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Cosa scegliere per il futuro: TFR o fondo pensione?

I lavoratori oggi stanno attraversando tempi incerti; le generazioni del passato potevano contare su un sistema pensionistico che prevedeva importi mensili importanti

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I lavoratori oggi stanno attraversando tempi incerti; le generazioni del passato potevano contare su un sistema pensionistico che prevedeva importi mensili importanti, non troppo diversi dallo stipendio che si percepiva in azienda, o dalle entrate correlate al proprio lavoro autonomo. Oggi le cose non stanno propriamente così, ma sono però disponibili alcune particolari opzioni. A partire dalla possibilità di utilizzare il TFR per avviare un sistema pensionistico integrativo. Cerchiamo di capire di cosa si tratta.

La previdenza integrativa
Si tratta sostanzialmente di avviare un piano di risparmio che consenta, una volta raggiunta l’età pensionabile, di ottenere un trattamento pensionistico complementare. In sostanza un’entrata aggiuntiva rispetto alla pensione che si ottiene con il sistema pensionistico obbligatorio. Come è possibile leggere a questa pagina https://www.onlinesim.it/Previdenza-Integrativa la previdenza integrativa propone una serie di vantaggi. Il primo consiste in ciò che abbiamo già dichiarato: ottenere un ulteriore assegno pensionistico mensile, che va ad integrare quello offerto dall’INPS o da altro ente statale. Chi possiede una pensione integrativa può decidere, al momento del pensionamento, di ottenere il 50% di quanto versato subito lasciando il resto del capitale per la rendita periodica. Il capitale versato, in un’unica soluzione o mensilmente, viene utilizzato per effettuare degli investimenti. Questo permette non solo di accantonare il capitale per il futuro ma anche di vederlo crescere nel tempo, accumulando il valore ottenuto con investimenti oculati, effettuati da società di gestione del credito. I lavoratori dipendenti hanno anche la possibilità di aggiungere al capitale versato il TFR maturato annualmente.

Il TFR e la pensione integrativa
Il TFR, o trattamento di fine rapporto, è una somma che il datore di lavoro ha l’obbligo di accantonare ogni anno per ogni suo dipendente. Tale somma viene riconosciuta al dipendente al momento della cessazione del rapporto di lavoro, sia esso per pensionamento, licenziamento, o motivazioni di altro genere. I lavoratori italiani hanno la possibilità di richiedere che tale somma non sia semplicemente accantonata, ma sia versata sul fondo per la pensione integrativa. In questo modo si ha già una base di versamenti periodici per la pensione integrativa, che possono poi essere aumentati periodicamente dal singolo soggetto, nelle modalità previste dal singolo fondo pensione. Ricordiamo che dal 2007 il lavoratore ha l’obbligo di decidere come utilizzare il TFR che si matura periodicamente.

Come è regolamentata la previdenza complementare
Tutti i lavoratori possono in Italia decidere di attivare un fondo per la previdenza complementare. Sono disponibili diverse tipologie di fondi, così come piani pensionistici personali. Sono disponibili anche forme pensionistiche collettive, sostanzialmente fondi in cui confluiscono i TFR di tutti i lavoratori che non scelgono una specifica pensione integrativa personale e che non decidono di lasciare il TFR presso l’azienda in cui lavorano. Per ogni categoria professionale è stato infatti attivato un particolare fondo collettivo, con specifiche caratteristiche che si possono verificare caso per caso. Il capitale versato su qualsiasi tipologie di fondo previdenziale integrativo gode di particolari vantaggi dal punto di vista fiscale.

Le agevolazioni fiscali
Le somme che il lavoratore versa su un qualsiasi fondo pensione godono dell’esenzione contributiva, le somme fino a un massimo di 5.164,57 euro versate in un singolo anno sono dedotte dalle entrate annuali, quindi non sottoposte all’IRPEF. Non solo, l’imposta sostitutiva sui redditi da saldare sulla pensione integrativa è pari al 20%, si tratta quindi di un’aliquota agevolata. L’assegno pensionistico ricevuto mensilmente è gravato da una tassazione al 15%, quindi anche qui si tratta di un’aliquota agevolata, visto che le aliquote sulle pensioni sono solitamente più elevate. L’eventuale riscatto delle somme versate sul fondo pensione è anch’esso gravato da una tassazione agevolata.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 Maggio 2022
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