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“Scrivere di viaggi”: il primo libro dei Viaggiascrittori, che da Busto Arsizio girano il mondo insieme

Abbiamo intervistato Chiara Pagliochini e Marco Tamborrino, due travel blogger che da Busto Arsizio raccontano le loro avventure nel loro blog "Viaggiascrittori"

marco tamborrino e chiara pagliochini viaggiascrittori - Busto Arsizio

Da Marco Polo ai blog, passando attraverso la letteratura di viaggio, le guide di Lonely Planet e il mondo dei travel influencer: Scrivere di viaggi è un’immersione a tutto tondo nella scrittura di viaggio ed è il primo libro scritto da Marco Tamborrino e Chiara Pagliochini, in arte i Viaggiascrittori.

Marco e Chiara (rispettivamente 28 e 30 anni) vivono a Busto Arsizio e hanno aperto il loro blog di viaggi nel 2015 e da allora fotografano, scrivono e raccontano le loro avventure di coppia (vi abbiamo raccontato la loro storia qui). Chiara lavora come content writer e social media manager per Mazzmedia, Marco nell’azienda milanese Nielsen; nel 2018 sono stati nominati tra i principali influencer di viaggio italiani.

Scrivere di viaggi (Editrice bibliografica) è un compendio ibrido tra interviste, racconti e consigli per chi vuole entrare nell’affascinante mondo della scrittura di viaggio e deve fare i conti con una concorrenza spietata, l’imprescindibilità dei social come Instagram e Tik tok e l’estetica della fotografia, che hanno reso il mondo del travel blogging molto competitivo e per entrarvi bisogna destreggiarsi tra editing di video e fotografia oltre alla creazione di contenuti interessanti.

“Un sogno che si avvera”

Come è nato questo libro? «Editrice Bibliografica ha pubblicato dei manuali nella collana “Scrivere”, dedicata ai diversi ambiti della scrittura creativa e cercava qualcuno che lavorasse su quella di viaggio: dopo la proposta abbiamo impostato il lavoro e concordato il tutto con loro». Era la primavera dell’anno scorso quando si sono accordati e sono seguiti 8-10 mesi di scrittura, fino alla pubblicazione a fine aprile.

Per i due ragazzi è come un sogno che si avvera: «Abbiamo sempre sognato di scrivere – raccontano – e, seppur consapevoli delle difficoltà, ci abbiamo subito provato: è stato un progetto stimolante che ci ha permesso di conoscere il mondo della scrittura, come le guida di viaggio. Abbiamo scritto insieme un libro ed è una cosa che volevamo fare da quando ci siamo conosciuti». Hanno necessitato di tanto studio e preparazione «Abbiamo colmato delle lacune che avevamo nella letteratura di viaggio: ci siamo documentati a lungo, sono stati i capitoli più difficili da scrivere, perché volevamo essere sicura di non dare consigli superficiali. Prenotavamo circa dieci libri in biblioteca per volta».

marco tamborrino e chiara pagliochini viaggiascrittori - Busto Arsizio
Il libro “Scrivere di viaggi”

Tra i numerosi volumi consultati ci sono Nomadland. Un racconto d’inchiesta di Jessica Bruder, Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya di Paolo Cognetti, L’infinito viaggiare di Claudio Magris, Autoritratto di un reporter e Ebano di Ryszard Kapuscinski, Trans Europe Express di Paolo Rumitz, Un indovino mi disse e La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani e molti altri autori e autrici.

Cosa vi è piaciuto di più scrivere? «Ho adorato fare le interviste alle persone che hanno portato la loro esperienza: il reperter di viaggi Claudio Agostoni e l’autore di guide Lonely Planet, Luigi Farrauto, sono state delle voci autorevoli», ha risposto Marco. Della stessa linea di pensiero anche Chiara: «Li abbiamo intervistati mentre ci stavamo documentando: è stato utilissimo per vedere qual è il retro di un reporter o di un autore di guide, abbiamo potuto vedere la loro professionalità calata nel quotidiano». L’obiettivo delle loro interviste è far comprendere che «tutte le forme di scrittura sono dei lavori e richiedono tempo, fatica e passione», hanno rimarcato.

I social e la scrittura di viaggi

Qual è la carta vincente del vostro blog? «Per molte persone il blog nasce come hobby e diventa qualcosa di più: così per il tempo, la gioia e la condivisione profuse e dedicateci si vorrebbe che diventasse la propria attività full-time, ma non succede sempre». Il blog è un hobby cui dedicano energie e passione, ma sia Chiara sia Marco hanno un lavoro che li impegna otto ore al giorno e «conciliare il lavoro con il blog e la scrittura è difficile, bisogna fare dei compromessi». Certo, alcuni riescono a farlo diventare il proprio lavoro ma non bisogna dimenticare che «senza i social non si va da nessuna parte».

