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Sinti in via Lazzaretto, “l’ordinanza di sgombero è operativa”

L'assessore all'urbanistica Rech dice che il Comune può procedere, almeno in linea teorica, perché il ricorso sul terreno occupato è stato respinto. Le famiglie sinti possono rivolgersi al giudice civile, "ma intanto l'ordinanza è valida"

Giunta Gallarate

Le famiglie sinti all’area di via Lazzaretto a Cedrate potranno rivolgersi al giudice civile, ma intanto «l’ordinanza di sgombero è operativa». Lo dice l’assessore all’urbanistica di Gallarate Sandro Rech, commentando la sentenza del Tar che si è espresso nel merito sull’ordinanza di sgombero con cui il Comune aveva tentato nell’autunno scorso di liberare l’area.

Il Tar della Lombardia, con la sentenza, ha accolto il ricorso delle famiglie sinti limitatamente a tre mappali (che però di fatto non erano occupati, erano stati indicati inizialmente) ma ha anche dichiarato “inammissibile il ricorso” sul terreno più ampio ed effettivamente usato dalle famiglie sinti, quello al mappale 4816. Perché quel terreno è stato messo in alienazione – vale a dire messo in vendita – e quindi ricade in un’altra giurisdizione, quella del giudice civile.

E quindi?
Quindi se il ricorso contro l’ordinanza di sgombero del mappale su cui sono oggi le famiglie sinti è inammissibile, a questo punto il Comune potrebbe procedere, dice Rech. «In linea teorica, essendo operativa l’ordinanza su quel terreno, è possibile effettuare lo sgombero». Le famiglie sinti potrebbero ancora rivolgersi al Tar, ma nel frattempo Palazzo Borghi potrebbe procedere comunque, visto che l’ordinanza è annullata “in parte” (così dice la sentenza) solo per quanto riguarda gli altri mappali.

E a questo punto dunque si procede con lo sgombero? «Dovremo decidere al rientro del sindaco» si limita a dire oggi Rech, che è facente funzioni in questi giorni d’estate. 

È pur vero che formalmente resta non revocata l’ordinanza del 2007 che definiva l’area attrezzata di via Lazzaretto (e che il Tar ha indicato come appunto in vigore) ma al contempo a Palazzo Borghi ritengono di poter procedere. «I diritti dei sinti equivalgono a quelli di qualunque cittadino: qualsiasi cittadino in quelle condizioni se ne sarebbe già andato sua sponte» ribadisce l’assessore all’urbanistica. «L’amministrazione deve far rispettare la legalità, sono accampati dove non possono stare: stanno vivendo in condizioni non ideali e costringono anche i figli a vivere così. Se sono nomadi facciano i nomadi».

Le famiglie sinti interessate sono due nuclei tornati in via Lazzaretto nel giugno 2021, dopo che erano state sgomberate nel novembre 2018 (insieme ad altre, che hanno cercato altre sistemazioni.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 12 Agosto 2022
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