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Tra Gallarate e Malpensa i Comuni più esposti al consumo di suolo sono quelli meno “consumati”

Sembra un paradosso, ma in realtà è un dato logico: dove si è già costruito molto non ci sono più spazi di espansione. E allora i comuni più a rischio di erodere il territorio diventano quelli oggi più verdi

Le aree di cantiere della ferrovia di Malpensa

Tra il 2006 e il 2024 gli otto comuni dell’area di Malpensa – Gallarate, Samarate, Somma Lombardo, Cassano Magnago, Casorate Sempione, Ferno, Lonate Pozzolo e Vizzola Ticino – hanno consumato complessivamente quasi 196 ettari di nuovo suolo. Una superficie equivalente a circa 275 campi da calcio regolamentari, trasformata in edifici, strade, parcheggi, aree produttive e altre superfici artificiali.
È quanto emerge dai dati dell’Ispra – l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – che fotografano un territorio da tempo sottoposto a una forte pressione urbanistica e infrastrutturale, in particolare lungo il corridoio che gravita attorno all’aeroporto di Malpensa (Foto di apertura: area di cantiere della ferrovia Gallarate-Malpensa, boschi tra i territori di Gallarate, Cardano al Campo e Casorate Sempione).

Un tema che sarà al centro di un convegno organizzato a Gallarate da realtà ambientaliste, sabato 6 giugno.
Ma attenzione: non è solo un tema “da ambientalisti”, come vedremo.

Osservando l’intero periodo compreso tra il 2006 e il 2024 emerge come il consumo di suolo abbia continuato a crescere in tutti i comuni analizzati.
E questo – se si escludono le aree più remote e montane – è abbastanza comune: in Italia non esiste nessuna strategia unitaria di contenimento né di vera “rinaturalizzazione” in aree ad alta pressione.

In termini assoluti l’incremento maggiore si registra a Lonate Pozzolo, dove il territorio urbanizzato è aumentato di quasi 50 ettari, seguita da Somma Lombardo, con oltre 41 ettari.
Crescite significative si osservano anche a Cassano Magnago e Casorate Sempione, entrambe attorno ai 28 ettari, mentre Gallarate ha aggiunto circa 25 ettari di nuove superfici artificiali.
Più contenuti gli incrementi registrati a Samarate e Ferno, che si attestano rispettivamente a 11 e 10 ettari, mentre Vizzola Ticino registra una crescita limitata, nell’ordine di pochi ettari, coerente con le ridotte dimensioni del territorio comunale.

cantiere palestra samarate - novembre 2022
Palestra in costruzione su terreno vergine tra Samarate e la frazione Verghera

“Consumato” anche il 50% dell’intero territorio

Se gli incrementi raccontano la velocità della trasformazione, la percentuale di territorio già consumato restituisce invece il livello di pressione urbanistica raggiunto da ciascun comune.

In questa classifica Gallarate si colloca nettamente al primo posto: nel 2024 il 54,5% della superficie comunale risulta consumato, occupato da edifici, infrastrutture e altre superfici artificiali. Seguono Ferno con il 49,3% e Cassano Magnago con il 45,3%, valori che significano che quasi metà del territorio comunale è ormai sottratta a usi agricoli o naturali. Più distanti Samarate (29,9%), Casorate Sempione (27,6%), Lonate Pozzolo (25,7%) e Somma Lombardo (24,5%), che mantengono ancora quote significative di territorio libero.
Vizzola Ticino presenta una percentuale inferiore rispetto ai centri maggiormente urbanizzati, anche grazie alla presenza di ampie aree naturali e boschive lungo la valle del Ticino (l’erosione però è stata più rapida nelle aree agricole, a ridosso dell’aeroporto).

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I Comuni “esauriti” e quelli più esposti al nuovo consumo di suolo

L’analisi diventa ancora più interessante se si distingue il periodo 2006-2015 da quello successivo, dal 2015 al 2024.
Nel primo intervallo temporale la crescita del consumo di suolo appare maggiormente concentrata nei comuni direttamente interessati dallo sviluppo delle infrastrutture legate al sistema aeroportuale e alle attività produttive.
Lonate Pozzolo e Somma Lombardo mostrano infatti una progressione significativa già prima del 2015, consolidando il ruolo di poli strategici dell’area di Malpensa. Anche Gallarate e Cassano Magnago proseguono il processo di densificazione urbana iniziato nei decenni precedenti, mentre Ferno presenta livelli di urbanizzazione già molto elevati. In questa fase il fenomeno interessa soprattutto i comuni che ospitano infrastrutture, insediamenti industriali e aree logistiche o che si trovano lungo i principali assi di collegamento.  

via curtatone
Boschetto nel quartiere Cascinetta a Gallarate, rimosso per far posto a una scuola

Nel periodo successivo, dal 2015 al 2024, le dinamiche mostrano alcune differenze.
Pur continuando a crescere, Gallarate, Cassano Magnago e Ferno registrano incrementi relativamente più contenuti, segno di territori che hanno ormai raggiunto un elevato grado di saturazione urbanistica (nel caso di Ferno va considerato che buona parte del territorio è occupato da Malpensa). Sono Comuni “esauriti”, non più in grado di trovare aree di espansione: il rallentamento del consumo di suolo negli ultimi anni è frutto di scelte del mercato, di difficoltà a inserire nuove infrastrutture, in parte anche di scelta politica (nel 2015 il nuovo Pgt gallaratese stralciò ampia area di espansione prevista a Sud).

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Al contrario, Comuni che disponevano ancora di maggiori spazi liberi, come Casorate Sempione e Lonate Pozzolo, mantengono una dinamica più vivace. Casorate emerge in particolare come uno dei territori che ha visto una delle accelerazioni più evidenti nell’ultimo decennio, mentre Lonate continua a guidare la classifica degli incrementi assoluti complessivi. Anche qui però ci sono differenze: Lonate ha visto varie iniziative private (e altre si affacciano), mentre Casorate sconta in anni recenti soprattutto il forte peso di una infrastruttura pubblica, la nuova ferrovia Gallarate-Malpensa.

Samarate mantiene invece una crescita costante ma senza particolari impennate, mentre Vizzola Ticino continua a registrare trasformazioni molto limitate rispetto agli altri comuni dell’area.

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Il confronto tra i due periodi mette quindi in evidenza due fenomeni distinti.
Nei Comuni storicamente più urbanizzati, il consumo di suolo continua ma tende progressivamente a rallentare per effetto della saturazione del territorio. È anche un tema economico: ci si è giocati prima la possibilità di nuovi inserimenti, mentre anche l’inserimento di infrastrutture diventa come si diceva più difficile e oneroso.
Parallelamente ci sono poi i Comuni che dispongono ancora di maggiori superfici libere e che “rischiano” di più: non a caso proprio nell’ultimo decennio hanno conosciuto le trasformazioni più consistenti.

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È una dinamica che suggerisce come il fenomeno non si sia arrestato, ma si sia progressivamente spostato verso le aree che conservavano ancora margini di espansione e che oggi sono più esposti a nuovi progetti, con il rischio che anche qui si arrivi a situazioni problematiche e di squilibrio.
Una tendenza che emerge con particolare evidenza nell’area di Malpensa, dove la presenza di infrastrutture strategiche continua a influenzare profondamente l’evoluzione del territorio.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 05 Giugno 2026
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