Inoltre, l’asso della manica per loro consiste nella qualità dei contenuti, le foto e la scrittura: «Io scrivo l’articolo – ha spiegato Marco – mentre Chiara, da buona copy writer, lo corregge. Io tengo molto alla qualità e al numero di foto: scatto con una mirror less e poi edito con Lightroom». Una passione, quella della fotografia, che ha sempre affascinato Marco spingendolo a studiare e ad approfondire la tecnica da autodidatta. Ma la cosa più importante rimane «scrivere un contenuto completo, che i lettori possano prendere come base per organizzare un viaggio. Noi cerchiamo di dare delle informazioni attraverso la nostra esperienza».

Voi usate molto Instagram oltre al blog, com’è cambiata la vostra produzione negli ultimi anni?  «Un tempo il blog era live, mentre ora si racconta prima il viaggio sui social e poi si scrive un articolo più approfondito e curato sul blog: la qualità di un lavoro più lungo e meditato è superiore, mentre magari anni fa gli articoli sul blog venivano scritti più velocemente». Adesso la frenesia del postare non riguarda più il blog, dunque, che diventa un lavoro di precisione certosina anticipata dalle storie e dalle foto sui social, con qualche pillola del viaggio.

Quali canali social prediligete? «Usiamo molto Instagram e ci piacerebbe approfondire Tik-tok per il potenziale dei video, ma il tempo da dedicargli è il doppio. Mentre Facebook è meglio per i post semplici», hanno commentato.

Avete una strategia per ognuno di loro? «Su Instagram il tempo dell’attenzione è limitato: si cattura la curiosità con una foto e il testo. Di solito scattiamo foto mentre siamo in giro, poi le editiamo la sera mentre siamo in hotel, creando un contenuto curato». In questo modo si godono anche il viaggio senza la “pressione social” di postare continui aggiornamenti riguardo il viaggio: «Le storie Instagram richiedono tempo, anche per la concorrenza che c’è», hanno motivato, «perché se prima Instagram era più incentrato sul feed e i post, ora si interagisce maggiormente con le storie». Che rimangono in evidenza e possono rimandare i follower alle informazioni più dettagliate all’interno del blog.

«Questa è una delle motivazioni per non essere dei travel blogger a tempo pieno», ha precisato Chiara, «ci chiediamo se, viaggiando in continuazione, ci piacerebbe farlo diventare un lavoro e se lo faremmo con lo stesso spirito che ci muove ora». Inoltre, bisogna tener conto che diventando travel influencer a tempo pieno si deve fare i conti con il mondo delle sponsorizzazioni e verrebbe meno l’autonomia nell’organizzazione dei viaggi: «Noi vogliamo crearci il viaggio e non vogliamo essere influenzati nella scrittura. Vogliamo essere liberi e scegliere tutto noi, come fanno quelli che si occupano delle guide Lonely Planet».

Come scegliete le vostre mete e cosa non deve mai mancare in un vostro viaggio? Marco ammette di avere periodicamente delle fisse e di convincere Chiara ad assecondarlo: «Non deve mai mancare l’esperienza enologica», che è una sua passione recente. Per Chiara il viaggio deve avere sempre una parte culturale (come una visita a una villa o a un castello): «Mi piacciono i luoghi intrisi di storia, così come conoscere la vita delle persone che hanno reso celebre un luogo»; la passione è nata quando hanno iniziato con il blog, visitando molte ville lombarde. Il cibo, il vino e la cultura sono le parole chiave per raccontare un territorio «e lo fanno in maniera autentica».

Cosa, invece, non cercate in un viaggio? «Non siamo interessati agli sport estremi e alla vita notturna; così come non siamo mai andati in ostelli, magari capiterà in futuro. Ci piacciono le strutture che hanno una storia e che siano a conduzione famigliare, si instaura sempre un buon rapporto con i proprietari».

Quali sono le prossime mete? «Quest’anno abbiamo deciso, per scaramanzia, di non prenotare il viaggio per il Regno Unito dopo che abbiamo dovuto cancellarlo due volte consecutive. A giugno saremo a Madeira, in Portogallo, un’isola nell’oceano dove la vegetazione è rigogliosa e somiglia alle foreste tropicali; ad agosto invece andremo a Stoccolma per una settimana».

Avete qualche consiglio per chi vorrebbe aprire un blog? «Prima di tutto bisogna capire di cosa parlare e a chi parlare, inquadrare la propria nicchia di riferimento», sottolineando quanto sia importante fare prima un «lavoro su sé stessi» per poi iniziare a scrivere per gli altri. Da evitare l’approccio generalista: «Bisogna costruire degli itinerari di viaggio e impostarli su di sé», hanno avvisato.  Chiara ha aggiunto l’importanza di mantenere un approccio leggero: «La concorrenza è fortissima, il lavoro è lungo e bisogna coltivarlo nel tempo. Il blog deve nascere da una passione autentica, senza aspettarsi che si trasformi in qualcos’altro e ci faccia diventare il tic-toker famoso. Le energie e la passione devono guidare il lavoro, mentre le competenze si possono acquisire».

Le foto sono state scattate da Marco Tamborrino e Chiara Pagliochini

di nicole.erbetti@gmail.com
Pubblicato il 13 Maggio 2022
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