la totalità degli aeromobili (salvo eccezioni per motivi di safety)» per evitare decolli troppo a ridosso degli abitati.

Per la verifica dei livelli di inquinamento viene chiesta «la realizzazione di una rete di centraline, supervisionate da ARPA, per il monitoraggio della qualità dell’aria, a partire dalla riattivazione di quelle esistenti a Lonate Pozzolo e Somma Lombardo»

Tra gli elementi ambientali negativi si citano invece la previsione della nuova ferrovia T2-Gallarate, secondo accesso all’aeroporto su ferro e all’opposto la mancata previsione di interventi di ” mobilità dolce”.

Le opere per la viabilità

I Comuni approvano in pieno il progetto di riqualificazione della via Giusti, l’asse principale tra Somma Lombardo e l’area di Malpensa: una strada oggi stretta, senza banchina, spesso teatro d’incidenti e fondamentale anche per diversi parcheggi “a lunga sosta”.

Vengono inoltre considerate prioritarie la Tangenziale Nord di Somma Lombardo e Arsago Seprio, importante per collegare velocemente l’aeroporto con i caselli dell’A8-A26, la Variante 341 Gallarate – Vanzaghello, per il tratto compreso nel Comune di Samarate, la Variante alla SP 28 e la “Tangenziale Ovest” di Gallarate da Besnate (A8-A26) a Cardano al Campo attraverso la zona dei Ronchi di Gallarate.

Il fronte del lavoro

I Comuni chiedono poi anche nuove prospettive per il lavoro, attraverso ad esempio una partnership con i Centri di Formazione Professionale e ITS presenti nel territorio del CUV, l’apertura di uno sportello lavoro all’interno dell’aeroporto collegato con i vari sportelli Informagiovani comunali . E su tutto la richiesta di «un contratto di sito sul modello di quello di Expo 2015».

Nel Masterplan viene visto con favore «la possibile individuazione di una “Academy” gestita da SEA che si occupi, in sinergia con le agenzie già presenti nel territorio, della formazione e della riqualificazione del personale, anche al fine di migliorare il tasso di occupazione dei cittadini residenti nell’intorno aeroportuale».

«E’ necessario che SEA, in un’ottica di Responsabilità Sociale di Impresa, destini in modo continuativo e condiviso risorse per interventi di carattere Ambientale, Sanitario, Sociale, Culturale, Educativo, da attuarsi nei comuni del Cuv, così come fatto attraverso il progetto “Job Agile – Revolutionary Road». Ma soprattutto serve una condivisione delle scelte, specie di quelle strategiche come lo stesso Masterplan.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 13 Dicembre 2021
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