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Viaggio nel quartiere Santi Apostoli di Busto Arsizio tra fame di verde e un’identità da difendere

Sesta tappa del tour dei quartieri di periferia di Busto. Nato come quartiere operaio ha costruito la propria identità ma ora rischia di perderla. Chiuse le fabbriche, la gente va a lavorare altrove e i servizi spariscono

santi apostoli busto arsizio

La sesta tappa del tour dei quartieri periferici di Busto Arsizio ha toccato il quartiere Santi Apostoli, un triangolo di città che ha come vertice alto la complessa struttura viabilistica dei 5 Ponti e come lati il Sempione da una parte e la ferrovia dall’altra, la base è la via XX Settembre che collega Busto a Olgiate Olona e Castellanza. (qui tutte le tappe)

Un quartiere con poco verde

Se lo guardi dall’alto, Santi Apostoli non ha più spazi verdi, se si fa eccezione per i due piccoli parchetti in via Genova e in via Gorizia, per il campo da calcio dell’oratorio e per il parco Brazzelli Lualdi (che ha bisogno di cure, ndr) a lato dell’Istituto Verri: «L’hanno inaugurato una quindicina di anni fa. C’era la fontana, oggi semi-distrutta, c’era il chiosco, i bagni pubblici oggi inutilizzabili. Servirebbe un intervento dell’amministrazione o della Provincia» – ci racontano Stefania e Marco, mentre fanno passeggiare i loro cani nell’area riservata: «Questo spazio l’abbiamo avuto grazie all’interesse del consigliere Albani. Per il resto è un luogo abbandonato». Quando ci sei dentro non puoi non notare il reticolo di vie private (spesso non asfaltate) che sezionano il quartiere in tanti quadratini dove si alternano case basse con giardino, palazzi di epoca recente e poche case novecentesche che raccontano di un passato operaio. A nord, infatti, spicca la grande area industriale completamente liberata dai capannoni che costeggia via Scisciana (da tempo in cerca di compratori) mentre dall’altra parte del Sempione (dove il confine con Olgiate Olona è spezzettato) svettano severi i capannoni ormai in parte vuoti delle grande aziende del passato.

C’è un cuore che batte in via Genova

La via Genova è il centro del quartiere. Qui si trovano le principali attività a partire dalla chiesa e dall’oratorio dei Santi Apostoli, dall’edicola di Nic e Giò, la gastronomia di Bruno e Franca (con i loro 38 anni di attività), il barbiere, il bar, la pasticceria, la lavanderia, l’ottico e anche un’osteria. È proprio Franca a raccontarci il senso forte di comunità di questo quartiere: «Questo è un quartiere operaio che viveva delle aziende come la Tovaglieri (che oggi è un complesso di palazzi eleganti con parco comunale al centro, ndr) e molte altre. Qui si lavorava e qui si viveva, con un forte senso di comunità. Oggi abitano qui persone che vanno a lavorare fuori e poi tornano qui a dormire ma si sta comunque bene». Giordano, della cartoleria all’angolo con via Rovereto, è un ragazzo di 24 anni che conosce bene il quartiere, essendo cresciuto nel negozio del padre: «Abito a Olgiate Olona perchè c’è più verde. Molti hanno fatto questa scelta anche perchè qui sono spariti alcuni servizi essenziali come la banca, non c’è un mini-market, non c’è la Posta. Per ogni cosa bisogna andare in centro e questo è un grosso limite, soprattutto se si pensa che l’età media del quartiere si è alzata molto».

Non solo chiusure, c’è chi investe nel quartiere

Daniele Gallo, 27 anni e un negozio di barbiere moderno e ben avviato (ci lavora una squadra di 6 persone), ci racconta che qui si trova bene: «Sto cercando un posto qui nel rione per allargare la mia attività. Non voglio andarmene da qui perchè è un posto strategico, essendo vicino al Sempione e all’autostrada. I miei clienti vengono da Gallarate, da Busto, dalla base Nato di Solbiate Olona, e dalla valle. Piano piano anche qualche residente è diventato cliente di fiducia». Anche lui, però, ha deciso di vivere ad Olgiate perchè qui c’è poco verde e le strade non sono molto sicure per chi ha un figlio piccolo: «Basta guardare l’incrocio davanti al mio negozio (via Genova, angolo via Rovereto). Vivo con la preoccupazione che qualche auto mi entri nel negozio». Simone Iaccarino, invece, gestisce insieme al papà la pizzeria “La sfiziosa” tra via Gorizia e via Torino: «Gli affari vanno abbastanza bene e siamo contenti della tranquillità del quartiere, a parte qualche vandalismo nel parcheggio di via Rovereto non ci sono grossi problemi». Abbiamo parlato anche con una famiglia giovane, papà Alessandro e mamma Regina, due figli: «Qui stiamo bene. Il quartiere è tranquillo, a tratti silenzioso. Io lavoro a Milano e vengo da una realtà molto più urbanizzata come quella di Sesto San Giovanni, ormai un luogo senza identità. Qui, invece, vedo che ci sono ancora radici vive e lo apprezziamo molto».

L’identità è ancora forte ai Santi Apostoli

Parlando con diverse persone emerge la forte appartenenza a questa zona. Come raccontato da Franca della gastronomia «prima le persone vivevano e lavoravano qui e questo ha contribuito a formare un’identità». I problemi sono iniziati quando le aziende hanno chiuso alla fine del secolo scorso e la droga ha iniziato a circolare. Stefania ha l’età giusta per ricordare «quando la piazzetta davanti alla chiesa era frequentata da tossicodipendenti e spacciatori. Ma non c’erano solo loro, la piazza era frequentata da tanti ragazzi e per tanto tempo quel luogo è stato ritrovo di compagnie di ragazzi». L’identità, però, a volte non basta. In molti sottolineano la mancanza di attenzione da parte dell’amministrazione comunale: «I lavori per la nuova illuminazione vanno a rilento e i solchi fatti sulle strade sono trappole per ciclisti. Mancano percorsi ciclabili e iniziative culturali. L’unico luogo che fa aggregazione è l’oratorio grazie ad una serie di parroci illuminati come quello che c’è adesso, don Maurizio» – raccontano ancora Stefania e Marco.

 

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 06 Aprile 2022
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