Varese News

Un’odissea chiamata Sanità Lombarda

Dai primi sintomi il 29 dicembre, un percorso a ostacoli (burocratici) durato già due settimane

Code chilometriche per i tamponi al drive through al vecchio ospedale di Legnano

Riceviamo e pubblichiamo

Sono ipocondriaca, germofobica, doppio-vaccinata e sempre molto attenta a mantenere i corretti comportamenti anti-contagio, ma anche io ho contratto il Covid.
Probabilmente a Natale da un parente, sebbene ci fossimo premurati di essere pochi e fare un tampone, ma c’è un piccolo dettaglio chiamato incubazione che ha fregato 3/4 persone tra i presenti.
Il 29 dicembre, a casa per la pausa pranzo, mi sento debole, un po’ calda, e decido di fare uno di quei test casalinghi: positivo, ma appena appena, poco poco.

Vado immediatamente al centro tamponi Med Mxp dell’aeroporto di Malpensa, per sicurezza e rispetto nei confronti di chi vive con me e dei colleghi. Durante le 3 ore di coda mi sento malissimo, ho dolori in tutto il corpo, sento che sale la febbre mentre sudo sotto i guanti e la ffp2 che mi sono premurata di indossare, ce l’ho, l’ho preso, lo sento.
Infatti tocca a me, avverto della positività già rilevata a casa, mi testano e il risultato viene confermato. Avviso al lavoro, e mi chiudo nella mia cameretta.
E il vero calvario ha inizio.

Chiamo il mio medico per far partire la malattia, lui mi conferma che sarà ATS a contattarmi per un tampone molecolare.
Il giorno dopo ricevo un sms di ATS con link per compilare i contatti stretti e i sintomi, scarico il certificato di inizio quarantena, attendo.
Anche mia sorella e il suo ragazzo risultano positivi, seguono il mio stesso iter, abbiamo lo stesso medico di base e siamo risultati positivi nello stesso centro tamponi di Malpensa. Ma loro il giorno dopo ricevono l’appuntamento da ATS per il molecolare, io no.

Chiamo il mio medico, per capire come mai, mi dice che forse hanno sbagliato a chiamare loro così presto, e che io verrò contattata verso il 7, decimo giorno di quarantena.
Mi rassegno un po’, brindo in videochiamata con una Coca-Cola Zero e guardo i fuochi d’artificio dal mio balcone, poi ricomincio ad attendere.
Mia sorella e il suo ragazzo fanno il molecolare come da appuntamento, ricevono l’esito, e io ancora attendo la prima chiamata.

Il 7 gennaio, dopo molteplici tentativi, riesco a contattare il mio medico, spiegandogli che è il decimo giorno, che io non ho alcun sintomo da almeno 4, sto benissimo, ma nessuno mi ha ancora chiamato. Mi dice che “sul sistema” vede che io ho appuntamento il 7. Mi consiglia di andare con il mio certificato di quarantena al centro tamponi della Caserma dell’Aeronautica Militare di Gallarate, fare la coda, e farmi fare il molecolare.
Bene, rimetto i guanti, la ffp2, una bella amuchina in tasca, le scarpe che nemmeno ricordavo più come fossero fatte, e parto.

In coda, preparo il mio bel certificato sul telefono, e quando tocca a me lo mostro al militare, che con mia grande sorpresa mi dice “si è giusto, però ci vuole proprio il foglio”. Mi scusi in che senso il foglio, la stampata? “Eh si, vogliono proprio la carta.” Mi scusi, ma se io sono chiusa in casa da dieci giorni, e non ho una stampante, come posso avere il foglio? “Eh vogliono proprio quello” si, ma se io non posso uscire di casa perché ho il covid, e ho un documento in formato digitale perché siamo nel 2022, e c’è il mio nome, cognome, codice fiscale, e ho questi documenti con me, per quale motivo non dovrebbe andar bene? “Eh non lo so, vogliono la carta. Io la faccio passare, però secondo me la rimbalzano”.
E già qui siamo all’assurdo.

