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Ciclista urbano investito ad una rotonda a Busto Arsizio. Fardelli: «Fino a quando sarà così?»

L'esperto promotore di mobilità ciclistica propone una riflessione sulla scarsa attenzione ai ciclisti e si chiede quale sia il numero ragionevole di vittime da sacrificare prima che qualcosa cambi

biciclettata

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Marco Fardelli, curatore della pagina Facebook CityBustoBike ed esperto promotore di mobilità ciclistica, sul difficile “rapporto” tra auto e biciclette sulle nostre strade, partendo da un banale incidente avvenuto nei giorni scorsi.

Succede alle rotonde… succede di essere investiti.
E’ un titolo forte? Può darsi, eppure anche se non è finito sui giornali, qualche giorno fa, un ciclista urbano, uno di quei ragazzi che vanno a scuola in bicicletta, ha rischiato e mentre percorreva una rotonda è finito investito da un automobilista che stava portando suo figlio a scuola. Entrambi esercitando il loro diritto di muoversi col mezzo che gli sembra più opportuno. Opportuno. Non adatto, perché una ventina di quintali di plastica ferro e vetro non sono il mezzo più adatto a spostare 80 kg di persona. Specie in città.

L’investito per sua fortuna ha riportato pochi danni, per questo la notizia non è finita sui giornali. La domanda purtroppo è sempre la stessa “quousque tandem?” Cioè “fino a quando” (passatemi la semplificazione) dovremo sopportare questa roulette russa che tutti i giorni si svolge sulle nostre strade? Una roulette russa in cui non ci sono vincitori ma solo morti e feriti?

E’ decisamente impossibile pensare di poter andare avanti in una città, dove chiunque si muova su un mezzo diverso dall’automobile debba rischiare quotidianamente la pelle, investito da chi invece sull’automobile ci passa le giornate intere, a volte per necessità, molto più spesso per pigrizia conclamata, soprattutto mentale. Fino a quando dovremmo sopportare che ragazzi di 15-16 anni vengono portati come pacchi davanti alle scuole muovendo inutilmente colossi fatti di lamiera plastica e vetro?

Fino a quando dovremo sopportare che lo spazio davanti alle scuole durante gli orari di ingresso ed uscita sia teatro di episodi di totale inciviltà, palese mancanza di rispetto del Codice della Strada e delle regole della civile convivenza?

Fino a quando dovremo sopportare che questi pachidermi della strada che invadono e condizionano il traffico cittadino in ogni suo aspetto, lasciati parcheggiati in ogni angolo dello spazio pubblico, continuino a muoversi come elefanti in una cristalleria? Pachidermi che arrivano imprudentemente nelle rotonde le cui corsie di accesso ed uscita troppo spesso sono sovradimensionate per le velocità da tenere negli spostamenti cittadini? Fino a quando lasceremo che chi guida una automobile possa entrare in una rotonda senza guardare. Anzi entrare nella rotonda senza “vedere” perché la differenza è fondamentale.

Guardare è facile. Vedere gli ostacoli, coglierne la presenza, valutarne l’ingombro, questo è difficile. Troppa gente quando si muove in automobile entra nelle rotonde (o arriva agli incroci) e istintivamente o forse inconsciamente cerca “la massa grossa” di un oggetto ossia un’altra macchina, un camion un furgone un autobus. Tutto quello che sta al di sotto di una certa dimensione diventa pressoché invisibile, diventa trasparente. E questa “abitudine” di entrare nelle rotonde in maniera piuttosto “brillante” è legato alle dimensioni delle rotonde e delle corsie di accesso e di uscita. Perché se la rotonda e le corsie di accesso sono ampie, per molti “basta una occhiata” attraverso il vetro per supporre di capire se si passa o meno. Ma in troppi non considerano che le auto hanno angoli ciechi molto ampi formati dalle dimensioni dei montanti della vettura.

Le strade in città devono essere strette (nei limiti imposti dal Codice della Strada), gli automobilisti che le percorrono devono essere indotti a procedere in maniera lenta. Quando arrivano gli incroci poiché non c’è la visibilità completa devono essere indotti a rallentare, fermarsi, guardare ed in seguito ripartire. Ma un incrocio ampio, invita a tagliare, oppure a bruciare il semaforo. Questa sulle strade è una roulette russa alla quale dobbiamo sottrarci.

Perchè non è possibile uscire da casa tutte le mattine e sperare che i nostri figli i nostri amici i nostri parenti tornino a casa e non siano vittime di qualcuno incapace di guidare la macchina su cui sta seduto. L’ho già chiesto in altre occasioni quale sia il numero ragionevole di vittime della strada che ogni anno si può pensare di sacrificare sull’asfalto: ciclisti pedoni e automobilisti. Ecco adesso in questo numero che avete ritenuto ragionevole provate a metterci uno dei vostri amici uno dei vostri parenti uno dei vostri figli e poi domandatevi ancora se questo è un numero ragionevole.

Oggi è toccato a lui ma è andata abbastanza bene. Non così si può dire di tutti gli altri che nel corso degli anni hanno lasciato vite giovani e meno giovani sulle strade di Busto Arsizio.
Quousque tandem?

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 Ottobre 2022
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