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“Fare il male in tutti i modi possibili”. Un podcast racconta le Bestie di Satana, che fecero quattro vittime nel Varesotto

Il podcast "Indagini" racconta in due puntate il gruppo di giovanissimi del Varesotto e del Milanese, i cui membri furono protagonisti (e alcuni vittime) di quattro omicidi

Generico 01 Aug 2022

«Fare del male in tutti i modi possibili». Era l’ordine che regnava dentro al gruppo delle Bestie di Satana. Lo racconta Andrea Volpe, uno dei capi, nella nuova puntata di “Indagini”, il podcast mensile del Post dedicato a celebri casi di cronaca,che ricostruisce in un’ora e mezza mese la vicenda delle Bestie di Satana, il gruppo di giovani e giovanissimi di Somma Lombardo che è stato riconosciuto responsabile di quattro vittime, tre dirette e una indiretta.

Ancora oggi molto nota non solo in zona, a distanza di 18 anni dai fatti viene definita dal Post “una vicenda che oscilla tra l’inquietante e il grottesco, prima di diventare tragica”. Un gruppo che secondo alcuni – tra cui il Pm del primo processo – era una setta e che secondo altri invece era più una banda di strada, protagonista di feroci prove d’iniziazione e di fedeltà.

Il gruppo infatti era composto da ragazzi di provincia e inizialmente viveva di fascinazioni e simboli truci, di quelli che si sfoggiano a vent’anni per spirito di ribellione. A tenerlo unito era la musica metal, da cui passava un certo immaginario satanico, che alcuni interpretavano persino quasi in modo giocoso e loro invece presero come spunto.

Dalle provocazioni infatti – anche per il consumo di droghe pesanti – il gruppo scivolò progressivamente in prove violente e poi in un’inquietante forma di fascinazione e costrizione interna, in realtà condivisa a fondo solo da alcuni. Il 17 gennaio 1998 nei boschi di Somma furono uccisi due membri del gruppo, Chiara Marino e Fabio Tollis, dopo che quest’ultimo aveva manifestato l’intenzione di allontanarsi da quell’ambiente.

La sera dell’omicidio di Tollis e Marino, accuratamente preparato (e non scoperto fino al 2004) non si presentò all’appuntamento anche un altro membro del gruppo, Andrea Bontade, che in seguito fu perseguitato dagli altri e indotto al suicidio.

L’omicidio di Mariangela Pezzotta a Golasecca, nel 2004

La quarta vittima ascritta al gruppo era completamente estranea alle dinamiche: era Mariangela Pezzotta, ex fidanzata di Andrea Volpe, uccisa il 24 gennaio 2004 nello chalet della famiglia Ballarin a Golasecca. Al momento dell’omicidio era presente anche la diciottenne Elisabetta Ballarin, che assistette alla morte di Mariangela Pezzotta senza reagire e che per questo fu condannata insieme a Volpe per omicidio volontario.

Fu proprio l’omicidio di Pezzotta a consentire di rimettere insieme gli elementi per ricostruire quanto avvenuto sei anni prima. Per anni il padre di Fabio Tollis aveva cercato tracce del figlio e aveva sostenuto che fosse stato vittima – con Chiara Marino – di un omicidio: la storia di questo instancabile operaio gruista, genitore generoso, padre fino all’ultimo giorno, è una delle due storie di grande amore, di bene, che si contrappone al male, dentro alla storia delle Bestie di Satana.

Chi erano le bestie di Satana

I “capi” del gruppo erano Paolo Leoni (indicato dai giudici come vero leader) e Nicola Sapone, ma un ruolo forte aveva anche Andrea Volpe (che ebbe poi una condanna a vent’anni, con il riconoscimento di aver collaborato). Furono condannati – nel processo partito a Busto Arsizio – anche Mario Maccione, Pietro Guerrieri, Eros Monterosso  e Marco Zampollo. Molti hanno già scontato la pena interamente, Leoni e Sapone stanno scontando invece l’ergastolo.

La storia delle Bestie di Satana ha ispirato in modo vago vari film, serie tv e libri, è stata raccontata anche in documentari, libri e podcast (come appunto quello del Post uscito oggi). Tra le opere più recenti “Poco più di un fatto personale”, con Chiara Boscaro e Marco Di Stefano, per la regia di Stefano Beghi, presentato quest’anno a Varese.

La storia di Elisabetta Ballarin

Ha avuto molta eco, anche a livello nazionale, la vicenda di Elisabetta Ballarin, la diciottenne condannata per l’omicidio di Mariangela Pezzotta: detenuta a Brescia, ha iniziato un percorso insieme al padre di Mariangela, Silvio Pezzotta, che l’ha aiutata negli studi e ha condiviso un percorso di riparazione. Degli altri membri del gruppo, in carcere, si è parlato meno. Per una volta il bene ha fatto più rumore del male.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 Agosto 2022
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