Mensa dei poveri, il funzionario di Gallarate dalla «schiena dritta» racconta le pressioni sull’urbanistica

Al processo in corso al tribunale di Milano ha parlato Massimo Sandoni, ex-funzionario dell'ufficio urbanistica del Comune di Gallarate, che ha riferito sulle vicende legate all'urbanistica

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«Nell’area di via Cadore a Gallarate non si sarebbe potuto realizzare un supermercato perchè il piano di governo del territorio era scaduto nel 2017 ed era necessario farne uno nuovo per poter ottenere i permessi per costruire. Il documento urbanistico, infatti, ha una durata di 5 anni e andava aggiornato».

Massimo Sandoni, ex-dipendente dell’ufficio tecnico di Gallarate che venne definito «funzionario dalla schiena dritta» a maggio del 2019 quando scattarono gli arresti, lo ha detto chiaramente durante la deposizione nell’aula della sesta sezione penale della Corte d’Appello di Milano per il processo scaturito dall’inchiesta Mensa dei Poveri che scoperchiò definitivamente un’associazione a delinquere capeggiata da Nino Caianiello, al quale arrivavano le famose decime, retrocessioni in danaro dai professionisti e dagli imprenditori che ottenevano incarichi e favori.

Tra questi, secondo l’accusa rappresentata in aula dal pm Silvia Bonardi, c’era anche Paolo Orrigoni, all’epoca amministratore delegato di Tigros, che avrebbe pagato 50 mila euro che, in modi ancora da definire, sarebbero in parte arrivati alla figura apicale di Forza Italia a Gallarate e in tutta la provincia di Varese con  l’obiettivo di poter costruire un supermercato nell’area di proprietà dell’imprenditore gallaratese Piero Tonetti. Spesso i difensori di Orrigoni avevano fatto notare che Orrigoni non aveva interesse a pagare una tangente per poter costruire il supermercato perchè l’area avrebbe avuto già una destinazione commerciale.

Sandoni ha riferito di quanto accaduto nel periodo tra la fine del 2017 e tutto il 2018 e delle riunioni che si tenevano negli uffici comunali sul tema: «Ricordo una riunione con il sindaco Cassani, Piero Tonetti e Paolo Orrigoni in cui si parlava dello spostamento del supermercato che attualmente si trova in via Torino, nell’area di via Cadore». Alle successive riunioni tecniche, poi, «in più occasioni si presentavano i tecnici di Tigros a discutere di qualcosa che atteneva, fino a quel momento, alla società Piroga di Piero Tonetti». Alla domanda della pm Silvia Bonardi che chiedeva «a che titolo i tecnici di Tigros partecipassero a quelle riunioni», Sandoni ha risposto «me lo sono chiesto anche io». E aggiunge: «Ricordo che in una di queste riunioni l’assessore all’Urbanistica Petrone chiese ai tecnici di Tigros se preferissero una variante puntuale (più rapida) ad una generale (adottata poi a febbraio 2019). Loro risposero che preferivano quella puntuale».

La difesa di Orrigoni ha mostrato un documento all’architetto col quale sosteneva che l’area del supermercato era già commerciale ma il tecnico ha ribadito la sua posizione: «Storicamente in quell’area non c’era mai stata un’attività commerciale quindi non la si poteva ritenere tale almeno fino all’adozione della variante». A questo punto dovrà essere lo stesso Paolo Orrigoni a dover convincere i giudici della sua estraneità alla vicenda quando verrà interrogato il prossimo 14 novembre.

Sandoni ha anche riferito delle pressioni subite da Petrone riguardo all’assegnazione dell’incarico per redarre la variante generale al Pgt: «Ricordo che l’allora assessore Petrone era pervasivo in ogni vicenda dell’ufficio urbanistica ma in particolar modo teneva al fatto che l’incarico venisse assegnato al gruppo di professionisti guidati dall’architetto Giuliani. Ricordo anche che in un’occasione mi chiese di sapere in anticipo i nomi dei professionisti che avrebbero presentato la loro candidatura al bando». Petrone avrebbe anche “minacciato” Sandoni dicendo che «se non avesse vinto il gruppo favorito dai suoi referenti avrebbe annullato il bando e lo avrebbe fatto fare a noi dell’ufficio».

Sandoni è malvisto da Caianiello e da Petrone (ne abbiamo parlato qui), di conseguenza, perchè non è allineato alle volontà del gruppo. Non a caso – riferisce in aula – aveva chiesto un incontro con il sostituto procuratore Luigi Furno «col quale avevo già collaborato per vicende riguardanti Lonate Pozzolo (era stato funzionario all’urbanistica dalla fine degli anni ’90 al 2010) e fu proprio a lui che raccontai dei miei dubbi (in quanto responsabile unico del procedimento per il Pgt) sulle pressioni di Petrone ma non feci alcun esposto perchè il magistrato mi disse che c’era un’indagine in corso. Per due anni non parlai di questa cosa nemmeno con mia moglie, fino al momento degli arresti».

 

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 28 Ottobre 2022
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