Ma il bello è dopo, mi faccio tutto il bel serpentone del drive-in, e nessuno mi chiede più niente. “Nono, non serve! Solo la tessera sanitaria!” Mettetevi d’accordo ma ok, finalmente faccio sto benedetto tampone e torno a casa, che essere tornata nel mondo per un’ora e mezza mi ha già stufata.
E di nuovo attendo. È venerdì, ci sta che magari l’esito mi arrivi lunedì, però mi hanno dato una mail per gli esiti e per sicurezza scrivo tutti i dati, giorno e luogo del tampone, si sa mai che mi dicono qualcosa prima.
No.

Mando 4 mail, nel frattempo è lunedì dieci, nessuna risposta, domani dovrei rientrare a lavoro, dai però adesso han detto che si può rientrare anche con un rapido negativo, ho già fatto il molecolare ma pazienza, vado a Malpensa e ne faccio uno, ma fammi sentire il medico, lui dovrebbe poter vedere l’esito.
38 chiamate a vuoto, nel frattempo sono già in coda a Med Mxp, alla 39esima chiamata finalmente risponde, spiego tutto, dottore nessuno mi ha detto niente, io domani devo rientrare, non ho mai sentito ATS, adesso mi faccio un rapido perché oggi finisce la malattia ma lei lo vede? “Ha guardato il fascicolo sanitario?” Si, l’ho guardato, non c’è un bel niente. “eh non so, mi dia la password” gliela do, non riesce a entrare. Stiamo al telefono mentre continua a provare e io pago il tampone, mi siedo, mi faccio perforare il cervello, esco, ricevo l’esito.

Dottore sono negativa, ora come funziona? Domani posso rientrare al lavoro? Ma non è che per ATS io non ho mai contratto il virus, visto che non li ho mai sentiti? E che quindi avrò un Green pass di 48 ore, come i no-vax? Io voglio vaccinarmi, ma adesso che sono guarita devo aspettare 5 mesi per la terza dose, come faccio? “No al lavoro puoi rientrare, però può essere che non ti abbiano segnalata e che non avrai un Green pass valido, devi sentire l’asl.

Sento ASL e, giuro, mi scende una lacrima.
Ok dottore, come li contatto? Mi spara mail e numeri di telefono, io li ho già contattati tutti, ai limiti dello stalking, non mi hanno mai risposto.
Torno a casa, giro l’esito negativo al lavoro, mi arriva l’sms dell’esito, il nuovo Green pass, l’incubo.
Certificazione base, valida 48 ore.
Entro nel fascicolo sanitario, niente, regione Lombardia, ho gli esiti ma “non sono validi, bisogna scaricare il referto” pagina dei referti “nessun referto presente”. Entro con lo SPID, la CIE, contatto l’ASL, ATS, ASST, FIGC, EUFA, WWF, www mi piaci tu.
Non mi caga nessuno.

Mi passano il numero di un altro, ennesimo, centralino, sono senza speranze, quando una voce gentile mi risponde.
Racconto tutto, e mi dice che no, non posso rientrare al lavoro senza certificato di fine quarantena, non posso uscire, anche se negativa, senza quella “carta” sono in ostaggio.
Fino a quando? Boh.
“Le do un po’ di numeri: 800…” già chiamato, mai risposto e una volta ho preso la linea e mi hanno attaccato in faccia. “Ok provi questo: 031….. e anche questo 0332…. però domani, adesso sono già chiusi”.
Alle 17. Ok.
Rassegnata chiamo in sede al lavoro, mi confermano che senza certificato non posso rientrare, mi tranquillizzano sulla copertura e mi rassicurano che non ci sono problemi, aspetto ‘sta “carta”.

Ora, se ancora state leggendo perché mi sono dilungata, io mi chiedo: ma è possibile che dopo due anni ancora non ci siamo coordinati? Che ogni numero di emergenza è irraggiungibile, contattabile due ore al giorno, che si perdano certificati, esiti, risultati. Io capisco che specialmente in questo momento siamo ingolfati, ma si può stare tutto il giorno al telefono a ripetere le stesse cose a trecento persone diverse (se rispondono) che si rimbalzano le responsabilità tra di loro? “Ti segnala lui” “no ti segnala quello” “no non segnaliamo noi, segnalano loro!” Ma un anziano, magari solo, come può destreggiarsi in questo disastro burocratico?

Siamo la regione più tecnologicamente avanzata d’Europa però, eh. La privatizzazione della sanità snellisce i tempi e aumenta l’efficacia però, eh.
Si. Però, eh.

Martina Grasso, Casorate Sempione

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 Gennaio 2022
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