La festa della liberazione: “Attitudini: nessuna” è il film che racconta la storia di Aldo, Giovanni e Giacomo
Si ride con i vecchi sketch e le scene più celebri. Ma soprattutto c’e la storia di tre uomini che con sfrontata creatività hanno cercato la loro via per stare al mondo
“Attitudini: nessuna” è un film fatto di tanti incontri che hanno segnato la vita di Aldo, Giovanni e Giacomo: i nomi che compaiono in grafica sullo schermo – Kuniaki Ida, Marina Spreafico, Gino e Michele, i tre della Gialappa’s – sono un filo che tiene insieme la storia nei suoi diversi momenti. Il ricordo dei primi incontri strappa risate inedite, che si alternano a quelle che ancora suscitano le scene degli sketch o dei film amati dal pubblico.
Ma il film si apre e si chiude anche con Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti nelle loro dimensioni individuali, dalle foto di bambini a scuola, dallo sguardo furbo o timido che fosse, fini agli uomini che sono oggi, ognuno con i suoi progetti, non più per forza legati al trio.
È una storia che parte – per Aldo e Giovanni – dalla Milano delle officine, delle case di ringhiera, di padri operai (e zii tranvieri) ma anche – per Giacomo – dalla provincia delle fabbrichette con il padrone che era anche vicino di casa. “Il giorno prima eri a scuola e con gli amici, la mattina dopo al freddo nella nebbia, in officina e non si poteva parlare”, racconta Giacomo davanti alla fabbrica meccanica tra i campi e le villette dell’Alto Milanese.
E dalla fabbrica, dalla povertà, da un destino che negli anni Sessanta sarebbe stato segnato, i tre – con percorsi diversi – fuggono in modo rocambolesco: per Aldo e Giovanni l’arte teatrale libera il corpo insieme alla mente, sull’onda di una creatività sfrenata e sfrontata, Giacomo con Marina Massironi battono insieme la via del cabaret, con improbabile palco che passa anche dalle discoteche anni Ottanta. Prima del passaggio allo Zelig, il Caffè Teatro di Verghera (avevamo scritto delle riprese nel 2024), Mai Dire Gol, i film con Massimo Venier.
La storia del trio è una festa della liberazione, un cercarsi la libertà con fatica ma soprattutto divertimento, fino a quando negli anni Novanta il successo televisivo e cinematografico ne farà delle celebrità. A smentire quel “attitudini: nessuna” che la maestra aveva appiccicato addosso ad Aldo e che dà il titolo al film.

Riavvolgendo il nastro si ride ancora a crepapelle di fronte allo struzzo o alla scena della gazzella e del leone, alla gag dei mafiosi e al Garpez. Ma dietro si scoprono man mano anche gli episodi della vita dei tre che li hanno ispirati; a volte al contrario gli sketch illuminano un pezzo della loro storia, come la lima di Mr Flanagan che Giacomo “ritrova” sui banchi della scuola tecnica che ha frequentato come studente serale.
E dentro a questa storia autobiografica, come nelle altre raccontate dal trio, si ride ma spesso si affaccia un misto di malinconia e tenerezza, come quando gli occhi di Giovanni si fanno lucidi mentre canta “Per un basin” di Jannacci e ripensa a “quella Milano lì”, quella modesta da dove sono partiti.
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