Tennis, non c’è un’età giusta per prendere in mano la racchetta

Verità e falsi miti su uno degli sport intergenerazionali per eccellenza: ne parliamo con Stefano Bossi, istruttore di Gallarate affiliato UISP

tennis speciale uisp

Cosa fa il bimbo? Gioca a tennis. E il nonno? Gioca a tennis. Si, perché il tennis fa bene a tutti e a qualsiasi età. «Basta trovare lo sfidante giusto e aver voglia di mettersi alla prova» spiega Stefano Bossi, istruttore di tennis di Gallarate. Nella sua scuola tennis affiliata Uisp – che si trova nel Gym’s Club di viale Lombardia 49, a Gallarate – Bossi insegna soprattutto ai bimbi, che sono quelli che hanno più facilità ad imparare e che, iniziando a prendere dimestichezza con racchetta e palline in giovane età, si appropriano dei rudimenti di uno sport che potranno coltivare tutta la vita.

Perché il bello del tennis è che è una disciplina che fa compagnia dall’infanzia alla terza età, a maschi e femmine in egual misura, che offre la possibilità di allenare coordinazione e concentrazione e che consente di tenersi in forma coltivando nello stesso tempo le amicizie.

Il tennis ha avuto una stagione d’oro negli anni 80-90, quando tutti volevano praticare questo sport. Parallelamente, sono comparsi degli sport “di derivazione”, per certi aspetti simili al tennis, come lo squash di ieri e il padel di oggi. Ma il tennis, quello vero, non tramonta mai. Ecco dunque alcuni falsi miti da sfatare.

Il primo riguarda il costo: una delle accuse che si fa a questo sport è di essere proibitivo per gli affitti dei campi di gioco. Ma si tratta di una falsità: i club consentono agli associati formule convenienti, la tariffa oraria si divide sempre almeno in due (in quattro, se si gioca in doppio) e spesso i parchi pubblici offrono campi liberi dove, se non si è troppo pretenziosi sulla pavimentazione, ci si può sfidare senza pagare nulla o a prezzo modico (un esempio è villa Mylius a Varese). «Si tratta di uno sport dal costo medio, simile a molti altri» commenta Bossi.

Un altro falso mito è che il tennis è uno sport asimmetrico, da non praticare durante l’età dello sviluppo perché rinforza solo un arto. «In realtà qualsiasi insegnante professionalmente preparato propone esercizi di compensazione» spiega l’istruttore, che vanta un passato agonistico e che poi è diventato maestro federale «quasi per scherzo, spinto dalla passione».

Una verità relativa al tennis è che si tratta di uno sport che porta ciascuno di misurarsi con le proprie potenzialità. Giocato a livello individuale rinforza la fiducia in se stessi, sviluppa il carattere, abitua a non trovare scuse: quando si è sul campo bisogna fare conto solo sulle proprie forze perché si è soli contro l’avversario. «Cominciare da bambini consente di avere un approccio ludico – dice Bossi – Io per esempio organizzo dei giochi a punti, con bollini premio e soldi finti».

Per chi fosse ancora indeciso se iniziare o meno, ecco un’altra motivazione: la primavera è una delle stagioni più propizie per provare a fare due palleggi con la racchetta. Il tennis consente di giocare all’aria aperta, godendo delle temperature gradevoli di questi mesi.

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Pubblicato il 27 Aprile 2022
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