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A Malpensa lacrime e abbracci al rientro dei ragazzi bloccati a Dubai

Negli Emirati per un progetto internazionale, hanno vissuto tre notti con la minaccia dei bombardamenti iraniani in risposta all'attacco americano e israeliano. "Sentivamo le esplosioni e vedevamo i missili"

Lacrime e abbracci, al terminal di Malpensa, per le trecento persone rientrate dagli Emirati Arabi Uniti, dopo tre giorni sotto la minaccia dei bombardamenti dei droni iraniani, dopo l’attacco di Usa e Israele contro Teheran.

A bordo anche 190 ragazzi e ragazze, anche minorenni, che partecipavano a un progetto internazionale e dovevano rientrare propri sabato, giorno dell’attacco all’Iran. «Il momento di maggiore paura è stata la prima sera, quando abbiamo sentito l’esplosione e abbiamo visti i missili» ci racconta una ragazza di Roma. Poco prima, nell’attesa del ricongiungimento, la madre aveva raccontato come già dopo domenica sua figlia aveva spiegato le procedure di allarme «quasi come se fossero entrate nella loro quotidianità».

I genitori sono rimasti in contatto esclusivamente attraverso WhatsApp, utilizzato per mandare foto, video e messaggi.
All’arrivo un’atmosfera per certi versi surreale, di pianti lasciati andare (soprattutto da parte degli adulti) ma anche di saluti quasi da fine vacanza, abbracci tra i ragazzi e gli accompagnatori le promesse di vedersi presto per una pizza o un sushi insieme.

A Malpensa il rientro degli studenti da Dubai

«I ragazzi, sono stati di grande aiuto, sono sempre stati tranquilli ci hanno aiutato in tutte le fasi» racconta Simone Topalovic, uno degli accompagnatori, giovanissimi, che affiancavano alcuni insegnanti delle scuole di provenienza di ragazzi e ragazze. Da buon student di relazioni internazionali è un buon diplomatico e ringrazia con precisione tutte le autorità coinvolte, dal Ministero all’ambasciata e il consolato negli Emirati Arabi. Ma è un ringraziamento sincero, lo ripetono tutti i genitori e anche qualche ragazzo o ragazza.

A Malpensa il rientro degli studenti da Dubai

Genitori e studenti raccontano anche di situazioni diverse vissute. «Noi eravamo in una posizione poco interessante, lontani da obbietivi sensibili, l’altro gruppo era in un hotel più vicino all’aeroporto e lì tutte e tre le notti sono state “all’erta”», spiega una insegnante di Riva del Garda.

Secondo la valutazione del Ministero degli Esteri gli italiani nei Paesi del Golfo sono 44mila, di cui 30mila sono residenti stabili iscritti all’Aire – il registro degli italiani all’estero – e gli altri turisti o presenze occasionali.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 03 Marzo 2026
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